Playoff NBA, Kevin Durant e la vendetta contro Patrick Beverley e i Clippers

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Trentotto punti in 29 minuti, un dominio offensivo del match che ha portato gli Warriors a controllare senza affano la sfida a Los Angeles e a riprendersi il fattore campo: "È entrato in campo con una motivazione diversa: quando gioca così, non ce n'è per nessuno"

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Lo avevano previsto in molti, soprattutto dopo le polemiche di gara-2. “Durant non tira abbastanza, limitato dalla difesa, in crisi realizzativa contro il piano dei Clippers”. Voci, opinioni e una messa in discussione che il n°35 degli Warriors ha covato per tre giorni, intenzionato a far parlare come al solito il campo. E KD non ha deluso le aspettative, scatenato sin dalla palla a due, aggressivo come non gli capitava di essere da un bel po’ di tempo. All'intervallo lungo sono 27 punti - massimo in carriera ai playoff eguagliato - e alla sirena sono 38 in soli 29 minuti: eguagliato il record playoff di LaMarcus Aldridge per maggior numero di punti realizzati da un giocatore rimasto sul parquet meno di mezz’ora. Una prestazione chirurgica, al limite della perfezione: 12 punti e 5/5 dal campo in un primo quarto da 41-24 in favore degli Warriors, che hanno lasciato a debita distanza i Clippers per tutto il resto del match. “Siamo ben focalizzati su quello che dobbiamo fare da fine marzo. Abbiamo sempre giocato al massimo, con l’eccezione di quanto… Sei minuti contro L.A. in gara-2, che ci sono costati cari”, sottolinea Durant a fine partita, ribadendo un concetto già ascoltato 24 ore fa: “Gioco in NBA da 12 stagioni, ho 30 anni e non ho bisogno di mostrare niente a nessuno a questo punto della mia carriera”. Sarà, ma l’aggressività e la voglia mostrare nel terzo episodio della serie erano oggettivamente diverse dalla norma. KD infatti non chiudeva con 38 punti a referto in stagione dallo scorso 10 febbraio, non prendeva 23 tiri dal campo dal 23 marzo e non tentava dieci conclusioni dall’arco dal 27 febbraio. Una partita insomma in cui ci teneva a sottolineare il suo peso offensivo, conclusa con 14/23 dal campo, tre triple e sette assist. “È sceso sul parquet in modalità da killer – chiosa Draymond Green - questo fa tutta la differenza del mondo nel nostro gioco. Abbiamo preso da subito il controllo della sfida anche grazie a lui sin dal primo quarto e non abbiamo mai perso la testa del match”.

La battaglia (stravinta) con Beverley e il terzo fallo tecnico

E pensare che una delle prime azioni del match aveva lasciato immaginare che le cose potessero tendere per l’ennesima volta verso la rissa e la tensione: dopo 90 secondi, su un possesso offensivo dei Clippers, Beverley porta un blocco sulla palla, incrociando la strada con Durant, cercandolo e mettendo in mostra lo scontro con ampi gesti. Gli arbitri per evitare l’ormai solita escalation di colpi proibiti preferiscono fischiare fallo a KD, che però non perde ritmo in attacco (né le staffe), continuando a martoriare il canestro dei padroni di casa. I tanto decantati raddoppi dei Clippers infatti tardano ad arrivare, visto che il n°35 degli Warriors tocca pochissimo il pallone prima di tirare o passarla, lasciando in mezzo al guado l’aiuto e non trovando opposizione valida. La sfida a quel punto tra lui e Beverley è ribaltata: Durant è troppo lungo per essere marcato in uno contro uno ed è il n°21 di L.A. a quel punto a dover fare di necessità virtù, commettendo fallo quando l’accoppiamento diventa troppo svantaggioso. È Beverley a perdere più volte le staffe, commettendo degli errori ingenui che in parte ne limitano l’utilizzo in una sfida che lo vede sul parquet soltanto per 18 minuti complessivi. Una vittoria su tutti i fronti per KD, con l’unica macchia del fallo tecnico arrivato a inizio terzo quarto: una doppia sanzione per lui e JaMychal Green, che porta un duro blocco sulla palla considerato falloso dagli arbitri, con Durant volato a terra per evidenziare il contatto. Una volta rialzato, inizia un battibecco con l’avversario, senza mostrare particolare veemenza o irruenza nei gesti. Agli arbitri però tanto basta per fischiare un doppio tecnico: “Stavamo parlando di quanto successo pochi istanti prima, così come stiamo facendo adesso noi due. E a un certo punto è spuntato l’arbitro con il fischietto in bocca, non so bene perché”. Per Durant è il terzo tecnico dei suoi playoff: al settimo scatta la gara di squalifica, conviene iniziare a fare attenzione.

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