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NBA Sundays: James Harden gioca da MVP, Houston batte New Orleans

NBA SUNDAYS
©Getty

Partita combattuta, equilibrata e divertente tra Rockets e Pelicans, vinta da Houston grazie a un super James Harden che chiude con 40 punti, 10 rimbalzi e 9 assist una gara dominata nonostante l’assenza di lunghi. Brandon Ingram si ferma sul più bello - 28 punti, nessuno nel quarto periodo - Zion Williamson ne aggiunge 21 con 10 rimbalzi e 8/14 al tiro, tripla doppia per Lonzo Ball

Houston Rockets-New Orleans Pelicans 117-109

La vince James Harden, che si lascia alle spalle nel migliore dei modi il peggior mese per percentuale al tiro della sua carriera (35.5% a gennaio). Erano tre anni che il Barba non chiudeva due partite in fila con meno di 20 punti a referto e così contro New Orleans torna a vestire i panni dell’MVP e ne mette 40 con 10 rimbalzi, 9 assist e 7 triple a bersaglio. Quello che serve ai Rockets, rimaneggiati e senza lunghi - costretti a stringere i denti sotto canestro e cercare pericolosità dall’arco. A dar manforte alla quasi tripla doppia del Barba ci pensano i 22 punti a testa di Russell Westbrook e Ben McLemore, in un match terminato con ben 20 rimbalzi di squadra in meno a referto (63-43). A pesare come un macigno sulla partita dei Pelicans però sono le 21 palle perse - 10 nel solo primo quarto, record stagionale in una singola frazione - e l’inesperienza di un finale in cui New Orleans ha tentato a tutti i costi la giocata dalla lunga distanza: sono arrivati invece 11 errori consecutivi con i piedi oltre l’arco che hanno condannato gli ospiti in una quarta frazione da soli 16 punti segnati. Nessuno di questi porta la firma dell’All-Star Brandon Ingram, miglior realizzatore dei suoi a quota 28 punti con 12 rimbalzi e 3 assist. Positiva anche la prova di Zion Williamson, autore di 21 punti e 10 rimbalzi in 33 minuti sul parquet (il massimo che finora coach Gentry gli ha concesso), conferme per un Lonzo Ball in tripla doppia (10 punti, 11 rimbalzi e 10 assist) mentre per Nicolò Melli 12 minuti in campo, 2 punti, una stoppata da highlights e poco altro in una sconfitta che in parte ridimensiona le ambizioni di risalita di New Orleans.

Il racconto del primo tempo

Houston, sempre a causa dell’infortunio di Clint Capela, replica il quintetto piccolo senza giocatori al di sopra dei due metri d’altezza, mandando PJ Tucker in marcatura su Zion Williamson che alla prima occasione decolla in transizione e inchioda una super schiacciata sulla testa della difesa avversaria. I Rockets hanno paura di subire nei pressi del ferro, ma è dalla lunga distanza che arriva il primo allungo degli ospiti: due bersagli a testa dall’arco per Ingram e Lonzo e a metà primo quarto è già 16-7 per i Pelicans (14-0 di parziale). La risposta di Houston arriva grazie a un ispirato James Harden - reduce da due partite con meno di 20 punti segnati (non gli succedeva da 3 anni). Il Barba ne firma 14 nei primi 9 minuti, ricucendo lo strappo e permettendo ai padroni di casa di chiudere avanti il primo quarto nonostante i 10 punti di Brandon Ingram. “Merito” delle 10 palle perse dei Pelicans - massimo in una singola frazione in questa stagione - che vanificano così i 10 rimbalzi in più catturati rispetto ai piccoli Rockets. Contro un quintetto senza lunghi, New Orleans prova anche l’esperimento con Zion da cinque che spalle a canestro viene cavalcato dagli ospiti nella seconda frazione. Una partita equilibrata e divertente, con il timeout a 7 minuti dal termine del primo tempo che arriva sul 45-45. Primi minuti in campo anche per Nicolò Melli, che approfitta dello spazio per segnare una tripla e prendersi delle responsabilità in un attacco in cui i Rockets preferiscono scalare in marcatura sugli altri. Harden però ha lasciato alle spalle il mese di gennaio e il suo 35.5% dal campo (peggiore in carriera), trovando da subito efficacia e scollinando a quota 23 punti in 15 minuti di gioco. In chiusura di primo tempo a regalare i colpi migliori sono sempre il Barba e Zion Williamson, i due protagonisti nel 65-60 Rockets con cui si va a riposo all’intervallo lungo. La prima scelta assoluta all’ultimo Draft chiude con 15 punti, 6/9 dal campo e 7 rimbalzi.

Il racconto del secondo tempo

La ripresa parte esattamente come era iniziata la partita, con una schiacciata spettacolare di Williamson che resta un rebus complicato da risolvere per la difesa di Houston. New Orleans continua a dominare sotto canestro, mentre i Rockets provano a non soccombere contro l’atletismo di una squadra giovane come i Pelicans. 75-74 New Orleans a metà terzo quarto. A guidare gli ospiti ci pensa Brandon Ingram, fresco di convocazione all’All-Star Game, mentre dall’altra parte Westbrook supera senza grossi problemi quota 20 punti segnati allungando la sua striscia da record. La prima tripla della ripresa per Harden fissa il punteggio sull’85-85, una sfida che resta in equilibrio a un quarto d’ora dalla sirena. A pesare sugli ospiti le palle perse che vanificano le percentuali ottime dal campo. Melli torna sul parquet, mentre Houston trova dalla panchina un Ben McLemore in grado di doppia in tre quarti i 10 punti di media raccolti in questa prima metà di stagione. A 12 minuti dalla sirena la gara è in equilibrio: 93-92 New Orleans. Sale l’intensità nell’ultimo quarto, ma con la stanchezza aumentano anche gli errori: a 8 minuti dal termine, Houston avanti sul 102-101 e nessuna delle due squadre è in grado di scavare il solco decisivo. Tanti errori e poche giocate in un rush conclusivo tutto da godere: 106-103 Houston a 5 minuti dalla sirena. I 10 punti sul tabellone del quarto periodo segnati dai Pelicans non si muovono, così ad approfittarne è Harden che con due liberi porta Houston sul +5. 108-103 a 3 minuti e 36 secondi dal termine. I Rockets toccano anche le 7 lunghezze di vantaggio, mentre New Orleans prima perde l’occasione di avvicinarsi con due liberi sbagliati da Jrue Holiday e poi, a seguito di una tripla aperta finita sul ferro di Harden, Josh Hart in lunetta converte un solo tentativo. A chiudere i conti dall’arco Daniel House Jr., con la tripla che taglia definitivamente le gambe a New Orleans.

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