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NBA Playoff, Denver-Portland: gara-5 alle 4.30 su Sky Sport, la rivincita dell'ex Barton

NBA

Prima titolare inamovibile, poi finito in panchina durante i playoff e adesso pedina fondamentale per i Nuggets a gara in corso: Will Barton ha trovato il modo di risultare decisivo contro i Blazers, che quattro anni fa si sono liberati troppo facilmente di lui

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La vendetta è un piatto che va servito freddo, anche a distanza di anni. Anche quando sembra che sul più bello la tua possibilità di incidere venga meno. È la storia di Will Barton, diventato protagonista nella serie di semifinale di Conference contro Portland grazie alle due triple realizzate nel finale in gara-4. Sì, quei Blazers che nel febbraio del 2015 si liberarono di lui in una trade che non è rimasta impressa nella mente di molti. In quella di Barton però sì: lui, Victor Claver, Thomas Robinson e una prima scelta al Draft del 2016 (diventata Malik Beasley) spediti in Colorado, in cambio di Ron Afflalo e Alonzo Gee. Non esattamente lo scambio del secolo, ma quello che ha portato Barton piano piano a diventare uno dei tasselli su cui coach Malone ha costruito la sua Denver. Una trattativa che ha “liberato” il n°5 dei Nuggets da una situazione in cui nessuno pensava di poter puntare su di lui (in Oregon soltanto cinque match da titolare e 11 minuti di media sul parquet). I suoi ex compagni di squadra Lillard e McCollum sono diventati delle stelle, mentre a lui è toccato cercare spazio da un’altra parte. E le due partite al Moda Center hanno dimostrato la sua capacità di incidere: nei quattro overtime della prima sfida di Portland ad esempio ha firmato 12 dei suoi 22 punti totali - il giocatore più prolifico tra gli ospiti, nel momento più delicato. “Non vedo le cose sotto questa prospettiva in realtà: è acqua passata. È accaduto tutto in una fase ormai lontana della mia carriera. Qui si tratta soltanto di fare il massimo per battere un avversario, non perché anni fa giocavo qui, ma perché l’obiettivo è arrivare fino in fondo. Penso solo a vincere più partite possibile ai playoff, non voglio renderla una questione personale. È una sfida tra squadra, gruppi e idee di pallacanestro diverse”.

La scelta di Malone contro gli Spurs: da titolare a riserva di lusso

Poter dire la sua sul parquet contro Portland però era diventata una cosa tutt’altro che scontata nelle ultime settimane, dopo che il suo rendimento a inizio primo turno era crollato. In gara-2 e gara-3 contro San Antonio le otto conclusioni tentate da lontano erano finite lontane dal fondo della retina, mettendo a referto un complessivo 3/16 dal campo preoccupante. Il tutto senza riuscire a incidere in difesa contro Derrick White e DeMar DeRozan, scatenati contro di lui. Malone ha continuato a supportarlo in conferenza stampa, ma poi ha cambiato nei fatti la fisionomia del suo quintetto: Torrey Craig in campo al posto suo a prendersi cura di DeRozan, con Murray e Harris spostati a compiti meno complicati e liberati in attacco. Una mossa che ha cambiato la serie e permesso a Denver di superare il turno. Una scelta che è sembrato naturale replicare anche contro Portland e CJ McCollum - scatenato negli ultimi due episodi, tanto da far tornare “di moda” la presenza di Barton a lungo sul parquet. “Nei playoff è così, ci sono dei continui aggiustamenti: l’importante è farsi trovare pronti non appena l’allenatore decide di affidarti un compito, anche solo per pochi possessi. Non è una decisione che va presa sul personale, ma soltanto in funzione dell’utilità che può portare alla squadra”. In fondo quando più contava, Malone ha scelto di tenere lui in campo, trovando i due canestri decisivi: “Quando rivesti il ruolo di coach, devi continuare a motivare i tuoi ragazzi anche quando sbagliano. L’importante è continuare a crederci, a provarci con aggressività. Se un tiro non va dentro, basta essere sicuri del fatto che quella fosse la conclusione giusta da prendere. Barton e gli altri hanno sempre risposto nel migliore dei modi”. In fondo, il primo modo per battere il proprio nemico è conoscerlo a fondo: “Lui ha giocato qui diverso tempo, sa contro che tipo di avversari ci stiamo confrontando e per lui ha inevitabilmente un senso particolare. Qualcosa che può essere certamente un valore aggiunto”. Magari anche in gara-5, in diretta dalle 4.30 su Sky Sport NBA con il commento di Paola Ellisse e Matteo Soragna.

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