Playoff NBA, Russell Westbrook: "Nessuno è come me, le critiche non mi toccano"

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Il n°0 dei Thunder non ha risparmiato critiche e attacchi nell'ultima conferenza stampa della stagione, raccogliendo anche il supporto di Paul George: "Lo scorso anno ho avuto tante offerte, ma ho preferito le stare al suo fianco. Questo racconta che tipo di persona sia"

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Diciassette minuti di fuoco, in cui rispondere alle ultime domande della stagione, schivando le critiche che ormai da anni continuano a piovergli addosso. Russell Westbrook è ben corazzato per fare fronte a cronisti pronti a metterne il discussione il ruolo, l’efficacia e l’utilità, nonostante (o forse proprio a causa) della tripla doppia di media messa a referto per il terzo anno in fila. “Se pensate di voler giudicare e definire tutto quello che ho fatto nella mia carriera guardando soltanto alle ultime due o tre partite, fate pure – parte all’attacco Westbrook in conferenza stampa - questo non significa nulla per me, assolutamente. Io continuerò a svegliarmi la mattina, a godermi i miei tre meravigliosi figli, alzarmi sorridente, felice di vivere la mia vita al meglio. Non cambia nulla rispetto a quello che voi continuerete a dire – che ho giocato male o chi è meglio di me. So bene che tipo di persona sono e questa resta la cosa più importante che posso dire raccontando me stesso agli altri. Mi conosco e so quello che sono in grado di fare, le mie capacità e quello che sono riuscito a raccogliere in passato. So quello che posso e non posso fare, e sono in pace con la coscienza. Continuerò a essere grato al Signore di potermi svegliare ogni mattina e vivere una vita così felice. Tutte le chiacchiere – che non ho mai seguito e non so nello specifico a cosa si riferiscano – potete tranquillamente continuare a fare. La mia vita va avanti, senza tenere conto di tutto questo”.

"Prima erano gli assist, ora il tiro. La prossima volta cosa vi inventerete?"

Un giocatore divisivo, che continua dopo anni nella Lega a generare enorme dibattito attorno alla sua personalità e al suo impatto sul parquet: “Mi ricordo che spesso negli anni passati si contestava il fatto che ero un “mangia palloni”, uno che domina troppo il gioco, ma adesso sono il leader dell’intera NBA per numero di assist a partita nelle ultime tre stagioni e nessuno ne parla più. Il problema ora si è spostato nel giudicare il mio tiro: vorrà dire che il prossimo anno diventerò un tiratore migliore. Dopo questa probabilmente le critiche saranno, ad esempio, perché il mio piede sinistro è più grosso del destro. Chi lo sa cosa si inventeranno. Questa, ritornando a quanto detto prima, è la ragione per cui non mi preoccupo di ciò che dite, di quello che pensate del mio gioco, perché davvero non ha senso. So quello che posso fare e con che continuità, mantenendo alto il livello ogni singola partita e nessuno è in grado di poter fare ogni notte quello che faccio io. Ne sono profondamente convinto. Se altri giocatori fossero in grado di farcela, sarebbero ben felici di raccogliere cifre del genere. Ma so che quando ci si confronta con i fatti nessuno può farcela”. Un atteggiamento che porta inevitabilmente tanti nemici: “Quando continui a performare a un livello così alto, è ovvio che in tanti inizino a odiarti. La vita è così, le cose funzionano in questo modo. Se fai tanto, gli altri cercheranno in tutti i modi di sminuire e di togliere valore al tuo lavoro. Ma nessuno ci riuscirà a portarmi via nulla. Sarò sempre grato, felice e orgoglioso di quello che ho fatto, nonostante gli articoli e le storie che vengono scritte o le statistiche utilizzate per contestare il mio gioco. Raccogliete tutti i numeri che volete”.

George: "Potevo andare via, ma ho scelto di restare con lui"

E le tre stagioni in fila con almeno dieci punti, assist e rimbalzi? Fanno già parte del passato? Gli chiedono i cronisti, scatenando di nuovo il fastidio del n°0 di OKC: “Sarà anche passato, ma così stanno le cose. Vedete se ci sono altri giocatori in grado di farlo, o almeno di provarci”. Una domanda arrivata da Berry Tramel, un giornalista con cui Westbrook era già arrivato allo scontro lo scorso gennaio e a cui è stata a lungo riservata sempre la stessa risposta: “Next question”, le parole riprese dai Blazers e da chi ne contesta l’approccio per prenderlo in giro. A supporto del compagno di squadra, sono poi arrivate anche le parole di George: “Russ è una persona dai sani princìpi, tutto quello che fa, il modo in cui si comporta è una conseguenza dei suoi princìpi. Ogni cosa che fa viene amplificata ma conoscendolo da vicino capisci che è tra le persone più vere che puoi trovare, un puro al 100%. A guardarlo da fuori è facile farsi ingannare e pensare che sia un certo tipo di persona ma davvero, in tutta onestà, è uno dei migliori esseri umani che mi sia mai capitato di incontrare. Sentite, io la scorsa estate avevo la possibilità di andare a giocare dove volevo e ho scelto di ritornare a Oklahoma City: direi che questa mia scelta dice abbastanza, su che tipo di persona sia Russ”.

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