Playoff NBA: Nav Bhatia, il super tifoso e il simbolo dei Toronto Raptors

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Presente da 25 anni in prima fila a tutte le partite dei Raptors, il miliardario indiano è l'emblema della squadra, di Toronto e più in generale del Canada: una nazione inclusiva, pronta ad accogliere le finali NBA per la prima volta nella loro storia

Gara-1 Toronto-Golden State in diretta streaming su skysport.it nella notte tra il 30 e il 31 maggio alle 3.00 con il commento di Flavio Tranquillo e Davide Pessina

I MOTIVI DELL'ADDIO DI LEONARD AGLI SPURS

Le Finals NBA a Toronto sono una novità assoluta per tutti, per i padroni di casa e per i milioni di telespettatori che andranno a fargli visita nelle prossime settimane per godersi lo spettacolo più bello della stagione. Un pubblico molto particolare quello canadese, tra i più calorosi dell’intera Lega e dal forte aspetto identitario: i Raptors sono a tutti gli effetti “la nazionale di basket del Canada”, quella che ha costretto la NBA a disputare alcune delle sfide più importanti della stagione oltre il confine nord degli USA. Una realtà unica nel suo genere, stretta attorno al beniamino Kawhi Leonard che in otto mesi è riuscito a incidere più di quanto chiunque altro abbia fatto negli ultimi 25 anni: il modo migliore per festeggiare le nozze d’argento di una franchigia che a bordocampo ha sempre avuto il supporto di Nav Bhatia, miliardario indiano dalla storia unica nel suo genere e miglior rappresentate della cultura di una città e di una nazione. Un bersaglio noto anche ai tifosi avversari, che non hanno perso occasione per rendersi autori di gesti da censurare nei suoi confronti durante le finali di Conference: offese piovute via social e non solo, oltre che urlate verso di lui nelle prime due sfide giocate a Milwaukee - che Bhatia ha scelto ovviamente di seguire dal vivo. Parole che hanno scatenato la reazione della parte sana del tifo del Wisconsin, che in massa ha mostrato vicinanza all’avversario, silenziando l’odio e le offese: “Ringrazio tutti i tifosi dei Bucks che sono venuti da me a chiedermi scusa per le parole che alcuni avevano postato su Twitter, nonostante non fossero loro i responsabili. So bene che in questa serie lo scontro è molto duro, ma voglio che voi sappiate tutto questo: i tifosi di Milwaukee sono fantastici”. Un messaggio di inclusione, di passione e di sport: una storia insomma che merita di essere raccontata.

Un tifoso speciale, presente a bordocampo a tutte le gare dei Raptors

Muhammad Lila, giornalista e collaboratore con molte testate di primo piano, ha condiviso attraverso una lunga serie di messaggi la storia (dal sapore di sogno americano realizzato) dell’immigrato indiano arrivato nel 1984 in Canada e diventato miliardario grazie alla forza del suo lavoro. Un esempio unico di integrazione. “Tutti parlano di Drake, ma c’è un altro personaggio che rappresenta in maniera iconica e simbolica gli ideali e lo spirito canadese”, scrive nel secondo di molti tweet di un threat che è stato ripreso tra gli altri anche da Steve Kerr - da sempre maestro di stile, anche sui social. Nav Bhatia è un 67enne “pronto a sventolare la sua asciugamano in prima fila dopo ogni canestro”, un bambino diventato adulto che continua a divertirsi alle partite dei Raptors come pochi altri. “Uno spettacolo da non perdere”, come viene indicato a chi si ritroverà per la prima volta a Toronto per le finali NBA che prenderanno il via tra pochi giorni. Il miliardario indiano detiene un record difficile da eguagliare e impossibile da battere: dal 1995, l’anno in cui è nata la franchigia di Toronto, ha assistito dal vivo a bordocampo a ogni singola partita casalinga della squadra. A tutte, nessuna esclusa. Dalla più inutile all’ultima sfida che ha regalato ai Raptors il primo storico titolo di campioni della Eastern Conference. Il primo tifoso di Toronto, senza offesa per Drake.

Un esempio di integrazione, l’immigrato che diventa miliardario

La sua è una storia di riscatto sociale, di integrazione unica nel suo genere: il sogno americano che diventa realtà anche per chi arriva da migliaia di chilometri di distanza e chiede soltanto un'occasione. Inclusione, una parola che diventa calzante e appropriata quando si parla di Canada. Bhatia è arrivato da immigrato senza alcun capitale a disposizione negli anni ’80: un uomo col turbante, dalla pelle scura, in un Paese artico e lontano dalla sua cultura. La laurea in ingegneria non bastava a trovare un lavoro, visto che il suo inglese dal forte accento indiano non gli permetteva di accedere a nessun ufficio di primo livello. A quel punto la soluzione è stata quella di partire da zero, come venditore di auto. Un colpo che avrebbe abbattuto molti, ma non Bhatia, detentore di un record ancora da battere ai giorni nostri (forse no, ma fa gioco alla storia di riscatto ingigantirne in parte i termini): nei primi 90 giorni da venditore riesce a vendere 127 auto; talmente tanto da permettergli di acquistare in pochi mesi il rivenditore che lo aveva assunto, diventando proprietario. Il modo migliore per iniziare la sua scalata nel mondo industriale ed economico canadese, tenendo ben presenti le sue priorità. Dal 1995 infatti la sua attenzione è stata catalizzata dai Raptors - la nuova squadra presente in città a cui abbonarsi anche quando non sguazzava nei dollari. Una delle grandi lezioni di questa storia infatti è che “quando sei un immigrato, nulla ti fa sentire più canadese dello sventolare una bandiera della nazione mentre stai facendo il tifo per la tua squadra. Lo sport è uno dei modi migliori per appiattire le differenze”, e Nav Bhatia ne è uno degli esempi più positivi. Durante gara-1, buttate un occhio lunga la prima fila a bordocampo: lo troverete sorridente a fare il tifo per i Raptors, come un'intera nazione che spingerà Toronto nei prossimi giorni a tentare l'impresa.

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