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La NBA cambia la sua casa in Europa: dall'anno prossimo Parigi e poi chissà

NBA

Non ancora ufficiale ma Adam Silver non fa niente per negarlo: l'anno prossimo la partita di stagione regolare si giocherà a Parigi-Bercy. Ma i progetti globali del commissioner NBA sono molto più ampi: India, Cina e forse un calendario più corto con una divisione europea

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Il consueto sbarco europeo della NBA – per la nona gara di regular season ospitata alla O2 Arena di Londra – coincide con la classica conferenza stampa del commissioner della lega: in passato David Stern, oggi Adam Silver. Un appuntamento che di solito riserva sempre sviluppi interessanti, e anche quest’anno non ha fatto eccezione: Silver ha sostanzialmente detto (se non addio) arrivederci a Londra per annunciare la scelta di Parigi come prossima destinazione per la consueta gara di stagione regolare in Europa del prossimo campionato. Non è una decisione ancora ufficiale, ma le parole del commissioner lasciano pochi dubbi: “Non sono autorizzato a dare ufficialmente la notizia – ha dichiarato – ma è possibile che l’anno prossimo andremo a Parigi. Storicamente la Francia è un mercato molto importante per noi, ricordo di esserci stato con Michael Jordan e i Bulls in passato, e l’arena di Bercy è stata rinnovata in una maniera che mi è stata descritta come fantastica. Non vediamo l’ora di tornare a Parigi”. Conseguenza (forse) anche degli effetti della Brexit, Londra rimane una destinazione molto attrattiva (“Un hub europeo di facile accesso per tutti, con un’arena – la O2 – che è al primo posto nel mondo per incassi generati”) ma la NBA ha deciso di allargare i propri orizzonti: “Stiamo guardando a mercati diversi, in paesi con anche una maggior tradizione di pallacanestro. A Londra l’interesse è sempre stato altissimo – i biglietti per Washington-New York sono andati esauriti in meno di un’ora – ma vogliamo portare più partite NBA in altri Paesi e in altre città d’Europa”. E non solo in Europa, ovviamente, tanto che non molti giorni fa la lega ha difatti annunciato le prime amichevoli di sempre organizzate in India, protagonisti (non a caso) i Sacramento Kings del proprietario indiana Vivek Ranadivé contro gli Indiana Pacers, confermando anche il consueto appuntamento in Cina, con i Lakers di LeBron James a sfidare una squadra dal forte imprinting internazionale come i Brooklyn Nets. “Per il momento sia in India che anche in Cina ai nostri tifosi va benissimo gustarsi lo spettacolo di una partita amichevole: c’è differenza per noi nell’organizzare una gara di preseason rispetto a una di stagione regolare – spiega Silver – e il gap più grosso consiste proprio nel poco tempo che un calendario NBA lascia alle squadre per tutta una serie di attività a cui sono chiamate quando agiscono da portavoce in paesi e mercati diversi. Se il viaggio è in Europa, più breve, rimane tempo necessario per farle: andando in Cina o in India, avremmo bisogno di più giorni per garantire anche tutte le apparizioni dei giocatori, il loro impegno nelle comunità e tutte quelle attività che ci piace fare quando siamo all’estero”. 

Stagione regolare più corta e division europee?

Per anni è stato uno dei sogni cullati (non troppo di nascosto) da David Stern. Il fatto che non sia mai diventata realtà, la dice lunga sulle difficoltà che comporta l’idea di rendere realtà un’espansione globale della lega, con una division composta magari da sei squadre tutte di base in Europa. “Oggi è già difficile pensare all’ingresso di una o due nuove squadre nella lega”, dice Silver. “Il nostro obiettivo è stato e rimane quello di garantire equilibrio competitivo in una lega a 30 squadre, consapevoli che aumentarne il numero significa anche diluire il valore del livello di gioco. Poi ci sono le difficoltà relative alla distanza e ai trasporti, che influiscono sui pattern di sonno dei nostri giocatori e di conseguenza sul diretto incremento delle possibilità di infortuni. Immaginare una divisione europea, con i roster a 15 giocatori, significa pensare all’ingresso di 90 nuovi giocatori nella NBA: non siamo pronti, a mio avviso, la qualità ne risentirebbe”. Ma la rivoluzione nei pensieri di Adam Silver, forse, è ancora più radicale e stimolante, se si vogliono interpretare in un certo modo le sue ultime parole: “Abbiamo una stagione regolare molto lunga, ed è uno dei punti che voglio sicuramente sollevare nei miei prossimi incontri con l’Associazione Giocatori. Forse è arrivato il momento di riconsiderare completamente la struttura con cui è costruita la nostra regular season, in modo da poter favorire anche più viaggi di diverse franchigie all’estero e magari addirittura la possibilità di organizzare un torneo in Europa, uno in Asia o in America Latina e in altre parti del mondo. Abbiamo sempre più giocatori internazionali protagonisti, il gioco è sempre più globale e la tecnologia cambia in continuazione: è venuto il momento di guardare in modo diverso alla nostra stagione regolare”. Magari con un calendario da 65 partite prima dei playoff…

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