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NBA, Steve Kerr ammette: "Abbiamo sottovalutato il problema coronavirus"

CORONAVIRUS
©Getty

L’allenatore dei Golden State Warriors ha parlato della situazione che sta attraversando la NBA e gli Stati Uniti in generale: "È una presa di coscienza, non avevamo gli strumenti per capire la pericolosità del fenomeno. Ora è fondamentale osservare le norme e superare l’egoismo"

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Quattro giorni fa era in panchina ad allenare i suoi Golden State Warriors nella gara contro gli L.A. Clippers. Oggi Steve Kerr sta cercando di allenare gli americani. Perché la partita si è spostata dal campo alla nazione e l’avversario si chiama coronavirus. “Non è una questione di ipocrisia” ha dichiarato a The Athletic, “si tratta semplicemente di una presa di coscienza. Sono perfettamente consapevole del fatto che ci fossero 15.000 spettatori alla nostra ultima partita e che oggi io stia parlando di distanza sociale e di quanto sia importante evitare gli assembramenti per arginare l’avanzata del virus”. “Prima” ha proseguito l’allenatore tre volte campione NBA “non avevamo gli strumenti necessari per comprendere il fenomeno, ne ignoravamo la portata. Ora tutti hanno la possibilità di fare qualcosa di utile. Voglio farlo anche io, facendo sentire la mia voce”. La California ha dichiarato lo stato di emergenza lo scorso 5 marzo. Nelle settimane precedenti e successive migliaia di tifosi di Golden State hanno riempito le tribune del Chase Center di San Francisco. Si può parlare – anche alla luce delle prime dichiarazioni del presidente Trump – di iniziale sottovalutazione del problema.

La frecciata di Kerr a Trump: "Deludente non avere informazioni"

Steve Kerr e Donald Trump probabilmente non si amano e sicuramente non si stimano. Più di una volta, in passato, si sono trovati in disaccordo. E una frecciata all’indirizzo dell’inquilino della Casa Bianca, coach Kerr ha deciso di mandarla. “È stato davvero deludente il fatto che soprattutto all’inizio non ci siano state fornite informazioni utili alla comprensione della reale pericolosità del fenomeno e le istruzioni necessarie per poterlo fronteggiare collettivamente e individualmente”.

 

Lo stesso Kerr ammette nel corso dell’intervista che è possibile che la natura umana abbia inciso sulla percezione di ciò che stava accadendo, perché “a volte c’è la tendenza a rifiutare e a cercare di tenere lontano da noi tutto ciò che non siamo in grado di comprendere appieno” e che comunque “il fatto che lo sport a livello mondiale sia stato costretto a fermarsi è un concetto difficile da accettare”.

Kerr ammette: "Il primo pensiero era portare avanti la stagione"

Anche l’ex compagno di squadra di Michael Jordan ai tempi dei Bulls – stimato da appassionati e addetti ai lavori per il suo acume e la profondità di analisi e giudizio – ha dovuto ammettere che il suo primo pensiero è stato di cercare un modo per portare avanti la stagione. Solo in un secondo momento si è arreso e ha detto a se stesso “è qui, ce l’abbiamo in casa, mio Dio, tutto questo sta succedendo davvero”. L’insegnamento che si può trarre da tutto questo? “Andare oltre, superare l’egoismo che è in ognuno di noi”.

 

A Kerr non sfugge l’aspetto paradossale legato alla cancellazione delle manifestazioni sportive. “Di solito è lo sport a fungere da valvola di sfogo quando c’è bisogno di mettere da parte problemi e preoccupazioni”, ma ora i suoi pensieri sono rivolti ad altro. Alla possibile “sofferenza a cui potrebbe andare incontro il sistema sanitario americano e a quanto sia importante – oggi più che mai – l’osservanza di norme e precauzioni”. Le stesse che da alcuni giorni caratterizzano e scandiscono la nostra vita.

 

C’è una precisazione, al termine dell’intervista. Una precisazione non banale. “Voglio ripeterlo ancora una volta” conclude l’allenatore nato a Beirut 54 anni fa. “Non sono un esperto, non sono un medico. Sono quello stesso idiota che quattro giorni fa se ne stava seduto in panchina davanti a 15.000 spettatori. Sto solo cercando di capire ciò che sta accadendo. Ora la cosa più importante è sapersi adattare alle nuove norme di comportamento per superare questo difficile momento”.

 

La capacità di fare autocritica forse non finirà su una mensola insieme agli altri trofei, ma sicuramente vale quanto un titolo NBA. Soprattutto di questi tempi.

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