In Evidenza
Tutte le sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

NBA, Kyle Kuzma: 41 punti in tre quarti per lanciare un messaggio ai Lakers e a LeBron

NBA

Il giovane talento giallo-viola ha ritoccato a rialzo il suo massimo in carriera: 41 punti in soli 29 minuti di gioco. Con James ancora fuori causa infortunio, una prestazione da record per ricordare a tutti che i Lakers possono contare su di lui

NIENTE JAMES, CI PENSA KUZMA: I LAKERS VINCONO ANCORA

LA STRIGLIATA DI WALTON A BRANDON INGRAM E LONZO BALL

Condividi:

Kyle Kuzma non aveva digerito affatto il passaggio a vuoto contro Dallas di due giorni fa, nonostante i Lakers fossero poi tornati lo stesso al successo. Il messaggio lanciato dal resto del roster a LeBron James era: "Possiamo restare a galla anche senza di te", ma lo avevano mandato soprattutto Brandon Ingram e Lonzo Ball. Il n°0 giallo-viola doveva ritrovare la mira e la forma, dopo la settimana passata a combattere contro i dolori alla schiena. E contro Detroit tutto è andato nel verso giusto: nuovo massimo in carriera da 41 punti, raccolti in soli 29 minuti, tirando 16/24 dal campo. L’acuto che aspettava da settimane: “I miei compagni mi hanno permesso di prendere un sacco di tiri, mi hanno cercato di continuo. Per fortuna l’attacco ha mantenuto sempre un ottimo ritmo, questa è stata una fortuna per tutti. Le mie conclusioni non hanno rallentato gli altri”. La squadra infatti ha giocato sì per lui, ma condividendo le responsabilità, come raccontano i 30 assist messi a referto su 46 bersagli. Nessuno porta la firma di Kuzma che, come spesso gli accade, pensa più a finalizzare che a guardarsi attorno: “Era come se il pallone continuasse a circolare tra tutti senza una meta, prima di finire nelle mani di Kuzma. E in quel momento partiva sempre verso il canestro”, risponde sorridente Luke Walton, che gli ha chiesto più volte di condividere le responsabilità (e il pallone) con i suoi compagni. In quanto a sforzo e impegno invece, nulla da eccepire. Soltanto una volta nella sua breve carriera gli era capitato di tirare così tanto (almeno 20 conclusioni), trovando il fondo della retina in meno delle quattro occasioni in cui era riuscito a muoverla contro i Mavericks. Colpa del recupero dall’infortunio, una ragione in più per mettersi sotto in palestra, come raccontato dal suo allenatore: “Quello che molti non sanno è che nonostante ieri fosse un giorno di riposo per la squadra, lui ha deciso di andare in palestra ad allenarsi. La solita routine con 500 tiri. Lavora di continuo sul suo tocco, sulla sua forma fisica. Non è soltanto una questione di avere la mano calda per un sera: è il risultato di un lungo lavoro”.

Le motivazioni contro Detroit e le scarpe di Kobe

Le motivazioni extra poi sono arrivate anche dall’avversario. La partita contro i Pistons infatti non sarà mai come le altre per Kuzma, anche quando si gioca a migliaia di chilometri di distanza dal suo Michigan. “È una sensazione particolare – racconta il nativo di Flint – è la squadra che ho guardato di più durante la mia infanzia. Il mio ricordo più dolce da bambino è stato vederli battere i Lakers [in finale nel 2004]. Una coincidenza paradossale, vista da questa prospettiva. È bello aver marchiato un’impresa del genere e averlo fatto allo Staples Center è ancora più suggestivo”. Durante il riscaldamento, quasi in maniera scaramantica, Kuzma aveva indossato le Nike Zoom Kobe 1s – le scarpe che Bryant ha reso leggendarie con la prestazione da 81 punti contro i Raptors nel gennaio del 2006. Un segno del destino – in molti hanno ironizzato, compiendo la semplice equazione 41 punti + 0 assist = MAMBA MENTALITY – ripreso anche nel post-partita dal giovane talento dei Lakers: “Sono solo a metà strada rispetto agli 81 di Kobe. Va benissimo così, avrò di sicuro un’opportunità per farlo di nuovo”. L’ambizione e la fiducia nei propri mezzi infatti non manca: “So di essere un grande tiratore: le mie percentuali non riflettono questa idea, ma sono sempre convinto dei miei mezzi. Continuerò a tirare e a lavorare in palestra provando a crescere ogni singolo giorno. Questo è il risultato del mio lavoro. Voglio solo proseguire su questa strada”. In stagione Kuzma viaggia con il 29.7% dall’arco e anche contro Detroit aveva sbagliato i primi quattro tentativi dalla lunga distanza. Poi però ne sono andate dentro cinque in fila, e la sua partita è cambiata completamente.

Il record raggiunto, quello sfiorato e il gesto d'affetto nei confronti di Beasley

29 minuti giocati al massimo, prima di evitare di correre ulteriori rischi. Con il vantaggio dei Lakers oltre i 20 punti, coach Walton ha scelto di tenere a riposo Kuzma per tutto il quarto periodo, ben riscaldato e a riposo con una fascia protettiva sulla schiena. Meglio non rischiare dopo l’infortunio, nonostante ci fosse un traguardo storico da raggiungere: se Kuzma fosse arrivato a 50 punti infatti, sarebbe stato il secondo a superare quella quota in stagione dopo James con la maglia giallo-viola. Un traguardo raggiunto soltanto un’altra volta nel passato dai Lakers, quando nel 1961/62 ci riuscirono addirittura in tre: Elgin Baylor, Jerry West e Rudy LoRusso. Kuzma però può consolarsi con un primato ben più prestigioso: nella storia della franchigia di Los Angeles, mai nessuno aveva segnato così tanti punti in meno di 30 minuti giocati. Una gran bella soddisfazione, nonostante l’ultimo quarto passato a osservare i compagni, rinunciando così alla possibilità di rimpinguare il suo bottino: “Sono molto contento di aver lasciato spazio a Beasley, è il suo compleanno e non sempre riesce a trovare spazio e minuti sul parquet. Stavo esultando ed ero molto felice per lui”. Già, perché al suo posto sul parquet ci ha pensato la seconda scelta assoluta del 2008 a tenere banco: 15 dei 19 punti totali – massimo in stagione per B-Easy – sono arrivati nel quarto periodo. Il modo migliore per non pensare alla recente scomparsa della madre lo scorso dicembre e per festeggiare i suoi 30 anni. Un gesto d’amore nei suoi confronti da parte dei compagni: “Devo ringraziarli, sono tra le poche persone che riescono a rendere più semplice la mia vita”. Alle volte meglio puntare a un risultato del genere e non ai 50 punti a referto.