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NBA, Doc Rivers allenatore controcorrente: "Il nuovo coach challenge? Lo odio"

NBA

Nella notte il tecnico dei Clippers ha utilizzato per la seconda volta in stagione il "challenge", introdotto solo da quest'anno nella NBA. Per la seconda volta, però, dopo aver rivisto le immagini gli arbitri gli hanno dato torto, scatenando la sua reazione: "Nessuno ha il coraggio di sbagliare"

La nuova stagione ha portato nei regolamenti NBA una nuova regola, quella definita “coach challenge”. La possibilità cioè data a ogni allenatore di contestare una chiamata arbitrale – e una soltanto – nel corso della partita, costringendo la terna a rivederla a monitor. Tre sono i campi di applicazione: può essere contestato un fallo subìto da un giocatore; può essere chiesta la valutazione su un pallone dentro o fuori dal campo; può essere chiesta la revisione di una chiamata di goaltending o interferenza a canestro. In queste occasioni l’allenatore può invocare la nuova regola, a una sola condizione: di avere ancora un timeout a disposizione (necessario per fermare il gioco). Doc Rivers finora l’ha utilizzata in due occasioni, una prima volta contro Phoenix il 26 ottobre e poi ancora nella notte, per il fallo chiamato a Lou Williams nei confronti di Eric Bledsoe nel corso del quarto quarto di Clippers-Bucks. In entrambi i casi Rivers ha perso il challenge, vedendosi così tolto un timeout senza che la decisione arbitrale – contraria ai Clippers – venisse cambiata. “Orrenda decisione. Davvero”, la sua secca definizione della scelta della terna. “Avrebbero dovuto cambiare la decisione. È per questo che odio la nuova regola: nessuno vuole avere torto, fatemelo dire. Quella era una chiamata da cambiare. Non c’era assolutamente nessun tipo di fallo, a meno che fosse stato addirittura Bledsoe a far fallo su Lou [Williams] con la sua faccia”. Il regolamento prevede che gli arbitri possano cambiare la decisione presa in un primo momento solo davanti a una “netta evidenza contraria”. “E questo era il caso – insiste Rivers – tanto che a mio avviso potevano starci gli estremi anche per il flopping di Bledsoe. Per me era più probabile che lui ricevesse un richiamo dalla lega per flopping che veder fischiato un fallo a Lou. L’ho detto fin dal primo giorno: questa regola non mi piace. E ora mi piace ancora meno”. Rivers non è stato l’unico a pensarla così: nel momento in cui il capo arbitro Zach Zarba ha confermato la validità del fischio iniziale, dagli spalti dello Staples Center sono arrivati copiosi fischi rivolti alla terna arbitrale. 

I numeri del challenge in questo inizio di stagione

L’esperimento coach challenge è solo all’inizio, ma gli allenatori in giro per la lega si sono subito adeguati al nuovo regolamento e non sono mancate le occasioni per ricorrerci: finora le prime due settimane di campionato hanno visto 70 challenge, ma solo in 25 occasioni la iniziale chiamata arbitrale è stata modificata dalla stessa terna dopo aver consultato i replay a video (36%). Di queste 70 challenge in 13 occasioni sono stati contestati fischi relativi a falli in attacco, e in questo specifico caso la percentuale di modifica nella decisione arbitrale è stata ancora minore (il 23%, 3/13). Che i reclami degli allenatori siano accettati o meno, però, di sicuro Doc Rivers non è arruolabile nel gruppo di chi ha particolarmente apprezzato la nuova modifica regolamentare introdotta dalla NBA. Resta da vedere se la sua opinione resterà la stessa anche la prima volta che la terna, finalmente, gli darà ragione.