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08 gennaio 2019

NBA, Turkoglu attacca, Kanter risponde: "Hedo è il cagnolino di Erdogan"

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Continua lo scontro tra il giocatore dei Knicks e i rappresentati del governo turco: a commentare le sue parole è stato l'ex giocatore NBA che lo ha accusato di manipolare la realtà e di avere soltanto problemi con il visto. Un affondo a cui Kanter ha replicato piccato

KANTER: "NON PARTO PER LONDRA, LE SPIE TURCHE POTREBBERO UCCIDERMI"

I KNICKS CADONO A PORTLAND SOTTO I COLPI DI NURKIC

La saga e lo scontro tra Enes Kanter e la Turchia si arricchisce di un nuovo, ennesimo capitolo. Le dichiarazioni dello scorso 5 gennaio, in cui il giocatore dei Knicks dichiarava di non poter partire per Londra per non rischiare di mettere a repentaglio la propria vita, hanno fatto molto rumore. Soprattutto nel suo Paese natale, tanto da costringere il più importante dirigente della pallacanestro turca a prendere una posizione ufficiale contro di lui. Hedo Turkoglu, fino al 2015 impegnato sui parquet USA e diventato il presidente della federazione cestistica turca – a diretto contatto e parte dell’establishment del presidente Erdogan - non ha apprezzato le allusioni fatte da Kanter, attaccando in maniera diretta via social il suo ex collega. Parole bollate come “campagna politica diffamatoria” da parte del lungo dei Knicks, un modo per attirare su di sé le attenzioni e per costruirsi un personaggio: “Sappiamo bene che Kanter ha avuto un bel po’ di problemi a viaggiare in diverse nazioni in giro per il mondo a causa di alcune irregolarità con il visto che risalgono al 2017 – si legge nel comunicato diffuso dall’ex giocatore dei Magic via Twitter - In altre parole, Kanter non può avere accesso al territorio britannico non perché ha paura per la sua incolumità come ha dichiarato, ma solo perché il suo passaporto non è valido. Lui però sta cercando di catalizzare su di sé le attenzioni, tirando in ballo delle giustificazioni irrazionali e delle osservazioni politiche fuori luogo. Questo episodio è soltanto un ulteriore esempio della campagna di diffamazione che Kanter sta conducendo contro la Turchia. Il suo obiettivo è quello di darsi un tono, nascondendo al tempo stesso le contraddizioni della sua carriera sportiva. È chiaro che le sue parole siano irrazionali e manipolano la realtà dei fatti”.

Un’immagine proposta sul suo profilo ufficiale, sfondo nero con scritta in bianco in diverse lingue per rendere globale il suo messaggio. La risposta da parte di Kanter all'attacco frontale non si è fatta attendere, arrivata a margine della sfida persa dai Knicks a Portland (18 punti e 14 rimbalzi per il turco in uscita dalla panchina): “Non sono parole sue, ma probabilmente dettate dal presidente Erdogan. Guardando il suo profilo Twitter si possono leggere dei messaggi in inglese, in tedesco e in turco. Tre lingue diverse, ma lui non conosce il tedesco. Lo avranno scritto altri. Turkoglu è come un piccolo cucciolo al suo servizio. Un cane da salotto. Gli avranno dato un bel po’ di soldi per dire quelle cose”. Un equivoco quello relativo ai suoi documenti venuto fuori dopo che gli stessi Knicks avevano comunicato l’indisponibilità di Kanter a causa di problemi con il visto: “Non hanno capito bene quello che ci siamo detti – racconta il n°00 dei newyorchesi – questo è il mio documento (sottolinea via Twitter, postando la foto in allegato). Io posso andare a Londra, possono viaggiare. Continua pure a scodinzolare Turkoglu”. Un episodio che dunque si aggiunge alla lunga lista di polemiche (verbali e non) che accompagnano ormai da oltre un anno il giocatore turco, che ribadisce a chi gli chiede se le sue parole non fossero state esagerate: “Certo che rischio di essere colpito a Londra, ci sono un sacco di spie. Quella potrebbe rivelarsi una situazione davvero molto complicata”. Una storia tutt'altro che chiusa insomma, che tornerà sicuramente a far discutere anche in futuro.

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