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Playoff NBA, Golden State-Houston alle 4.30 su Sky Sport: questione di difesa (e non solo)

NBA

I rimbalzi d'attacco, il quintetto piccolo dei Rockets e i cambi difensivi degli Warriors: tanti gli aggiustamenti e temi prima di gara-5. La serie è in totale equilibrio e la sfida della Oracle Arena potrebbe risultare decisiva per decidere il passaggio del turno

IL RIASSUNTO DELLA SERIE

Intensità, quintetto piccolo e soprattutto PJ Tucker. La svolta, più che il Toyota Center, è stata questa: la capacità di adattare in maniera camaleontica la rotazione in difesa, con il n°17 dei Rockets diventato l’arma in più su cui fare affidamento in una serie al momento in assoluto equilibrio. L’aggregato delle prime quattro sfide dice 448-447 in favore di Golden State, che si è goduta finora di un super Kevin Durant, di un Draymond Green tuttofare, ma senza contributo aggiuntivo dalla panchina e irrisorio da parte degli Splash Brothers. Mancano Curry e Thompson all’appello e soprattutto un’intensità che potrebbe fare tutta la differenza del mondo. Un dato sorprendente venuto fuori post gara-4 fa riflettere: Houston con Tucker schierato da centro – quindi senza giocatori più alti di lui sul parquet – hanno in 45 minuti +21 di plus/minus (tantissima roba in una serie così equilibrata) e soprattutto catturano oltre il 35% dei rimbalzi d’attacco a disposizione. Ma come: sono piccoli, più bassi, meno massici e ne prendono di più? Merito dell’intensità, prima di tutto quella messa in campo dal già citato Tucker: “Si muove in maniera sinuosa alle spalle della nostra difesa, bisogna mettergli sempre un corpo addosso”. Altrimenti arriva prima di tutti. Il trucco potrebbe essere quello di cambiare la marcatura a uomo in difesa di Durant; distratto su Tucker e molto più efficace su Harden ad esempio. Contro di lui il Barba ha sbagliato tutti e sei i tiri tentati nell’ultimo quarto di gara-4: “La sua dimensione può farci molto comodo quando si tratta di contestare le conclusioni dall’arco del Barba. Anche stando un passo indietro per evitare sorprese in penetrazione, con lo slancio e la lunghezza delle braccia riesce a mettergli pressione”. Vederlo più spesso in marcatura su Harden dunque potrebbe essere un’ipotesi non del tutto da scartare.

Il finale di gara-4: gli Warriors vogliono ripartire da lì

Ripartire dal finale di una gara persa in volata a causa di un doppio errore dall’arco nel finale. Un controsenso, ma anche la motivazione che coach Kerr sta provando a mettere nella testa dei suoi. In gara-5 infatti i Rockets erano sopra di 15 punti nel quarto periodo e gli Warriors, spalle al muro, hanno tirato fuori la loro versione migliore. Quella fatta di difesa forte, di corse in transizione e di canestri rapidi che hanno riportato in poco tempo Golden State a contatto. Houston ci ha messo del suo, sbagliando 16 delle ultime 20 conclusioni, ma trovando poi lo slancio per prendersi una vittoria che riapre i giochi. Curry e Durant infatti sbagliano in successioni dall’arco, il pareggio nel punteggio non arriva, ma quello nella serie sì: 2-2, con il fattore campo tornato a farla da padrone dopo che contro i Clippers i campioni in carica avevano fatto a gara a chi vinceva di più in trasferta. Mai rientro alla Oracle fu più gradito: “Un finale che dimostra quello che siamo in grado di fare, se giochiamo come sappiamo abbiamo sempre una chance di vincere – sottolinea Curry – contro qualsiasi avversario. Nei primi due incroci della serie le cose sono andate allo stesso modo, ma nessuno ha avuto da ridire perché abbiamo vinto. Ciò che mi consola è che noi abbiamo fatto un bel po’ di errori, mentre a loro è servita la gara perfetta per riuscire a pareggiare in volata la serie. Abbiamo ancora molto margine”. Su quello però si basa il piano partita di Houston, abile come pochi altri ad abbassare il ritmo e aumentare il valore dei propri possessi, concludendo di continuo dall’arco senza soluzione di continuità. I Rockets sono bravi a far giocare male gli avversari, non è un caso che accada spesso e volentieri contro di loro: “Alla Oracle Arena è diverso, ci sono delle vibrazioni particolari. Siamo pronti a rimetterci in carreggiata”.

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