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NBA, Rajon Rondo fa l'allenatore: "Kuzma, prendi tu Westbrook e fermalo"

NBA

All'intervallo dell'ultima gara dei Lakers contro i Rockets, la guardia gialloviola (fuori per un problema al dito) consiglia il cambio difensivo che rallenta la superstar di Houston: "Dovevo pur rendermi utile in qualche modo"

Di Frank Vogel a Los Angeles si parla pochissimo. Del suo assistente allenatore Jason Kidd (che tanti vedevano come la principale minaccia alla panchina di Vogel nel caso le cose non fossero andate subito bene) ancora meno. Ma ora il coaching staff gialloviola ha accolto un nuovo – ufficioso – membro, Rajon Rondo, costretto ai box da una frattura all’anulare della sua mano destra e quindi più che voglioso di mettere al servizio della squadra il suo alto quoziente di intelligenza cestistico. Lo ha fatto – secondo le rivelazioni apparse su ESPN – all’intervallo dell’ultima vittoria dei Lakers sul campo di Houston. Dopo i primi 24 minuti Russell Westbrook stava dominando l’incontro, giù autore di 22 punti con un ottimo 9/12 al tiro. Un dominio che piace poco a Rondo, che suggerisce una contromossa a coach Frank Vogel: “Perché non mettere Kyle [Kuzma] su Westbrook?”. Negli spogliatoi l’ex campione NBA con la maglia dei Celtics nel 2008 va per prima dal suo compagno e gli propone l’idea: “È venuto da me chiedendomi se me la sentissi di marcare Russell Westbrook. ‘Certo che posso farlo’, gli ho risposto. Russell ci stava davvero facendo male, andava in post contro le nostre guardie [3/4 al tiro contro Alex Caruso, 2/2 contro Quinn Cook, 3/3 anche contro Danny Green, ndr] e tenerlo lontano dal ferro era davvero difficile, perché è forte fisicamente e ha stazza. Nel secondo tempo sia riusciti a eliminargli questo vantaggio, mettendogli un corpo più grosso in marcatura”. La richiesta fatta da Rondo (e da Vogel) all’ala dei Lakers è quella classica in questi casi: “Cercare di stargli davanti, fargli prendere tiri difficili e non fargli fallo, perché attaccanti come lui sono sempre alla ricerca di falli. Se riesci a tenerli lontani dalla lunetta è già un successo”. Missione riuscita: Westbrook nel secondo tempo tira solo tre liberi (ne aveva presi il doppio nel primo tempo) e anche le sue percentuali calano (dal 75% al 54%, comunque positiva). Kuzma è stato il principale marcatore di Westbrook per ben 25 azioni dopo l’intervallo, e in questi possessi l’attacco dei Rockets ha prodotto 92.3 punti per 100 possessi contro il dato di 101.9 con qualsiasi altro giocatore dei Lakers in marcatura sul n°0 di Houston. I due si sono trovati uno di fronte all’altro – con Westbrook in attacco e Kuzma in difesa – per oltre 3 minuti, nel corso dei quali però la superstar di coach D’Antoni ha segnato solo due punti, sbagliando tre dei quattro tiri presi. 

I complimenti dei compagni

Galvanizzato dalla sfida difensiva, Kuzma si è esaltato anche in attacco, esplodendo per un secondo tempo da 17 punti (dopo averne segnati 6 prima dell’intervallo) con 6/10 al tiro, chiudendo la seconda frazione con un plus/minus di +13. Ma in spogliatoio tutti i suoi compagni, da LeBron James a Danny Green, hanno voluto sottolineare il suo sforzo difensivo, più che quello offensivo: “Nel terzo quarto le cose in campo sono cambiate – ammette LeBron James – e la differenza più grande l’ha fatta la marcatura di Kuz su Russ: lo ha fatto faticare. Russ è incredibile quando può giocare in velocità, per la sua capacità di chiudere al ferro e per le grandi doti atletiche. Kuz gli è rimasto sempre davanti, lo ha costretto a fare fatica: ma la cosa ancora più importante è che ha accettato la sfida”. “Sta capendo qual è il quadro generale – rincara la dose Danny Green – perché non si tratta di segnare, di metter su grandi statistiche o di fare il proprio in attacco. È in difesa che si decidono le partite, è lì che ciascuno di noi non deve deludere i suoi compagni. E Kuzma non solo non vuole essere un punto debole, ma vuole mostrare a tutti di aver fatto un salto di qualità e di poter contribuire anche in difesa”. Come da intuizione di Rajon Rondo, che l’ha capito prima di tutti, ma che con un sorriso si schernisce: “Sono infortunato, non posso giocare, dovevo pur rendermi utile in qualche modo…”. 

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