NBA, tweet pro-Hong Kong: le scuse di Morey, quelle di Harden e la posizione della lega

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Si allarga a macchia d'olio il caso-Morey: dopo la condanna del suo proprietario, anche James Harden prende le distanze dal suo gm, mentre la lega dirama un comunicato ufficiale e il nuovo proprietario dei Nets Joseph Tsai interviene sui social. Ma arrivano dalla Cina le reazioni più dure

IL TWEET DI MOREY PRO-HONG KONG, LA DURA REAZIONE DI FERTITTA

Non si placano le polemiche dopo il tweet pubblicato dal general manager degli Houston Rockets Daryl Morey, a supporto della protesta in atto a Hong Kong contro il governo cinese. Anzi, le ramificazioni e le ripercussioni di quanto da lui espresso sui social – per quanto resti un’opinione personale, come da più parti sottolineato – crescono con il passare delle ore e alla prima reazione (stizzita) del proprietario dei Rockets Tilman Fertitta, sono arrivate anche quelle di James Harden, della NBA stessa (con un comunicato ufficiale) e anche del nuovo proprietario dei Brooklyn Nets Joseph Tsai, co-fondatore del gigante dell’e-commerce cinese Alibaba. Ma andiamo con ordine, partendo dal comunicato ufficiale diramato dalla lega: “Riconosciamo che le vedute del general manager degli Houston Rockets Daryl Morey [un tweet con le parole: “Lottare per la libertà. Io sto con Hong Kong, ndr] hanno offeso tanti nostri amici e tifosi in Cina. E se Daryl ha messo in chiaro che il suo tweet non rappresenta né la posizione degli Houston Rockets né quella della NBA, i valori che questa lega incarna supportano la volontà dei singoli individui di istruirsi e poi condividere eventuali opinione per loro importanti. Abbiamo grande rispetto per la storia e la cultura della Cina e speriamo che lo sport possa fare da ponte tra culture diverse per portare le persone a sentirsi più vicine”. A distanziarsi dalla posizione espressa da Morey è arrivato però anche James Harden, che dopo l’ultimo allenamento di squadra ha voluto affrontare la questione – con al suo fianco Russell Westbrook – davanti ai microfoni e alle telecamere della stampa: “Ci scusiamo. Lo sapete, noi amiamo la Cina. Amiamo giocare lì. Entrambi andiamo in Cina uno o due volte all’anno e i loro tifosi ci dimostrano sempre una passione e un amore totale. Apprezziamo il loro supporto, sia come singoli che come parte dell’organizzazione che rappresentiamo”. Le ripercussioni susseguenti al tweet del general manager di Houston vanno però a toccare mille ambiti diversi, contando il peso dei Rockets in Cina (da sempre la squadra più amata nel Paese, fin dai tempi di Yao Ming), le implicazioni economiche di un mercato fondamentale (mezzo miliardo di tifosi cinesi hanno guardato almeno una partita NBA lo scorso anno, e la lega ha un proprio ufficio sul territorio) ma anche quelle politiche, visto che perfino il governo cinese si è detto “estremamente insoddisfatto dei commenti provenienti da Houston”.

La reazione cinese: gli Houston Rockets oscurati in tv

Le lega cinese – guidata dal febbraio 2017 proprio da Yao Ming – ha comunicato che “sospenderà ogni cooperazione con gli Houston Rockets”, definendo le parole di Morey “commenti inappropriati sulla situazione a Hong Kong”, verso i quali la lega stessa si pone “in forte opposizione”. Ma la reazione più forte e significativa è arrivata da Tencent, il broadcaster cinese che è da anni uno dei partner più importanti sul territorio, forte di un accordo per i prossimi cinque anni che versa nelle casse della lega 1.5 miliardi di dollari. Tencent ha infatti comunicato che sospenderà la trasmissione degli incontri degli Houston Rockets, invitando i tifosi della squadra texana che vogliano comunque godere delle gesta di Harden e compagni “a cambiare abbonamento”. Allo stesso tempo, una amichevole di G League prevista in Cina a fine mese tra la squadra affiliata ai Rockets - i Rio Grande Valley Vipers - e i Texas Legends è stata immediatamente annullata per decisione della lega cinese (CBA). Che la questione abbia assunto implicazioni fortemente politiche e sia arrivata addirittura a toccare i rapporti diplomatici tra i due paesi è testimoniato dalla pubblicazione sul social cinese Weibo – dall’account della stessa NBA – di una traduzione in cinese del comunicato ufficiale diramato dalla lega, definita “estremamente delusa dai commenti inappropriati [di Morey]”, che ha “senza dubbio urtato seriamente i sentimenti di tanti tifosi cinesi”. La NBA, evidentemente non felice della traduzione, ha prontamente replicato di aver diramato un unico comunicato, in inglese, distanziandosi così dalle diverse sfumature di significato apparse sulla versione cinese. Il tentativo di chiarire le proprie posizioni da parte di Morey – “Non volevo offendere nessuno, stavo semplicemente esprimendo un pensiero su un evento complesso, basandolo su una interpretazione personale. Negli ultimi giorni ho poi avuto modo di ascoltare e considerare tante prospettive diverse” – non sembra aver ammorbidito la reazione cinese, come evidente dalle reazioni del quotidiano ufficiale del partito comunista cinese e da quella dell’ufficio generale del consolato. Il People’s Daily ha definito la posizione espressa da Morey “dannosa verso i tifosi cinesi e un affronto per tutta la popolazione”, mentre il consolato ha invitato il gm dei Rockets “a correggere le proprie posizioni e prendere misure concrete e immediate per eliminare le ricadute di tali opinioni”.

Il nuovo proprietario di Brooklyn dà lezioni di storia a Morey

Con una lunghissima “lettera aperta a tutti i tifosi NBA”, è intervenuto poi con un post su Facebook anche il nuovo proprietario dei Brooklyn Nets Joseph Tsai, taiwanese di nascita, ufficialmente residente a Hong Kong ma canadese di nazionalità (dopo aver studiato negli Stati Uniti dall’età di 13 anni ed essersi laureato a Yale). Riconoscendo che le affermazioni di Daryl Morey “hanno chiuso il mercato cinese ai Rockets, come testimoniato dalla rabbia dei tifosi, dal rifiuto delle tv di trasmetterne gli incontri e dall’abbondono delle sponsorizzazioni da parte di molte aziende”, Tsai interviene per “dare quelle spiegazioni che gli Houston Rockets non stanno fornendo” (“Come uno dei 30 proprietari NBA e come persona che ha speso la maggior parte della sua carriera in Cina, sento il dovere di far sentire la mia voce”). “Che problema c’è se le gente esprime liberamente il suo pensiero? Questa libertà è un classico valore americano […] ma il problema è che certi argomenti sono assolutamente inaffrontabili in certi Paesi, società e comunità. Supportare un movimento separatista che nasce all’interno del territorio cinese è uno di questi argomenti taboo non solo per il governo cinese ma anche per tutti i cittadini. Quello che è stato terribilmente frainteso e spesso ignorato dai media occidentali critici del governo cinese – afferma Tsai – è che 1.4 miliardi di cittadini cinesi sono assolutamente uniti a difendere l’integrità territoriale della Cina e la sua sovranità sul proprio territorio. Questo argomento non è negoziabile”, conclude il proprietario dei Nets. Per spiegare tale atteggiamento Tsai si lancia poi in un’appassionata e competente lezione di storia, che parte dalle due guerre dell’oppio di metà Ottocento (che ha portato al controllo di Hong Kong da parte del governo britannico, controllo terminato solo nel 1997), passa attraverso la rivolta dei Boxer a cavallo tra Ottocento e Novecento, e arriva all’invasione giapponese del 1937. Questa lunga e complicata storia di dominazioni straniere fa sì, dice Tsai, che “quando si parla di movimenti separatisti la popolazione cinese avverte un profondo sentimento di vergogna e di rabbia”, come reazioni al dominio passato. “Dico questo perché si possa iniziare a capire il perché il tweet di Daryl Morey ha causato tali danni alle relazioni in essere con i nostri tifosi in Cina. Non conosco personalmente Daryl e sono certo che sia un ottimo general manager, e per questo accetto le sue scuse, quando riconosce di non essere stato informato sufficientemente sull’argomento. Detto questo, i danni causati da questo incidente non saranno presto dimenticati”, avverte. 

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