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NBA, il caso Westbrook fa ancora discutere: tifoso cacciato dai Jazz, multa per il n°0

NBA

Gli Utah Jazz hanno deciso di squalificare a vita il tifoso che ha provocato il n°0 dei Thunder, mentre Donovan Mitchell, LeBron James e molti altri hanno preso posizione, chiedendo maggiore tutela per i giocatori spesso lasciati soli: "Anche se ci pagano tanti milioni, non accetteremo queste offese in silenzio"

INSULTI RAZZISTI, WESTBROOK OFFENDE I TIFOSI JAZZ

La NBA a 24 ore dallo spiacevole episodio che ha coinvolto Westbrook e un paio di tifosi dei Jazz ha deciso: 25mila euro di multa per il n°0 di OKC per “aver rivolto in maniera diretta delle offese utilizzando un linguaggio minaccioso nei confronti di alcuni fan”. Una sanzione inevitabile, anche se il polverone alzato dalla plateale reazione del giocatore dei Thunder sembra aver smosso qualcosa. Non è di certo la prima volta che i tanti afroamericani presenti sui parquet NBA vengono offesi, insultati e discriminati a parole, ma soltanto una reazione rumorosa come la sua poteva portare sotto i riflettori la questione. I Jazz hanno deciso per questo di lanciare un messaggio e di squalificare a vita il tifoso che ha provocato e offeso Russell Westbrook durante la partita persa contro OKC, sottolineando come “non ci sia posto nel nostro gioco per attacchi personali e mancanze di rispetto”. Una decisione seguita dalle parole del presidente della squadra di Salt Lake City, Steve Starks, che ha commentato: “Tutti devono avere l’opportunità di divertirsi e godersi la partita in sicurezza, in un clima positivo e inclusivo. Le offese e i comportamenti aggressivi non riflettono i valori della famiglia Miller, della franchigia e dell’intera comunità. Abbiamo la responsabilità di rispettare il gioco del basket e soprattutto gli altri esseri umani che ci circondano. È sempre stata una caratteristica dei nostri incredibili tifosi e deve restare per sempre lo standard a cui bisogna puntare”. Anche Michele Roberts, direttore esecutivo della NBPA (l’associazione dei giocatori NBA), prosegue lungo lo stesso solco: “Dobbiamo insistere su questa strada e bisogna implementare il sistema di regole che portano alla tolleranza zero nel momento in cui i tifosi violano le regole di convivenza civile nelle arene. I giocatori non hanno il diritto di poter cacciare in maniera unilaterale i tifosi indisciplinati come fatto da James Dolan [il riferimento è al video del proprietario dei Knicks che invita un fan che lo aveva contestato a guardare le partite in TV, nrd]. Anche la sicurezza delle arene deve fare un lavoro migliore per tenere i giocatori lontano da situazioni del genere”.

Mitchell: “Lo Utah non è razzista, lavorerò per educare la comunità”

Donovan Mitchell, il leader tecnico (e non solo) dei Jazz, ha preso posizione contro il tifoso che ha provocato Westbrook, in un lungo stato pubblicato sui suoi canali social: “Sono personalmente toccato dall’incidente capitato a margine della partita contro OKC. Come uomo di colore che vive in una comunità che adoro e che ha l’onore di giocare per la squadra che mi ha dato l’opportunità di realizzare i miei sogni, questo episodio non può che coinvolgermi nel profondo. Il razzismo e le parole d’odio ci toccano tutti e questa non è la prima volta che succede all’interno della nostra arena. Lo stato dello Utah che io ho imparato ad amare è inclusivo e l’incidente della scorsa notte non è indicativo dello spirito generale dei nostri tifosi. Non vogliamo creare una reputazione negativa alla città che possa incidere sulle decisioni degli atleti che potenzialmente potrebbero scegliere di venire a giocare ai Jazz. Voglio ringraziare la mia squadra e la NBA per la rapida risposta contro questo episodio odioso e per il tentativo di rendere la nostra arena un luogo dove tutti i tifosi e i giocatori sono benvenuti. Mi unisco agli altri giocatori nel chiedere a tutte le squadre di fare un passo avanti, non dobbiamo sottometterci in nessun caso a discorsi d’odio o a sfondo razziale, soprattutto alla Vivint Smart Home Arena. Nei prossimi mesi lavorerò con la franchigia, con i miei compagni e la Lega per dare una mano nel cercare di rendere più inclusive le arene NBA e le comunità che le popolano. Questo include sanzioni e squalifiche verso ogni forma di razzismo e di violenza verbale. Non ho tutte le risposte, ma in estate mi metterò all’opera con la mia fondazione per osservare da vicino le problematiche relative alla discriminazione in giro per la nazione, cercando di capire cosa fare per combattere le disuguaglianze razziali. Chiedo a tutti di unirsi a questo progetto perché se lo facciamo tutti insieme, qualcosa può cambiare per davvero”.

Gobert: “Chi offende Westbrook, offende anche me”

Anche Rudy Gobert è intervento sulla questione, sottolineando come quei commenti non siano rappresentativi dell’intera base di tifosi dei Jazz, raccontando che lui in prima persona non ha mai sentito pronunciare parole e commenti razzisti da parte dei fan in oltre sei anni trascorsi a Salt Lake City. Al tempo stesso, il lungo francese sa bene come l’odio venga rivolto nei confronti degli avversari, manifestando come tutti empatia nei confronti di Westbrook: “Amo competere con Russell, sfidarlo e ogni tanto scambiare anche delle parole poco gentili con lui. Ma sotto l’aspetto umano gli sono vicino e capisco la sua reazione. Quel tipo di commenti rivolti a qualsiasi persona, a prescindere dal fatto che sia un tifoso o un giocatore sul parquet, non hanno alcun tipo di cittadinanza e senso. Tutto ciò che è stato detto a Westbrook, è come se fosse rivolto a me in quanto uomo di colore. Ogni fan rappresenta i Jazz e tutt lo stato dello Utah e deve essere ritenuto responsabile in prima persona di un gesto del genere. Come ha detto Donovan Mitchell, fare del nostro meglio assieme alla franchigia per assicurarci che si apra una conversazione e un confronto riguardo queste questioni con la nostra comunità. Credo possa essere l’inizio di qualcosa che servirà ad aprire la mente delle persone”. Un problema da affrontare anche a livello strutturale, visto che spesso i tifosi si sentono liberi di avvicinarsi ai giocatori e fare tutto ciò che vogliono: “Sembra di stare in uno zoo – chiosa Gobert – le persone dovrebbero pagare per vedere le gare e si sentono in diritto di poterci toccare o fare ciò che vogliono. Visto che guadagniamo milioni di dollari, si aspettano che restiamo in silenzio e continuiamo a palleggiare. Ma loro non possono fare quello che vogliono. È molto importante responsabilizzare queste persone perché in fondo questi ragazzi rappresentano il futuro della nazione e del mondo. Dobbiamo mostrargli quali sono i comportamenti giusti”.

Arrivano anche le parole di James: “È stato superato il limite”

A margine della gara vinta da protagonista contro Chicago, sono arrivate anche le parole di LeBron James riguardo la decisione di multare Westbrook e allontanare per sempre dalle arene NBA il tifoso che lo ha provocato: “È chiaro a tutti che Westbrook è un giocatore molto passionale, una persona istintiva. Un padre di famiglia, con tre meravigliose creature da crescere e una moglie che adora. Non è importante se qualcuno fa il tifo per lui, se sta simpatico o antipatico agli altri. È una delle persone più leali che conosco. Penso che non ci sia da discutere sulla situazione: quella persona ha superato una linea neanche troppo sottile e quanto è stato detto a Russell va ben oltre il rispetto reciproco che ci deve essere tra le persone. L’unica cosa che non deve mai mancare è proprio quello: noi possiamo giocare a basket, discutere delle partite, così come voi giornalisti dovete raccontarle, ma alla fine di tutto bisogna che ci sia rispetto. Quel tifoso ha superato il limite. Westbrook avrebbe potuto usare un linguaggio diverso, ma non ci sono dubbi del fatto che lui fosse nel giusto e chi lo ha offeso era dalla parte sbagliata della storia”.

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