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All-Star Game, la NBA conferma: “Il format della partita delle stelle resta lo stesso”

all-star game
©Getty

Una decisione non ufficiale, ma la direzione sembra quella: dopo il trionfo di spettacolo, spettatori e divertimento di quest’anno, le modifiche apportate alla gara tra All-Star sembrano aver raggiunto lo scopo tanto atteso. Ridare vita a una competizione che aveva perso senso

Formula che vince non si cambia. E oltre al Team LeBron sul parquet grazie al “contestato” libero finale realizzato da Anthony Davis, a fare la differenza è stata la decisione di cambiare il format dell’All-Star Game - una scelta che ha ridato linfa a una competizione che sembrava ormai aver perso ogni tipo di senso. L’idea di fissare un punteggio da raggiungere (sommando allo score della squadra migliore 24 punti), togliere il cronometro e lasciare che i giocatori si esprimano per tutto il tempo necessario è piaciuta molto a Byron Spruell, uno dei volti principali all’interno della dirigenza NBA. Insomma, dopo anni di lavoro per provare a mescolare un po’ le carte, finalmente sono arrivati i frutti sperati. Già nel 2018 con la decisione di “mescolare” le carte e rinunciare alla rigida selezione Est contro Ovest si era fatto un primo passo in avanti, ma l’introduzione dell’ultimo quarto senza cronometro ha rappresentato la svolta. Secondo quanto raccontato da ESPN, nelle riunioni in cui si è lavorato alla modifica del regolamento, inizialmente si era preso in considerazione il numero 38 come punteggio da aggiungere - la media di quanto realizzato in questa regular season nell’ultimo periodo dalla squadre. Una cifra poi scesa prima a 35 e poi a 24 per ricordare Kobe Bryant a seguito della sua tragica scomparsa. Per questo è realistico immaginare che il prossimo anno quella soglia torni a salire, aggiungendo anche un altro timeout televisivo all’interno dell’ultimo quarto. Per realizzare gli ultimi 24 punti la durata della frazione è stata di 15 minuti di gioco - 39 totali considerando le pause. “L’intensità è stata massima, i giocatori si sono subito sentiti coinvolti”.

Le modifiche in discussione: G-League, spareggio playoff e torneo di metà stagione

Una delle tante idee sul tavolo è quella di rendere il quarto periodo della G-League “libero” dal cronometro per aumentare la spettacolarità, ma al tempo stesso questa decisione tradirebbe uno degli obiettivi principali che la lega di sviluppo si è data: formare i giocatori in vista di un loro utilizzo in NBA, il cui formato invece non è in discussione. Di un quarto finale senza cronometro si è parlato anche nel caso in cui parta il torneo di “metà stagione” - la competizione che la lega vorrebbe proporre per la stagione 2021-22, un modo per celebrare i 75 anni dalla nascita della NBA e lanciare un nuovo format chiaramente ispirato alle coppe nazionali giocate in Europa. L’ultima opzione sul tavolo è anche quella di inserire un quarto periodo ad alto tasso di spettacolarità negli spareggi playoff: un mini-torneo a quattro squadra, dalla settima alla decima classificata a Est e Ovest. In palio l’accesso ai playoff, da conquistare anche vincendo un quarto in cui l’obiettivo è segnare più punti possibile e non aspettare che trascorrano 12 minuti. Soltanto suggestioni per il momento, ma il messaggio chiaro è che la NBA ha colto la forza rivoluzionaria e spettacolare raccolta dall’All-Star Game appena concluso e non vuole perdere l’occasione di continuare lungo quel percorso di cambiamento.

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