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NBA, Paul George non ci sta: “L’arbitraggio ha fatto schifo, non ci fischiano mai fallo”

NBA

Il n°13 dei Thunder esce per sei falli (seguito a breve da Westbrook) e attacca gli arbitri: sotto accusa il conto dei viaggi in lunetta dei Clippers (46-26) e quello dei Blazers solo 24 prima (47-32). "Mai successo prima", dice. E alcuni numeri sembrano dargli ragione

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Con 3’49” da giocare nell’ultimo quarto, partita in pieno equilibrio, i suoi Thunder sotto solo di un punto sul campo dei Clippers. Paul George è in punta, palla in mano, davanti a lui Patrick Beverley difende forte, piegato sulle gambe, aggressivo. Il n°13 di OKC abbassa la spalla, cerca il contatto per cercare di crearsi un po’ di spazio di azione, ma Beverley quel contatto la fa vedere bene, forse esagerandolo, e gli arbitri lo premiano: è fallo in attacco, il sesto della serata per George, che è costretto a uscire dal campo e guardare dalla panchina il resto della gara, che i Thunder poi finiscono per perdere, subendo da quel momento in poi un parziale di 18-11. Quando si aprono le porte degli spogliatoi nel dopo partita, Paul George è ancora furioso – e non fa nulla per nasconderlo. “Arbitraggio pessimo. Mi spiace, ma è stato semplicemente pessimo. Non abbiamo mai ottenuto un fischio a favore, mai, in tutto l’anno. Qualcuno deve fare qualcosa al riguardo, perché la situazione sta veramente scappando di mano e non facciamo altro che mandare in lunetta per tutta la sera le squadre avversarie. Eppure nessuno subisce più contatti di noi: non parlo nemmeno di me stesso, ma Russ [Westbrook]? Non c’è un altro giocatore nella lega che prende più contatti di Russ quando penetra al ferro. Giochiamo duro, diamo tutto quello che abbiamo: veniamo trattenuti, spinti, picchiami e nessuno fa niente per proteggerci. Gli arbitri si girano dall’altra parte, e se arbitrano in questo modo nessuno li punisce o interviene nei loro confronti. È pazzesco”. Uno sfogo duro, che arriva al termine di una gara che ha visto i Thunder andare in lunetta 26 volte contro le 46 dei Clippers, con 15 liberi a testa tentati sia da Danilo Gallinari (12 dei suoi 34 punti sono arrivati a cronometro fermo) che da Lou Williams (con 10 punti dalla lunetta su 40). Non solo: solo 24 ore prima, nella sfida vinta sul campo di Portland, anche contro i Blazers il conto nel numero di liberi tentati ha penalizzato non poco OKC, con 47 viaggi in lunetta per i giocatori di Portland contro i 32 dei Thunder (20 dei quali proprio di George). 

Due All-Star e tre titolari fuori per falli: i precedenti storici

Paul George non è stato l’unico giocatore di Oklahoma City costretto a uscire prima della fine della gara per raggiunto limiti di falli: dopo lui è toccato a Russell Westbrook (con il sesto fallo incassato in sfondamento da un ottimo Danilo Gallinari) e poi anche Steven Adams (anche se solo a 9.2 secondi dalla fine). Si tratta soltanto della seconda volta negli ultimi 10 anni in cui tre titolari hanno chiuso per falli prima la loro gara in una partita senza overtime (evenienza occorsa agli Washington Wizards il 12 febbraio 2014 contro i Rockets, con 6 falli a testa per Trevor Ariza, Marcin Gortat e Nene Hilario). “Non si è mai visto due All-Star uscire per falli in una gara che neppure va ai tempi supplementari”, si lascia andare George nel post-partita, mettendo così sul piatto anche lo status di superstar suo e di Westbrook che dovrebbe portarli a essere nel caso maggiormente protetti (e non puniti) dagli arbitri. Un’affermazione che gli statistici NBA hanno subito confutato, ma la rarità dell’evento conferma comunque il pensiero del n°13 dei Thunder: solo altre due volte negli ultimi 20 anni, infatti, una coppia di All-Star (Amar’e Stoudamire e Shawn Marion nei Suns nel 2007 e Kobe Bryant e Shaquille O’Neal nei Lakers nel 1999) ha totalizzato 12 falli in una partita terminata nei tempi regolamentari. “E non possiamo farci niente – insiste un frustrato George – se parliamo ci multano e di sicuro io finirò per perderci dei soldi, per queste affermazioni. Ma non cambierà niente, non possiamo far niente perché le cose siano diverse. Non so se spetti al commissioner Silver affrontare l’argomento, ma qualcuno deve farlo. Ci aspettiamo che gli arbitri siano professionali esattamente come lo siamo noi ogni volta che scendiamo in campo. Ci devono garantire di poter essere arbitrati in maniera equa, giusta: è questo il cambiamento che va effettuato”. George ovviamente ha trovato sponda nel suo compagno di squadra e amico Russell Westbrook, che però riflette in maniera più generale sulla modalità di molti fischi nella NBA moderna: “Oggi a volte non sembra neppure più pallacanestro, perché ci sono giocatori che sembrano giocare solo per farsi fischiare dei falli a favore”. Il destinatario della frecciatina del n°0 potrebbe essere l’eterno nemico Beverley, ovviamente, o magari anche il suo rivale (di ieri e di oggi) nella corsa a MVP, James Harden. A cui magari sono fischiate un po’ le orecchie…

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