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Playoff NBA: Al Horford ha portato a scuola Antetokounmpo in gara-1

NBA

Il n°42 dei Celtics ha punito su entrambi i lati del campo le scelte di Milwuakee e del candidato MVP, incapace di superare la sua difesa e spesso in ritardo nella copertura sul perimetro. Una partita che ribadisce ancora una volta quanto Horford pesi sul destino di Boston

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In un mondo (quello americano in particolare) pieno zeppo di statistiche, di dati e immerso nella parametrizzazione di qualsiasi tendenza, un numero che racconti “l’esperienza” di un giocatore ancora deve saltare fuori. No, impossibile al momento da quantificare, ma evidente sul parquet ogni volta che giocatori come Al Horford decidono di far pesare la loro presenza in campo. A lui è toccato il compito più delicato di gara-1, svolto in maniera egregia, senza lasciare nulla al caso. Il primo uomo (e non l’ultimo) in marcatura su Giannis Antetokounmpo, lo spauracchio diventato zimbello dopo il trattamento subito da una difesa pensata e concentrata quasi esclusivamente su di lui. Vietato concedere la transizione a Milwaukee e in particolare al n°34 dei Bucks, contro cui Boston ha sempre messo almeno tre giocatori tra lui e il canestro su ogni potenziale contropiede. In caso di attacco a difesa schierata invece, Antetokounmpo è finito spesso nella zona di competenza di Horford: grazie ai lui (e non solo), i Celtics hanno giocato di gran lunga la miglior partita della stagione, arrivata nel momento che più contava. Un successo che di colpo rende vani gli 11 successi in regular season in più conquistati dai Bucks: per superare il turno infatti adesso bisognerà vincerne almeno una al TD Garden. Per il n°42 di Boston alla sirena finale sono 20 punti, 11 rimbalzi, tre assist, una palla recuperata, tre stoppate e nessuna palla persa: tanta roba, ma ancora non sufficiente a delineare la monumentale partita del lungo biancoverde. “Lo ripetiamo da un anno intero: nessuno può pensare di sovrastimare il valore di Horford all’interno della nostra squadra. E i numeri non gli rendono giustizia”, sottolinea Brad Stevens, che attorno a lui ha costruito un piano partita che ha mandato in crisi la miglior squadra della regular season NBA.

Horford e un possesso che racconta più di tutto il resto

Come descrivere l’impatto di Horford in un possesso? Basta attendere meno di cinque minuti dalla palla a due, sfida ancora in equilibrio sul 7-6 Milwaukee e Antetokounmpo che spinge la transizione. Superata la metà campo davanti a lui nella zona centrale ci sono già quattro maglie nere – la divisa utilizzata da Boston in trasferta: Horford, Brown, Tatum e Irving guardano soltanto verso di lui, prima ancora che qualcuno inizi ad accoppiarsi con il greco. La prima opzione dunque è saltata. Antetokounmpo però non ferma il palleggio e attacca forte, puntando verso Brown e poi virare su sé stesso nella speranza di eludere in un colpo solo due avversari. Un movimento di forza che non coglie di sorpresa Horford, che scivola al suo fianco, restando fisso tra lui e il canestro. Nulla da fare neanche in questo caso. Nonostante lo spazio e lo slancio ridotto, il n°34 dei Bucks cerca la soluzione più comoda per un giocatore dotato del suo atletismo: fregarsene dell’avversario e schiacciargli in testa. Horford però è un maestro in quello che Marco Crespi definisce in telecronaca salto ritardato: “Tiene la distanza giusta e salta in ritardo rispetto a Giannis, perché se salti insieme a lui ti salta sopra, se salti in ritardo invece gli metti un dubbio”. Un’esitazione che si trasforma in stoppata, nonostante sulla carta non dovrebbe essere possibile per il n°42 farcela. Il suo impatto però non finisce lì: dall’altra parte, pochi istanti dopo, pick&roll centrale Horford-Irving, con il secondo che chiude con 11 assist a referto – nuovo massimo in carriera ai playoff – che arma la sua mano dai sei metri. Brook Lopez esita, non copre e per Horford sono 20 punti a referto. Impatto insomma da una parte e dall’altra. Questione di duttilità ed esperienza, contro cui Milwaukee si è dimostrata totalmente impreparata.

Antetokounmpo: “Saltato il primo, ce n’erano altri due ad attendermi”

Nei sei possessi in cui Antetokounmpo ha deciso di attaccare il ferro nonostante Horford – che non si è mai tirato indietro – la retina si è mossa in una sola occasione. Un canestro su quattro tentativi invece quando a opporsi alle sue conclusioni ci ha pensato Aron Baynes. Un meccanismo di raddoppi anche soltanto accennati però difficilmente quantificabile con le statistiche: “Hanno riempito l’area, avevano un sacco di giocatori che gravitavano attorno al pitturato – racconta Antetokounmpo - ogni volta che provavo ad avvicinarmi al canestro, anche con un cambio di direzione o fintando il movimento per disorientare tutti, spuntava subito il raddoppio. Devo guardare con attenzione i filmati della gara: se la loro intenzione è quella di giocare in questo modo per tutta la serie, devo imparare a fare le giuste scelte, fidandomi soprattutto dei miei compagni che dovranno sfruttare la libertà per mandare a segno più canestri possibili”. Il piano partita di Boston infatti era chiaro anche nel rendergli la vita impossibile una volta messo piede in area, godendo però di estrema libertà lontano da canestro: Antetokounmpo ha tirato 3/5 dall’arco, eguagliando il suo massimo in stagione per bersagli da lontano. A pesare infatti è stato il brusco crollo dal 64% al 25% in area, con Boston che di squadra ha vinto 38-26 la battaglia per punti realizzati nel pitturato. Non azzardatevi però a lusingare troppo Horford, pronto a rispedire al mittente i complimenti così come i tiri degli avversari: “Penso che sia stato il gruppo a fare la differenza, tutti insieme abbiamo capito come muoverci per fermare il loro attacco. Eravamo tutti in allerta in difesa, senza cali di concentrazione e le guardie hanno fatto un lavoro enorme in aiuto e sulle linee di passaggio. Era una sfida su ogni possesso: non permettergli mai di segnare, a prescindere dall’esito dell’azione precedente. Il problema è che questa è soltanto gara-1. Loro torneranno in campo più forti di prima e più arrabbiati che mai. Noi, per il momento, ci teniamo stretti un ottimo avvio”.

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