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NBA, i risultati della notte: Westbrook fa vincere OKC, Toronto perde a Detroit

NBA

Il n°0 di OKC segna i canestri decisivi nel finale della sfida vinta in rimonta contro Memphis, i Raptors tengono a riposo Leonard e vengono battuti dai Pistons all'overtime. I Magic perdono a Cleveland, Washington scrive la parole "fine" alle speranze playoff dei T'wolves

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TUTTI GLI HIGHLIGHTS DELLA NOTTE

Oklahoma City Thunder-Memphis Grizzlies 99-95

“Non c’è due senza tre”, avranno pensato buona parte dei tifosi dei Thunder (nonostante le sconfitte fossero già quattro in fila): nella terza gara consecutiva saltata da Paul George, il sapore di beffa – per non dire “crisi” – era dietro l’angolo. Thunder in casa sotto di 13 punti nel quarto periodo contro i Memphis Grizzlies privi di Mike Conley. “Crollo verticale” e “Che schianto” erano i titoli che ronzavano nella testa dei cronisti a bordocampo, con OKC scavalcata al terzo posto a Ovest da Portland. A rimettere le cose nella giusta direzione per i Thunder invece ci ha pensato Russell Westbrook, opaco per tre quarti (chiusi tirando 3/13 complessivo dal campo), per poi piazzare un 4/7 e 12 punti risultati letali per Memphis. Sono suoi soprattutto i due canestri che decidono la sfida: prima la tripla con esitazione sullo scarico – quei classici movimenti perfetti per perdere ritmo – a un minuto dalla sirena che fissa il punteggio sul 93-93 e poi il jumper dalla media del sorpasso. Un possesso di Westbrook da Westbrook: palleggio a zonzo in giro per il campo e attacco dopo una decina di secondi, sfruttando il blocco di Steven Adams. Arresto all’altezza della lunetta, solo rete. OKC torna al successo nella seconda partita del 2019 chiusa con meno di 100 punti segnati, lasciandosi alle spalle quattro sconfitte e dimostrando che la forza dei Thunder spesso passa dalla difesa: OKC tiene a 6/21 dal campo Memphis nell’ultimo quarto, che non va oltre i 27 punti Avery Bradley (che continua a giocare al massimo, nonostante l’ambiente che lo circonda non sempre gli vada dietro) e i 16 con 13 rimbalzi di Jonas Valanciunas. Conley invece resta a riposo per un “dolore generale”: raggiunte le 55 gare giocate e incassata la certezza di essersi garantito diversi milioni di dollari di contratto, era ipotizzabile che avrebbe iniziato a tirare il fiato più spesso del solito.

Detroit Pistons-Toronto Raptors 112-107

E se i problemi per i Raptors ai playoff si presentassero già nel primo turno? Un eventuale incrocio con i Pistons in effetti non sarebbe dei migliori, non fosse altro per coach Casey – al secondo successo in altrettante partite stagionali “da ex” contro Toronto. Uno che la realtà canadese la conosce bene, abile a motivare i suoi ragazzi nella sfida vinta all’overtime da quella che si conferma come una delle squadre più in forma della Lega. Detroit ci mette 53 minuti ad avere la meglio dei Raptors, che grazie a OG Anunoby si prendono il canestro del 100 pari a 26 secondi dal termine. All’overtime il trascinatore degli ospiti è Kyle Lowry, che segna sette punti in fila in una sfida da 35 totali per lui (massimo in stagione) con sette rimbalzi e cinque assist. Non bastano a vincere in Michigan, con i Pistons che si prendono la nona vittoria nelle ultime 11 partite con Blake Griffin miglior realizzatore a quota 27 punti (14 nel primo quarto). Kawhi Leonard resta a guardare e spiega le ragioni della sua assenza chiamando in causa le sole nove partite giocate un anno fa: “Quest’anno sono già 48, so bene quale sia il piano generale e l’obiettivo da raggiungere nei prossimi mesi”. No, non si parla ancora di free agency, mentre i Pistons si godono il sorpasso sui Nets. Un periodo positivo e una striscia di successi che hanno portato Detroit al sesto posto a Est; una buona notizia anche per Toronto, attualmente seconda: al primo turno dovrebbe esserci qualche squadra più abbordabile da affrontare. 

Washington Wizards-Minnesota Timberwolves 135-121

Marzo è quel periodo dell’anno in cui dalle notti di regular season NBA spesso e volentieri vengono fuori protagonisti che non ti aspetti. L’esempio perfetto è Bobby Portis, autore di 26 punti e 12 rimbalzi decisivi nel successo degli Wizards (va specificato, visto che non tutti ricordano che l’ex Bulls è passato nella capitale) che pone fine alle già flebili ambizioni playoff dei T’wolves, che ritornano dopo un anno di post-season alla loro abituale mediocrità. Portis nel post All-Star Game stava viaggiando con il 35% dal campo; impreciso e spesso inutile per contributo e apporto. In pochi quindi avrebbero immaginato una serata da 10/18 al tiro e 3/6 dall’arco, unita ai 22 punti del solito Bradley Beal – che firma così il 53° ventello della sua stagione, nuovo record personale. In casa Minnesota sono 28 i punti di Karl-Anthony Towns, che gioca una super partita a livello individuale (12/18 al tiro, dieci rimbalzi, sette assist), ma non riesce a trascinare con sé il resto del gruppo. Derrick Rose ne aggiunge 18 in uscita dalla panchina, mentre l’unico a sorridere a fine partita è Cameron Reynolds: 24 anni, giocatore spesso disperso sul fondo della panchina di Minnesota che ha giocato gli due minuti della sfida con Washington e messo a segno il suo primo canestro in carriera in NBA. Sono enormi soddisfazioni anche quelle.

Cleveland Cavaliers-Orlando Magic 107-93

“Ma siete sicuri che gli Orlando Magic vogliano andare ai playoff?”: questa la reazioni di molti di fronte alla prepotente risalita a Est della squadra della Florida, convincente dopo i successi con Golden State e Toronto e a caccia di una post-season che manca da sette anni. No, c’era bisogno di un indizio di come i Magic in fondo restino sempre loro; una partita assurda da perdere, magari contro una squadra che soltanto 24 ore fa aveva perso di 36 punti contro Detroit – una di quelle che ai playoff vuole andarci sul serio. A Cleveland infatti a vincere sono i padroni di casa, trascinati dal redivivo Kevin Love – autore di 16 punti, nonostante la modesta serata al tiro. A raccontare la sfida il parziale dell’ultimo quarto: dopo l’81-81 la gara ha preso prepotentemente la direzione data dai Cavaliers, che chiudono la sfida con una frazione da 40-21. Una sconfitta che lascia Orlando all’ottavo posto a Est soltanto perché Charlotte è stata battuta da Portland e Miami non ha giocato: se alla fine i Magic dovessero perdere per un soffio l’accesso ai playoff, sanno già su quale gara dovranno recriminare.