Playoff NBA, George Hill&Rodney Hood: gli eroi inattesi di gara-3 con un passato in comune

NBA

Sono stati compagni di squadra prima in maglia Jazz e poi con i Cavs in finale NBA nel 2018. Oggi Hill e Hood sono fondamentali nelle vittorie in gara-3 di Milwuakee e Portland: 21 punti per il primo, 19 con 7 nell'ultimo overtime per il secondo

PORTLAND VINCE GARA-3 DOPO 4 OVERTIME

SUPER ANTETOKOUNMPO, MILWAUKEE SBANCA BOSTON

George Hill e Rodney Hood. Rodney Hood e George Hill. I due si conoscono bene, sono stati compagni di squadra prima nello Utah (entrambi titolari nella stagione 2016-17) e poi a Cleveland nell’ultima versione dei Cavs con LeBron James l’anno successivo e poi anche in avvio del campionato seguente. Sia per l’uno che per l’altro – dopo l’esperienza di disputare una finale NBA, persa contro Golden State – la scelta della franchigia dell’Ohio di rifondare affidandosi a scelte future e giocatori giovanissimi ha voluto dire addio a Cleveland a stagione in corso. George Hill resta a Est e se ne va a Milwaukee a inizio dicembre; Rodney Hood emigra a Ovest due mesi dopo, febbraio 2019, accettando come destinazione i Portland Trail Blazers. E ora, ai playoff 2019, il destino torna a unire le carriere di due giocatori già compagni di squadra in un paio di occasioni in passato, con Jazz e Cavs, e oggi lontani ma in un certo senso vicini. Mentre George Hill segna 21 punti con 9/12 nella vittoria di gara-3 sul campo di Boston che ridà ai Bucks il vantaggio del fattore campo perso in gara-1, Rodney Hood è l’inaspettato protagonista del quarto (!) overtime di gara-3 tra Blazers e Nuggets, da lui marchiato a fuoco con 7 punti consecutivi in una serata chiusa a quota 19 con una indimenticabile vittoria. Per entrambi i giocatori, l’addio a Cleveland è stato salutato come una benedizione, perché per tutti e due l’esperienza ai playoff in maglia Cavs è stata in qualche modo traumatizzante. Di Hill i tifosi dell’Ohio si ricordano soprattutto il tiro libero sbagliato sul finire di gara-1 in finale NBA contro gli Warriors (il famoso libero che porta al rimbalzo offensivo di J.R. Smith e alla sua seguente decisione di riaprire il gioco invece di andare a concludere). Cleveland avrebbe potuto cavalcare i 49 punti di LeBron James nei regolamentari e portarsi sull’1-0, invece incassò una brutta sconfitta, la prima di un secco 4-0. Per Rodney Hood le cose si erano messe addirittura peggio prima: titolare al via dei playoff 2018, la sua scelta di non voler rientrare in campo nei minuti finali di una gara vinta agevolmente contro Toronto lo aveva messo in rotta di collisione con coach Tryonn Lue, preparando poi l’addio a squadra e città. Oggi sia uno che l’altro tornano a godersi il bello dei playoff dopo le rispettive vittorie in gara-3, a un anno di distanza.

Una gara-3 da ricordare per sempre

“Non sai mai se ti verrà data un’altra chance di puntare a vincere, e qui a Milwaukee ce l’ho”, dichiarava Hill al momento del suo trasferimento dai Cavs ai Bucks. Coach Budenholzer di lui ammira soprattutto l’aggressività che porta in campo, caratteristica che ha quasi dovuto ricordargli al suo arrivo nel Wisconsin: “A volte si fa da parte per lasciare il palcoscenico ai suoi compagni, quasi deferente, ma è al meglio quando attacca la partita”, dice il suo nuovo allenatore. I suoi 21 punti in neppure 29 minuti di gioco nella terza gara della serie contro Boston lo dimostrano e, pur in una gara che ha in Giannis Antetokounmpo il protagonista indiscusso, riportano sotto i riflettori il ragazzo dell’Indiana. Riflettori che illuminano a giorno anche la prestazione di Rodney Hood nella prima gara interna della serie dei suoi Blazers contro i Nuggets: l’ex giocatore di Duke aveva già messo in cantiere due ottime prestazioni nelle prime due gare (17 punti nella prima, 15 nella seconda)  ma nella terza non solo ha fatto meglio alla sirena (19 per lui) ma soprattutto ha messo la firma sui canestri più importanti della serata, segnando 7 degli 11 punti della sua squadra nel quarto overtime, tutti consecutivi, tra cui la tripla decisiva. “Non mi sono mai arreso, ho continuato a lavorare duro, ad allenarmi bene. Ma non potevo neppure immaginarmi di finire a Portland, in questo contesto, con la mia famiglia oggi tra il pubblico a godersi insieme a me un momento davvero emozionante”. Anche lui, al momento dell’arrivo in Oregon, aveva definito “una boccata d’aria fresca” il cambiamento di scenario: Hood aveva potere di veto e quindi poteva controllare la sua nuova destinazione in uscita da Cleveland. Portland gli era piaciuta, “apprezzavo il loro sistema di gioco offensivo e ammiravo sia la città che la comunità di tifosi”. Quei tifosi che l’hanno visto mettere 7 punti in fila, tutti decisivi, nel quarto overtime di una vittoria che non si dimenticheranno mai, eleggendolo a eroe di giornata. Proprio come per Hill a Milwaukee: due ex compagni che tornano a sorridere assieme.

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