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17 gennaio 2019

NBA, è guerra aperta tra Erdogan e Kanter: la Turchia vuole il fermo e l’estradizione

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Il governo turco attraverso Interpol vuole emettere un Red Notice nei confronti del giocatore dei Knicks, accusato "di finanziare un'organizzazione terroristica" (così sono considerati da Erdogan i seguaci di Fethullah Gulen, accusato del tentativo di colpo di stato nel 2016). E Kanter risponde a tono via Twitter

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KANTER: "NON GIOCO A LONDRA, LE SPIE TURCHE POTREBBERO UCCIDERMI"

Proprio mentre i suoi compagni sono a Londra per disputare l’edizione 2019 degli NBA London Games che vede di fronte gli Washington Wizards e i New York Knicks (stasera alle 21.00 sui canali di Sky Sport ma anche in streaming eccezionalmente aperto a tutti su questo sito), il caso internazionale che vede protagonista Enes Kanter assume proporzioni sempre più preoccupanti. Il governo turco infatti appare sempre più intenzionato a mettere le mani sul centro dei Knicks, accusato di finanziare un’organizzazione terroristica (quella che fa capo al leader in esilio Fethullah Gulen, responsabile secondo il presidente Erdogan del fallito colpo di stato del 2016). Il governo turco ha scelto così di affondare il colpo su Kanter, utilizzando uno strumento chiamato Red Notice messo a disposizione da Interpol: la scelta di andare verso il fermo e l’eventuale estradizione dagli Stati Uniti alla Turchia è quindi tutta del governo di Erdogan, con Interpol chiamata soltanto a informare tutti i paesi membri (sono 194) della decisione presa dal singolo governo, dando così visibilità internazionale al caso e rendendo più difficile i loro movimenti fuori dai confini del paese in cui soggiornano. Il Red Notice, specifica Interpol, non è un mandato di arresto internazionale, anche perché per arrivare all’estradizione del giocatore gli Stati Uniti dovrebbero prima riconoscere come “criminale” – e quindi perseguibile – il comportamento messo in atto da Kanter. Il che, dal canto suo, continua a professare la sua innocenza via Twitter: “Il governo turco continua a non presentare nessuna evidenza di qualsivoglia mio crimine”, scrive. “Non ho mai neppure preso una multa negli Stati Uniti (davvero!). Sono sempre stato una persona modello, che ha sempre seguito la legge”. Tra un’affermazione e l’altra, l’uso di emoji che raccontano il suo stato d’animo, quasi più divertito e di sfida che intimorito: la risata dopo il riferimento alle multe, la faccia con tanto di aureola alla professione di bontà. Insomma, se Erdogan sta facendo la voce grossa per spaventare il centro blu-arancio, al momento sembra non riuscirci, anche se Kanter ha dovuto rinunciare alla trasferta londinese dei suoi Knicks proprio per il timore di ritorsioni da parte del governo turco: “A Londra è pieno di spie turche – aveva spiegato nei giorni scorsi – avrebbero potuto facilmente arrestarmi o anche uccidermi”.

Kanter: le accuse a Erdogan nel suo editoriale sul Washington Post

Solo due giorni fa – dalle pagine del Washington Post, in un editoriale che ha fatto parecchio discutere – il centro dei Knicks era tornato a spiegare la sua posizione, scegliendo fin dalle prime righe del suo pezzo di non indietreggiare davanti a qualsiasi minaccia: “Mi dicono spesso: ‘Mantieni la calma e limitati a giocare a basket’: io preferisco rispondere citando il messaggio lanciato da Colin Kaepernick in una recente campagna pubblicitaria: ‘Credi in qualcosa, anche se significa dover sacrificare tutto’”. E poi sulle pagine del quotidiano più importante della capitale USA, Kanter rincara la dose contro Erdogan: “I suoi tentacoli sono lunghi, è sempre alla caccia di chi si oppone al suo regime. In Turchia è in corso una purga politica: più di 100.000 dipendenti del settore pubblico – parlo di giudici, professori, giornalisti – sono stati licenziati, 50.000 arrestati. Non sono criminali, ma nella Turchia di Erdogan la libertà di parola è in pericolo, chiunque dica qualcosa contro di lui è in pericolo e diventa automaticamente un bersaglio. Io sono un bersaglio”, aggiunge Kanter: “Erdogan mi vuole in Turchia così mi può mettere a tacere”. Parole di accusa davvero forti, con le quali il centro blu-arancio ricorda anche lo spavento provato il 20 maggio 2017, quando – durante il suo soggiorno in Indonesia, dove aveva presenziato a un camp di beneficenza da lui organizzato – era stato svegliato in piena notte dalla notizia che la polizia locale era sulle sue tracce. Una sorta di fuga improvvisata – dall’Indonesia a Singapore e quindi in Romania – si era conclusa con la famosa detenzione in aeroporto, quando si era scoperto che il governo turco avevo cancellato la validità del passaporto del giocatore. Kanter, al tempo in forza agli Oklahoma City Thunder, riesce a tornare negli Stati Uniti grazie all’intervento di alcuni senatori dell’Oklahoma, ma lo spavento è grande: “Sono stato fortunato, perché altri oppositori sono stati arrestati, messi in prigione e costretti a tornare in Turchia”, scrive Kanter. Sapevo che le mie parole avrebbero causato delle reazioni, Erdogan è un uomo potente, ma non mi aspettavo tutto questo: ho ricevuto svariate minacce di morte, non posso più andare in giro per New York, non ho potuto viaggiare con la mia squadra e fare il lavoro che amo fare”. E nelle righe finali del suo editoriale, Kanter mette in guardia dal non sottovalutare il potere di Erdogan: “La mia mancata partecipazione agli NBA London Games vorrei che servisse a mantenere i riflettori accesi sulle azioni di un dittatore che sta distruggendo la Turchia. Sono state ammazzate delle persone, migliaia sono finite in prigione, tantissime vite sono state distrutte. Questo non è un gioco”.

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