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NBA, James Harden fa la storia al Madison Square Garden: 61 punti e successo sui Knicks

NBA

Il Barba fissa il suo nuovo massimo in carriera, allunga a 21 la striscia da record e diventa l’avversario ad aver segnato più punti al Madison Square Garden (61, al pari di Bryant). L’ennesima prestazione da record nella vittoria dei Rockets in volata contro i Knicks

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C’è il rischio che tutto diventi dannatamente normale di fronte a un James Harden così ispirato e continuo, ma per fortuna ogni sera è lui stesso a riuscire ogni volta ad alzare l’asticella del suo rendimento. E quella di New York diventa così la sua miglior prestazione stagionale – fa strano dirlo una volta ogni tre giorni – quella da massimo in carriera e di franchigia per i Rockets: 61 punti totali (nessuno dei quali assistiti, ma questo non è una novità), con tanto di schiacciata decisiva realizzata a meno di quattro secondi dalla sirena dopo una palla rubata per chiudere i conti in un finale in volata, conditi con 15 rimbalzi, quattro assist, cinque recuperi e cinque triple. Dopo due quarti erano già 36 i punti a referto (19 nel primo quarto, quando da solo batteva tutti i Knicks dopo otto minuti di partita), confermandosi così in meno di 20 minuti, per la 21esima volta in fila oltre quota 30 punti – superata la striscia da 20 di Wilt Chamberlain, che tuttavia resta detentore delle prime tre lunghe rispettivamente 25, 31 e 65 gare. Uno spettacolo andato in scena sul parquet più famoso del basket mondiale: il Madison Square Garden di New York, diventando l’avversario dei Knicks ad aver segnato più punti nella storia della nuova arena al pari di Kobe Bryant - che ne segnò 61 il 2 febbraio 2009, stampandoli in faccia a Mike D’Antoni. Questa volta l’ex giocatore dell’Olimpia Milano era seduto sulla panchina giusta per godersi lo spettacolo: “Se penso a quello che abbiamo combinato negli ultimi 4-6 minuti… Per fortuna siamo riusciti a portare a casa la vittoria, conta solo quello”, sottolinea consapevole del rischio corso. I Knicks infatti, sotto di dieci punti dopo tre quarti, si sono rifatti sotto in uno dei rari momenti in cui Harden ha deciso di riprendere fiato, approfittando di ingenuità colossali da parte di Houston – come la clamorosa rimessa gestita in maniera assurda da PJ Tucker – ritornando anche in vantaggio fino alla tripla di Eric Gordon (20 punti totali) che a meno di dieci secondi dal termine ha ridato il definitivo vantaggio ai texani.

Tutto il resto, e un altro po’ di numeri su Harden

Di fronte a prestazioni del genere, tutto passa inevitabilmente in secondo piano. Un modo di intendere la pallacanestro che mai si era visto prima: Harden infatti è il primo giocatore nella storia NBA ad aver tentato 20 triple e 20 liberi nella stessa partita, entrando con la seconda gara da 60 punti della sua carriera in un club molto speciale – composto soltanto da quelli che più di una volta in carriera sono riusciti a scollinare così in alto: assieme al Barba ci sono ovviamente Wilt Chamberlain (32 volte), seguito dalle sei di Kobe Bryant, le quattro di Michael Jordan e le tre di Elgin Baylor. Fine. Sono solo loro, assieme al n°13 dei Rockets che viaggia a 52.2 punti di media nelle ultime cinque gare, per un totale di 143 canestri segnati – nessuno dei quali assistito. Tutti dal palleggio, tutti costruiti da solo. Sì, un uomo solo al comando. “Sono felice di essere riuscito a compiere questa impresa al Garden”, commenta con la solita aria svagata, consapevole che tra qualche giorno potrebbero arrivare i rinforzi – Chris Paul è prossimo al rientro, oltre a un convincente Kenneth Faried lanciato in quintetto da coach D’Antoni (11 punti e otto rimbalzi, tre giorni dopo il suo arrivo in squadra). Dall’altra parte invece sono 31 punti per Allonzo Trier, al massimo in carriera, con Enes Kanter rimasto a guardare i compagni per tutti e 48 i minuti, nonostante l’infortunio di Kornet e le indicazioni che lo davano per titolare. “Non so esattamente cosa sia successo, resto a disposizione ma stare dietro al coach diventa difficile”, sottolinea il turco, mentre Fizdale era alle prese con ben altri problemi: espulso a 70 secondi dalla sirena “senza sapere bene perché” (dice), deve fare i conti con una squadra che è arrivata alla settima sconfitta in fila e alla 15^ nelle ultime 16 gare. Un bel disastro.

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