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NBA, lo zio di Kawhi Leonard ha chiesto benefit illegali per la firma in estate?

NBA

Tornano a far parlare le voci sulla possibile asta scatenata in estate da Dennis Robertson e Mitch Frankel (zio/consigliere e agente del giocatore) per concedere Kawhi Leonard al miglior offerente. Si parla di aerei privati, ville e contratti pubblicitari, oltre a una partecipazione azionaria nella franchigia che lo avrebbe messo sotto contratto

Come antipasto alla sfida del 25 dicembre tra Lakers e Clippers (alle 2.00 di notte in diretta su Sky Sport NBA) non si poteva chiedere di meglio: un articolo apparso sul sito The Athletic a firma Sam Amick, infatti, torna a mettere sotto la lente di ingrandimento il processo di reclutamento estivo di Kawhi Leonard, corteggiato da Raptors e Lakers ma finito poi ai Clippers. In particolare sotto accusa sarebbe il ruolo svolto dalla zio/consigliere del giocatore, Dennis Robertson (che non è certificato in nessun modo come agente NBA), nelle trattative con le varie squadre e in particolare con i Los Angeles Lakers. Secondo quanto riportato nel pezzo, Robertson – che per tutta la durata delle trattative estive è stato l’unico intermediario insieme all’agente del giocatore Mitch Frankel – avrebbe avanzato pretese ben al di là di quanto concesso dai regolamenti NBA, chiedendo come condizioni alla firma di Leonard una serie di benefit assolutamente senza precedenti. Tra questi: un aereo privato sempre a disposizione, una villa, una cifra garantita come risultato di una serie di contratti pubblicitari e, soprattutto, una partecipazione del giocatore nella proprietà della franchigia in oggetto. Non è la prima volta che emergono simili voci riguardanti questo tipo di benefit irregolari, richiesti dai rappresentanti di Kawhi Leonard, tanto che la NBA aveva già avviato un’indagine sul processo di reclutamento dei Clippers poi chiusa dalla stessa lega con la conclusione che non ci fosse stata nessuna violazione da parte della franchigia californiana rispetto a quanto previsto dal contratto collettivo. Ora però queste nuove rivelazioni riaprono la discussione, anche perché una fonte anonima citata nell’articolo arriva a sostenere che le richieste di Dennis Robertson siano state avanzate addirittura a Jeanie Buss in persona, con tre telefonate diverse nel giro di pochi giorni. L’esponente della proprietà dei Lakers si è così ritrovata – quasi incredula – a dover spiegare come le volontà avanzate per conto del giocatore fossero in palese violazione alle regole NBA, regole che lo stesso commissioner Adam Silver aveva voluto vedere inasprite nell’ultimo Board of Governors (alzando da 5 a 10 milioni di dollari le multe per le franchigie responsabili di quello che in NBA si chiama tempering, ovvero un’influenza irregolare sulle ipotetiche scelte di un free agent). A margine del contratto triennale poi firmato da Leonard (per 103 milioni di dollari complessivi), Robertson avrebbe quindi richiesto benefit supplementari che, se dovessero essere stati accolti anche solo in parte dai Clippers, metterebbero in grave pericolo la franchigia di Steve Ballmer, soggetta a provvedimenti che potrebbero andare dalla sospensione dei dirigenti coinvolti, alla perdita di scelte future al Draft fino all’annullamento del contratto in questione. Un polverone – alzato forse non a caso da fonti vicine ai Lakers proprio prima del derby losangelino in programma a Natale – che sicuramente è destinato a far parlare ancora tanto, mantenendo altissimo il livello di attenzione della lega sull’argomento.

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