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Lottery NBA, New Orleans Pelicans: il racconto di una serata indimenticabile

NBA

Alvin Gentry, presente all'estrazione, è esploso di gioia senza contenersi, mentre fuori ad aspettarlo c'era David Griffin - al suo quarto successo alla Lottery da GM, felici di poter rilanciare da subito una franchigia per cui è arrivata una svolta inattesa

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Il primo a entrare, l’ultimo a uscire. Con le braccia alzate, dopo aver “conquistato” (assistito, forse è meglio) alla più grande vittoria della sua squadra negli ultimi anni. Prima scelta assoluta ai New Orleans Pelicans, che riscattano così una regular season disastrosa piena di polemiche e divisioni interne dettate dalla scelta di Anthony Davis di voler andare via. Come ripartire, dunque? Cosa fare per rilanciare la squadra? Ci ha pensato il destino a dare una risposta ai Pelicans, nella sala dell’hotel Hilton di Chicago in cui Alvin Gentry si è accomodato per primo. Penna in mano, con un bel foglio davanti su cui scrivere in stampatello un motivazionale “QUESTO È IL NOSTRO MOMENTO!”. Crederci sempre, anche quando non dipende da te ma dalla sorte. Probabilmente avere al suo fianco – non in quel momento, visto che l’accesso era stato consentito soltanto all’allenatore dei Pelicans – un GM come David Griffin era una buona ragione per crederci: già vincente nel 2011, nel 2013 e nel 2014 con i Cavaliers, è arrivato così il quarto – e più inaspettato – dei trionfi alla Lottery. Una conquista che cambia (e molto) le prospettive di New Orleans. Una scelta che si è materializzata davanti agli occhi di un attento Gentry, che ha scrutato le palline. Prima il 7, poi il 4 e infine, a distanza di pochi secondi uno dall’altro, arriva il 12. Un rapido sguardo alle combinazioni: 74… 13. “Siamo vicini ai codici che ci hanno assegnato”, racconterà Gentry di aver immaginato, senza trovare però quel dannato 12, fino a quando non è stato annunciato: “New Orleans. Congratulazioni a New Orleans per aver conquistato la prima scelta assoluta al Draft 2019”. Braccia al cielo e un “ca..o sì!” liberatorio (ripreso dalle telecamere presenti nella sala e diffuso soltanto dopo lo show televisivo su ESPN). Poi tutti i presenti hanno iniziato a dargli il cinque, mentre l’adrenalina non voleva saperne di scendere. Il futuro è adesso per i Pelicans.

La cravatta di Gentry e l'angelo portafortuna della tifosa

Tornato a sedersi, Gentry ha messo le mani sulla sua testa, ancora incredulo. La sua gioia però è rimasta in trappola per oltre un’ora, visto che non c’era possibilità alcuna di comunicare con l’esterno. “Come se mi avesse arrestato l’FBI”, ma bisogna aspettare 45 minuti prima che il mondo intero – e Zion Williamson in particolare – scoprissero a chi fosse finita la prima scelta. Il n°1 di Duke era presente allo show e una volta annunciato il nome dei New Orleans Pelicans è stato chiaro a tutti che quello fosse un sorteggio che interessava soprattutto a lui. E non appena i giornalisti sono riusciti a placcare il GM dei Pelicans per chiedergli qualcosa riguardo Williamson, dal nulla alle sue spalle è spuntato Gentry, che gli è saltato addosso stringendolo in un abbraccio che dice molto più di qualsiasi discorso e mostrando orgogliosamente la cravatta. Uno spettacolo a cui ha preso parte in maniera indiretta anche Connie Halphen, abbonata alle partite dei Pelicans che ha vinto il concorso per consegnare un amuleto alla delegazione della squadra in vista della Lottery. La signora ha portato con sé un pupazzetto a forma di angelo, consegnato personalmente nelle mani di Griffin. “È il mio portafortuna, lo sarà anche per la squadra”. Un bel colpo per chi ha rischiato di fare la fine degli Wizards ad esempio – la seconda per numero di possibilità dopo l’estrazione delle prime due partite e poi scivolata addirittura alla chiamata numero nove. A New Orleans invece c’è davvero tanto da festeggiare, soprattutto per lo staff della franchigia che sa bene quanto il loro posto di lavoro dipendesse da questa estrazione. Una chiamata che cambia lo scenario all’interno della Lega, ma anche semplicemente la vita di chi sa di poter continuare a fare con maggior tranquillità (e senza rischi) la propria mansione all'interno della franchigia. Immaginate la scena: 40 persone attorno a un tavolo, quelli del reparto vendite - che senza Anthony Davis sanno già di dover lottare per convincere le persone ad andare all'arena - in attesa che arrivi la conferma di un risultato da cui dipende il proprio destino. E poi magicamente la buona notizia appare sullo schermo. La NBA in fondo è così: le vittorie più belle non sempre passano dal parquet.