NBA, il ritorno di Tony Parker da avversario a San Antonio contro gli Spurs

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Il video celebrativo, l'ovazione all'ingresso in campo e la fine della partita con la palla in mano tra gli applausi dei suoi tifosi, mai diventati ex: non poteva chiedere di meglio Tony Parker, alla prima da avversario in carriera contro gli Spurs. "Una notte che non dimenticherò mai"

GLI SPURS PERDONO CONTRO GLI HORNETS DELL'EX PARKER

Baci, abbracci, saluti affettuosi. Ci sono davvero tutti ad accoglierlo, come se non se ne fosse mai andato. Anzi, come se nessuno avesse voluto la sua partenza dal Texas. San Antonio dopo 17 anni è ancora casa sua: “Sono svuotato fisicamente ed emotivamente, è stata una serata meravigliosa per me – racconta Tony Parker a fine partita - Devo ringraziare tutti i tifosi per il modo in cui mi hanno accolto, è stato incredibile e lo apprezzo più di ogni altra cosa. Sarà un grande ricordo, qualcosa che mi porterò dietro per sempre”. E non contano certo i 19 minuti e gli otto punti o il 4/12 al tiro. No, le emozioni e la gioia del pubblico non finiscono nel boxscore, come spiega bene James Borrego – anche lui alla prima da ex a San Antonio dopo gli anni trascorsi al fianco di coach Popovich: “Sono molto entusiasta e felice per Tony, vederlo così ricoperto d’affetto mi ha fatto enorme piacere. Ci ha aiutato un sacco stasera, è stato il finale perfetto di una partita andata come speravamo”. Una lunga celebrazione, iniziata prima della palla a due con la proiezione del video-tributo da due minuti, in cui condensare quattro titoli NBA e migliaia di giocate decisive. Complicato, ma gli appassionati presenti all’AT&T Center ricordano tutto a memoria, senza bisogno di rivederlo sugli schermi. Superata la metà del primo quarto arriva il suo momento: i tifosi scalpitano ed esultano con lui, quasi non giocasse con una maglia di colore diverso. Difficile pensare di tifare contro una leggenda della squadra, il secondo giocatore all-time dopo Michael Jordan a sfidare da avversario la franchigia con cui ha vinto almeno quattro titoli. Un evento più unico che raro, accompagnato dai cori dei tifosi che continuano a cantare “Tony, Tony, Tony!” nel finale di gara. La sfida ormai è andata – vinta dagli Hornets, che approfittano sornioni della situazione per prendersi un successo pesante – e Borrego sceglie di rimettere Parker in campo negli ultimi secondi. La sfida a quel punto si spegne con il pallone nelle sue mani, mentre tutti continuano a batterle per salutarlo. Sì, non poteva esserci epilogo migliore.

La famiglia sugli spalti e il lungo abbraccio con Popovich

Buona parte della sua famiglia è arrivata a San Antonio nei giorni precedenti per fargli una sorpresa, per poi spuntare al momento opportuno sugli spalti dell’AT&T Center, cogliendo di sorpresa anche lo stesso Parker. C’è anche Tony Sr., suo padre, contattato poco prima della palla a due che gli aveva detto di essere sveglio per seguire alle tre di mattina in Francia la sua gara: "Quando sono sceso in campo per il riscaldamento e li ho visto, beh: non potevo crederci". Uno dei tanti colpi di scena della serata, seguita in prima fila anche da Boris Diaw – un componente aggiunto della famiglia Parker, che non sarebbe mancato per nulla al mondo alla celebrazione. Coach Borrego aveva ipotizzato prima della palla a due che, a un certo punto e in maniera involontaria, Parker avrebbe guardato verso quella che per 17 anni è stata la sua panchina dicendo: “Cosa vuoi che faccia, Pop?”, chiedendo conto a lui dello schema da eseguire nel possesso successivo. Questo non è successo, ma Parker si è subito diretto verso quell’angolo non appena le ostilità sono terminate, con Popovich che lo ha abbracciato a lungo, prima di lasciarlo a tutti gli altri assistenti, ai preparatori e amici che il franco-belga ha lasciato in Texas. Durante l’allenamento mattutino, Nicolas Batum aveva raccontato che raramente aveva visto un Parker così nervoso prima di una partita, mentre Kemba Walker definiva “leggermente differente” rispetto al solito il suo approccio alla gara. Emozioni più che giustificabili, in una serata conclusa con il pubblico rumoroso a farsi sentire fuori dallo spogliatoio degli Hornets anche quando la porta è ormai chiusa alla loro spalle: "Non so se fosse nervosismo o cosa, è stato un mix unico di emozioni".

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