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NBA, Brooklyn Nets, che fine ha fatto Kyrie Irving? “Spero di non operarmi alla spalla”

NBA

Assente ormai da oltre sette settimane e fuori causa nelle ultime 23 partite di Brooklyn, l’All-Star dei Nets non sembra essere ancora pronto per il ritorno sul parquet: “Sto meglio, ho fatto un’iniezione di cortisone, ma il pericolo di un intervento non è ancora scongiurato”

Settimo posto a Est per i Brooklyn Nets, 16 vittorie e 18 sconfitte incassate, risultati in altalena nelle ultime settimane in cui la rotazione si è andata via via riducendo attorno al sempre più solo Spencer Dinwiddie. La domanda che però ronza da tempo nella testa dei tifosi newyorchesi è una soltanto: quando torna sul parquet Kyrie Irving, il grande assente da oltre un mese e mezzo? A questo ha risposto il diretto interessato, giunto ai microfoni dei cronisti per la prima volta dopo l’infortunio di metà novembre: “Ora sto decisamente meglio rispetto alle scorse settimane, ma non sono in grado di giocare. Il prossimo passo da fare è capire se fare delle punture di cortisone per resistere al dolore, oppure optare per l’operazione alla spalla. Queste sono le alternative con cui mi confronterò nei prossimi giorni. Al momento sto lavorando per essere pronto a sopportare un trattamento di antidolorifici, senza dimenticare che potrebbe essere necessario intervenire a livello chirurgico”. Una valutazione che verrà fatta almeno tra un mese, forse lasciando trascorrere anche più tempo. “Le iniezioni di cortisone variano la loro efficacia in termini di tempo da soggetto a soggetto, ma sono ovviamente nocive e deleterie sul medio-lungo termine per il corpo e il muscolo. L’operazione resta quindi un’opzione nella mia testa, anche considerando le condizioni attuali del roster [ogni riferimento all’infortunio di Kevin Durant non è puramente casuale, ndr]. Voglio farmi trovare pronto dopo essermi sottoposto per il tempo necessario alla riabilitazione, al riposo e calcolando poi cosa saremo in grado di fare una volta tornato in campo”. Insomma, se la squadra dovesse perdere il treno playoff nelle prossime settimane, non ci sarebbe poi una grande urgenza nel ritornare in campo in questa stagione.

I primi problemi contro New Orleans e la terapia sbagliata

Un recupero andato a rilento perché Irving ha affrontato non nel modo migliore l’infortunio. Le prime avvisaglie infatti risalgono allo scorso 4 novembre, quando scatenato contro i Pelicans trascinò Brooklyn al successo con una gara da 39 punti fondamentali stampati in faccia a un Brandon Ingram che chiuse a quota 40. Un testa a testa spettacolare, che infiammò il Barclays Center: nessuno però avrebbe immaginato che quella fosse la sua ultima grande prestazione della regular season. Irving infatti non si presentò ai microfoni dei cronisti nel post-partita: una scelta vista da molti come l’ennesimo atto di narcisismo legato al personaggio, ma che in realtà fu figlia del fatto che il n°11 dei Nets fu costretto a sottoporsi a trattamenti alla spalla. Dopo quella partita, Irving è sceso in campo altre quattro volte, prima di alzare bandiera bianca il 14 novembre contro Denver: “È frustrante fare esercizi e allenamenti dedicati per settimane e non riuscire a lasciarsi il dolore alle spalle”, sottolinea il diretto interessato, spiegando di aver scelto dopo consiglio medico di non assumere antidolorifici e di lavorare sulla spalla per diverse settimane. Una decisione fallimentare – Irving ha visitato uno specialista in Arizona – che lo ha costretto poi lo scorso 24 dicembre a fare la prima infiltrazione di cortisone per smettere di avere dolore ogni volta che alza le braccia al di sopra della sua testa: “È stato come ripartire da zero”, chiosa l’All-Star di Brooklyn. Non il modo migliore per sperare di recuperare in fretta e dare una mano ai compagni sul parquet.

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