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NBA, si avvera il sogno di Jamal Murray: si gode la maglia firmata da Vince Carter

NBA

La guardia dei Denver Nuggets a 5 anni è tra il pubblico durante una partita di preseason dei Toronto Raptors per poter vedere da vicino il suo idolo: Vince Carter. Oggi i due sono avversari nella NBA ma l'ammirazione di Murray non accenna a calare

“To Jamal, my guy”. Quattro parole soltanto, ma per Jamal Murray – oggi un giocatore NBA famoso e affermato, titolare di un contratto da 170 milioni di dollari – quattro parole che hanno un valore incommensurabile. Sono quelle che Vince Carter scrive di suo pugno sulla maglia n°15 degli Atlanta Hawsk che sceglie di regalare a fine gara alla guardia dei Nuggets, che immediatamente condivide la foto sui suoi social con una didascalia che racconta tutto: “Half-man, half-amazing. Grazie Vince Carter: tu non puoi capire quanto mi hai ispirato”. E allora per capirlo forse bisogno tornare indietro di più di 17 anni, era il 5 ottobre 2002. Carter era entrato nella lega con il Draft del 1998, il debutto era arrivato – nell’annata del lockout – solo nel 1999. In quell’ottobre del 2002 si stava preparando già alla sua quinta stagione nella lega, con i suoi Toronto Raptors, impegnati in una gara amichevole a Waterloo, in Ontario, all’interno del Physical Activities Complex dell’università locale. Da quelle parti la NBA non passa quasi mai, per cui – anche se si tratta solo di prestagione – due ore prima della palla a due i 4.000 posti dell’arena di Waterloo sono già strapieni. Tra gli spettatori c’è anche un ragazzino di 5 anni che papà Roger allena già con piglio maniacale ispirandosi a Bruce Lee più che a Michael Jordan. Ma quel ragazzino, un giovanissimo Jamal Murray, il suo idolo ha già scelto, ha la maglia n°15 dei Toronto Raptors e quel giorno è lì, a due passi da lui. Murray non resiste: urla il suo nome e pure in mezzo al frastuono di un’arena con 4.000 persone in qualche modo il suo richiamo arriva alle orecchie di Vince Carter, che alza un braccio, punta il dito verso il suo giovane tifoso e sorride. “Mi ricordo di aver urlato e di averlo visto indicarmi: Vince era il mio giocatore preferito, da ragazzino, vederlo mi avevo reso felicissimo. Quello è stato un momento davvero speciale per me”, racconta ancora oggi. Poi – dominando la competizione in Canada, meritandosi una borsa di studio a Kentucky e giocando un’ottima annata NCAA (nel 2015-16) – Murray finisce per diventare un giocatore NBA, e durante la sua seconda stagione nella lega quell’incontro diventa ancora più ravvicinato. Merito di Richard Jefferson, che nell’annata 2017-18 è con i Nuggets ma per quattro anni era stato compagno proprio di Carter nel New Jersey, ai Nets. È lui che fa gli onori di casa tra i due, li fa finalmente conoscere rendendo così reale il sogno della guardia di Denver. Oggi i due si sono affrontati su un parquet NBA già nove volte – l’ultima solo poche ore fa – ma l’emozione per Murray non accenna per nulla a calare, da quel primo giorno di oltre 17 anni fa. Anche se oggi Vince Carter – l’uomo che ha ispirato un’intera generazione di giocatori canadesi – chiama Jamal “my guy”.

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