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NBA, Jimmy Butler torna a Minneapolis con i Sixers: tanti fischi e una grande vittoria

NBA

Il n°23 di Philadelphia è stato contestato per tutto il match dai suoi ex tifosi dei T'wolves, al primo ritorno in città dopo l'addio polemico: "Qui ho lasciato degli amici", ma non tutti lo salutano. E i Sixers gli regalano un successo anche senza Joel Embiid

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Jimmy Butler sapeva bene che i fischi sarebbero arrivati, ma le offese e la contestazione dei tifosi nei suoi confronti non sono mai state un problema. E così quando il suo nome è risuonato all’interno del Target Center – il primo annunciato dallo speaker – oltre ad averlo colto di sorpresa (seduto e convinto di essere chiamato per ultimo), lo ha fatto sorridere nel momento in cui è stato accompagnato da una selva di fischi. Tanto che nel momento in cui i nomi del quintetto veniva via via declamati, gli altri compagni hanno iniziato a sorridere e scherzare sul fatto che la contestazione non volesse saperne di smettere. Alla sirena finale arriva l’unica rivincita che conta: un successo che consolida il terzo posto a Ovest di Philadelphia, nonostante la sua modesta serata al tiro. Per Butler sono 12 punti, 13 rimbalzi e cinque assist con un modesto 4/17 al tiro, con una bordata di fischi ogni volta che ha toccato il pallone: “Non è andata poi così male, pensavo peggio. Non mi preoccupo di essere amato a ogni costo – sottolinea il protagonista del match nel post-partita – non sarebbe divertente avere l’affetto degli altri per tutto il tempo”. Scherza ai microfoni, così come fatto nello spogliatoio prima della palla a due con i suoi ex compagni. Tyus Jones e Derrick Rose su tutti (“I miei ragazzi, loro sono la mia famiglia e ne faranno parte per sempre. In questa franchigia ci sono alcune persone straordinarie con cui sono rimasto molto legato”), a differenza del freddo incrocio di sguardi e convenevoli con Karl-Anthony Towns: “Ha affrontato tante controversie nella sua vita – sottolinea coach Brown – lo rispetto talmente tanto e credo che sia un giocatore in grado di competere a un così alto livello che una sfida di questo tipo fa parte del suo DNA”. Anche l’account dei T’wolves aveva ironizzato prima della palla a due: “Il momento che stavamo aspettando da così tanto tempo… Ben tornato Justin Patton”. Già, nella trade voluta a ogni costo da Butler che lo ha portato in Pennsylvania c’era anche lui. Sugli spalti però non hanno fatto molta attenzione a questo dettaglio.

Minnesota Timberwolves-Philadelphia 76ers 109-118

Ciò che più interessava ai Sixers in realtà era partire con il piede giusto in questo giro di tre trasferte che potrebbe regalare l’aritmetica certezza del terzo posto a Est e dare nuove certezze a un gruppo messo alla prova senza il suo All-Star. Joel Embiid infatti è rimasto a casa a riposare in vista dell’inizio dei playoff e coach Brown ha scelto di affidarsi a Jonah Bolden – partito in quintetto e autore di 19 punti, massimo in carriera, con otto rimbalzi e un eloquente +22 di plus/minus. Meglio di lui fanno Tobias Harris che chiude con 25 punti e Ben Simmons, che sfiora la tripla doppia da 20 punti, lasciata per strada a causa di un assist mancante. La sostanza non cambia poi molto rispetto al primo incrocio stagionale, quello dominato da Philadelphia con un primo tempo da record – per la gioia di Butler, alla prima contro i suoi ex compagni. Anche questa volta i Sixers segnano tanto e volano sul +18 dopo 12 minuti, in controllo di un match che per Minnesota non aveva poi molto senso a livello agonistico. Alla sirena finale sono 24 punti per Andrew Wiggins e 21 punti di Karl-Anthony Towns, mentre l’altro grande ex di giornata Dario Saric litiga con la partita e chiude con quattro punti, 1/6 dal campo, quattro rimbalzi e pochissimo altro. Anche a livello di considerazione, per uno che sognava di essere protagonista vincente con i Sixers e deve reiventarsi a Minneapolis.

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