NBA, Nurkic "the day after": dopo Walton, Bowie, Oden e Roy ritorna la maledizione Blazers

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La cattiva sorte sembra sempre giocare un ruolo fondamentale nelle ambizioni di titolo dei Portland Trail Blazers e l'ultimo infortunio al centro della squadra di coach Stotts non fa che allungare una lunga lista di infortuni eccellenti

IL TERRIBILE INFORTUNIO DI NURKIC

NURKIC KO: LE REAZIONI DEL MONDO NBA

A Portland non vogliono neppure più sentirne parlare. Si rifiutano di tornare indietro nel tempo, rispolverare vecchi ricordi e ferite mai rimarginate. Non vogliono aggiungere il nome di Jusuf Nurkic a quelli di Bill Walton, di Greg Oden, di Brandon Roy. Da un lato hanno ragione, l’infortunio del centro bosniaco dei Blazers è stato altrettanto cruento ma Nurkic – che ha solo 24 anni – ha tutto il tempo e la possibilità di recuperare e tornare in campo ad ancorare il centro area di Portland. Ma associare il suo nome a quello degli infortuni eccellenti che negli anni sembrano aver fatto deragliare in più di un’occasione le ambizioni di gloria dei Blazers avviene in maniera quasi naturale, visto anche le quattro vittorie in fila (e le sette nelle ultime otto disputate) con cui la squadra di coach Terry Stotts sta avvicinandosi in grande forma ai playoff 2019. Playoff che però a questo punto appaiono quasi maledetti per Damian Lillard e compagni, eliminati brutalmente 4-0 da New Orleans lo scorso anno nonostante la terza testa di serie a Est, la stessa attualmente occupata dai Blazers (che condividono lo stesso record degli Houston Rockets). A Portland di maledizione non ne vogliono sentir parlare, ma la storia della franchigia è impietosa e il nome di quei tre campioni in un modo o nell’altro costretti a chiudere in maniera anticipata la loro carriera ritorna spesso in ogni valutazione sui successi di una organizzazione che ha raggiunto l’anello una volta sola (nel 1977) e in tante altre occasioni ha visto la mala sorte mettersi di traverso. La trilogia maledetta – Walton, Oden, Roy – non esaurisce nemmeno il conto presentato negli anni dalla sfortuna alla franchigia di Portland: in tempi più o meno recenti Damon Stoudamire si è rotto il tendine rotuleo, Wesley Matthews il tendine d’Achille, Darius Miles ha avuto grandi problemi alle ginocchia e anche Moe Harkless ha avuto la sua quota parte di guai. Ma tutto inizia – e in un certo senso finisce – con Bill Walton, il giocatore simbolo – e padre dell’attuale allenatore dei Lakers – dei Blazers a cui sono legati sia i ricordi del primo e unico titolo di Portland che il via di quella “jinx” che sembra non avere neppure paragoni nel resto dello sport americano.

Bill Walton, tanti infortuni e un titolo NBA

Dopo una carriera collegiale leggendaria a UCLA, Walton sbarca nella NBA con la prima chiamata assoluta nel 1974. Il primo anno gioca solo 35 partite, 51 l’anno dopo. In quelle prima due stagioni la lista dei suoi infortuni è impressionante: i problemi ai suoi piedi sono cronici, ma a questi si aggiungono una brutta distorsione alla caviglia, due distorsioni a due dita delle mani, una frattura al dito di un piede, un infortunio a una gamba e la frattura (due volte) del polso sinistro. Quando gli infortuni gli danno tregua, tenendolo in campo 65 partite nella stagione 1976-77, arriva il titolo: Walton guida la lega per rimbalzi e stoppate e chiude la serie di finale NBA con 18.5 punti, 19 rimbalzi, 5.2 assist e 3.7 stoppate, venendo incoronato MVP nel facile 4-0 contro Philadelphia. L’anno successivo i trionfi sembrano continuare (è votato MVP della stagione NBA) ma la frattura della gamba cambia tutto. Quando torna in campo per i playoff, giocando con un’iniezione antidolorifica, si rompe la caviglia sinistra: non giocherà mai più una partita con la maglia dei Blazers (ma dopo anni di purgatorio vincerà un secondo titolo NBA da sesto uomo nel 1986).

Sam Bowie, scelto prima di Michael Jordan

Un altro lungo, un altro fenomeno al college, a Kentucky stavolta, non a UCLA. Al punto che al Draft 1984, dopo Akeem Olajuwon scelto con la primissima scelta dagli Houston Rockets, i Portland Trail Blazers – nonostante i suoi problemi fisici – preferiscono Sam Bowie alla nascente stella del ragazzo di North Carolina che due anni prima aveva segnato il canestro della vittoria per dare il titolo ai Tar Heels, Michael Jordan. Bowie resta sano il primo anno di NBA ma nel secondo si frattura la tibia sinistra e, un anno dopo, nello scendere a terra dopo un gancio, anche quella destra. Tornerà in campo negli anni ’90, con la maglia dei New Jersey Nets, ma a Portland rimangono solo tanti rimpianti e le solite domande sul “cosa sarebbe successo se…”.

Brandon Roy e quelle maledette ginocchia

Il suo soprannome – “The Natural” – dice già tutto: un talento naturale straordinario, rookie dell’anno nel 2007, poi All-Star per tre anni consecutivi nel 2008, 2009 e 2010. Nel 2011 è costretto a dichiarare conclusa la sua carriera NBA, per una condizione degenerativa alle ginocchia che gli rende impossibile scendere in campo. La stagione 2009-10 è quella in cui i primi problemi seri iniziano a condizionare il suo rendimento, l’annata successiva altre operazioni lo mandano ancoraai box. Tornerà in campo con i Timberwolves per 5 partite nella stagione 2012-13, prima di arrendersi definitivamente.

Greg Oden scelto prima di Kevin Durant

E poi si arriva a Greg Oden, come Walton un’altra prima scelta assoluta che non ha dato i frutti sperati ai Blazers. Il suo nome va al n°1 al Draft 2007, al n°2 gli allora Seattle Supersonics scelgono Kevin Durant. Due mesi e mezzo dopo il Draft, Oden si opera al ginocchio sinistro ed è costretto a saltare tutta la stagione. Inizia un vero calvario, con un altro infortunio al ginocchio sinistro il 5 dicembre 2009, un’ennesima operazione nel novembre 2010 e un’altra nel febbraio 2012, stavolta al ginocchio destro. Portland lo vede in campo solo 82 partite in due stagioni: ne disputerà altre 23 con la maglia di Miami ma non sarà mai più lo stesso, quel giocatore che in molti in uscita da Ohio State avevano incoronato come “il Bill Walton del nuovo millennio”. E invece…

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