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NBA, appuntamento alle 10: Jimmy Butler si presenta in palestra alle 3.30 di notte!

NBA

Il nuovo arrivato a South Beach è da sempre considerato un giocatore dalla pazzesca etica del lavoro: fin dal primo giorno di allenamento in casa Heat, non ha smentito la sua reputazione, presentandosi in palestra con 6 ore e mezzo di anticipo sul gruppo

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Negli spogliatoi NBA solitamente funziona così: sulla lavagna viene lasciata l’indicazione dell’orario a cui presentarsi il giorno successivo, che sia per un allenamento o una partita. Immaginarsi la scena in casa Heat allora diventa facile: coach Erick Spoelstra o uno dei suoi assistente che scrive 10 A.M., prima di salutare il gruppo e dare appuntamento a tutti per il giorno dopo. Un giorno che per qualcuno, però, inizia prima che per gli altri. Per Jimmy Butler, ad esempio, l’ultimo arrivato a South Beach e anche quello che – da quando ha indossato la prima volta la maglia degli Heat – non ha mai smesso di ripetere quanto “la cultura del lavoro qui si sposi al meglio con la mia etica del lavoro”. Per questo il nuovo n°22 di Miami si è presentato al campo di allenamento degli Heat con sei ore e mezzo di anticipo (!) sull’appuntamento dato a tutti i suoi compagni: “Un po’ di lavoro extra mentre la maggioranza di voi stava ancora dormendo”, la sua spiegazione. “Mi piace lavorare in palestra. A che ora sono arrivato oggi? Alle 3.30 di notte. Voi stavate ancora dormendo, vero?”. Sarà questo il motivo per cui Erik Spoelstra – uno già di suo conosciuto per il regime ferreo dei suoi allenamenti, secondo la scuola Pat Riley – non ha esitato a definire l’etica del lavoro dell’ex giocatore di Chicago, Minnesota e Philadelphia “da Hall of Fame”. Quando poi sono arrivati i suoi nuovi compagni di squadra e per le 10 si è iniziato il lavoro collettivo, Butler ha apprezzato i primi feedback dal campo: “C’è tanta comunicazione in campo, voglia di aiutarci a vicenda. Tanti leader in squadra, ognuno a suo modo: ora come ora sono più loro ad aiutare me [ad ambientarmi] di quanto io possa aiutare loro”, afferma in maniera modesta Butler. Che continua: “Mi piace il fatto che tutti abbiano qualcosa da dire, anche perché sono io il primo a far sentire la mia voce. C’è voglia di lottare, di competere: se ci abituiamo a lottare in allenamento, poi sarà facile e automatico farlo contro i nostri avversari”. “Non smette mai di parlare, è vero – conferma la point guard degli Heat Goran Dragic – ma questo è Jimmy: un ottimo compagno, un ottimo giocatore: lui porta intensità a questo gruppo”. Necessaria ma non sufficiente, perché a South Beach vogliono anche vittorie: non hanno fatto di Butler il giocatore più pagato della squadra (142 milioni di dollari per 4 anni) soltanto per sentirlo parlare. E Butler lo sa. 

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