NBA, la prima di Kawhi Leonard a Los Angeles: "Che emozione giocare allo Staples"

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Per la prima volta l’MVP delle Finals è sceso in campo con la sua nuova squadra nell’arena distante solo 45 minuti da dove è cresciuto. Per lui 7 punti e 6 assist al termine di una gara in cui non sarebbe dovuto scendere in campo: “Non mi sono allenato come avrei voluto quest’estate, ma mi emoziona giocare qui”

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Quando un giocatore che ha appena cambiato squadra indossa per la prima volta la nuova maglia, l’effetto inevitabilmente rischia di essere straniante — come se ci fosse qualcosa di sbagliato nel vederlo con quei colori. La vista di Kawhi Leonard con la canotta bianca degli L.A. Clippers, però, non ha avuto questo effetto: sarà perché è nativo di Los Angeles o magari perché in carriera spesso ha giocato in bianco sia con San Antonio che con Toronto, ma Leonard è sembrato del tutto a suo agio nella sua prima uscita con la squadra che tanto ha voluto quest’estate. E dire che non sarebbe dovuto neanche scendere in campo: dopo aver saltato le prime due partite di pre-season contro Houston e Shanghai, la sera precedente alla partita contro Denver la sua presenza era fuori discussione. Poi, come ha rivelato coach Doc Rivers, il giocatore ha spinto per poter scendere in campo e togliersi un po’ della “ruggine” accumulata dopo un’estate passata a far recuperare il suo fisico ancora provato da dei playoff lunghi e affrontati con tanti piccoli problemi di infortuni. “Non ho potuto giocare con contatto per tutta l’estate, e non sono abituato” ha rivelato Leonard dopo la partita. “Non ho potuto allenarmi come avrei voluto, ma è pur sempre riposo se non giochi. La stagione è lunga: la preseason serve per ritrovare ritmo, così come gli allenamenti durante la regular season”.

La prima uscita da Clipper: 7 punti e 6 assist in 11 minuti

Nonostante la ruggine, una volta sceso in campo ha pur sempre dimostrato di essere l’MVP in carica delle Finals — o, per usare le parole del compagno Landry Shamet, “il miglior giocatore del mondo”. Leonard ha dato un assaggio delle sue capacità quando nel giro di 21 secondi ha segnato un tiro dalla breve distanza, ha recuperato un pallone in difesa e ha mandato a segno una tripla in step back per accendere il pubblico dello Staples Center. Poi si è impegnato soprattutto a far felici i suoi compagni, giocando di fatto da point guard e distribuendo sei assist (uno per Jamychal Green per il primo canestro della partita, uno per Montrezl Harrell in un pick and roll, tre consecutivi per Ivica Zubac e infine uno per Moe Harkless) senza commettere neanche una palla persa. In tutto Leonard è rimasto in campo per 11 minuti, chiedendo il cambio già nel primo quarto dopo essere rimasto a corto di fiato e uscendo nel secondo quarto, chiudendo con 3/6 al tiro e 1/3 da tre punti senza poter impedire la sconfitta per 111-91 dei suoi compagni.

Leonard: “Mi emoziono a giocare vicino a dove sono cresciuto”

Pur avendo giocato così poco, i suoi compagni si sono immediatamente accorti della differenza rispetto a quanto visto finora: “Non penso che ci abbia mostrato quello che sa fare in allenamento” ha detto un divertito Ivica Zubac. “Stasera in campo era già incredibile. Non abbiamo passato molto tempo assieme, ma l’intesa è venuta da sé”. Dopo la gara, pur senza tradire grosso trasporto come suo solito, il nativo di L.A. ha ammesso che la sensazione è stata diversa: “Provo emozioni anche solo preparandomi alla partita, e le ho provate quando ho firmato per venire qui: il pensiero di poter giocare a soli 45 minuti da dove sono cresciuto [Moreno Valley, California, ndr] è di per sé emozionante. Ma una volta che scendo in campo, la mia testa è solo al gioco”.

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