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NBA, il bel gesto di Damian Lillard: telefona a un tifoso dei Blazers malato terminale

NBA
©Getty

Sette anni di battaglie contro un tumore diagnosticatogli nel 2013: oggi i dottori lasciano pochissime speranze a Jay McKenney, tifoso dei Blazers fin dall'età di 5 annni ("mi hanno dato giorni, settimane"). E così la telefonata del suo campione preferito assume un valore davvero speciale 

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Si dice spesso che un gesto, anche piccolo, può avere significati molto profondi. Damian Lillard negli anni ha dimostrato di non aver dimenticato la vita delle persone comuni, lui che da ragazzo — cresciuto in una Oakland non proprio idilliaca — ha dovuto fronteggiare in prima persona parecchie difficoltà. Nessuna però così grande come quella di Jay McKenney, tifosisissimo dei Portland Trail Blazers fin dall’età di cinque anni e oggi — giunto a 46 — messo di fronte a una realtà che gli lascia poco scampo: “Mi è stato diagnosticato un tumore grosso come un pallone da football nel 2013 — ha raccontato a un’emittente dell’Oregon — e da allora ho lottato in continuazione con questo male per 7 anni. Oggi sono arrivato alla fine: i medici mi hanno detto che è questione di giorni o settimane”, afferma sconsolato. Una condizione terribile, ulteriormente aggravata nelle ultime settimane dall’esplosione del coronavirus: “Ero in ospedale ma non potevo vedere nessuno, nessuno poteva venire a trovarmi: per fortuna il mio chirurgo è stato comprensivo e mi ha permesso di andare a casa”. E qui ha ricevuto una telefonata davvero inaspettata: quella dell’All-Star dei Blazers Damian Lillard, venuto a conoscenza della sua situazione da un amico di un amico comune. “Dame è sempre stato il mio giocatore preferito — ha raccontato McKenney — non c’è un’altra persona in tutto il mondo che mi avrebbe fatto più piacere sentire, che mi avrebbe sorpreso in questo modo. È stato così naturale, non sembrava assolutamente che stesse facendomi un piacere: mi ha dato davvero l’impressione che volesse sapere come stavo, perché la mia storia l’aveva in qualche modo toccato. Abbiamo parlato di tutto, dalla sua carriera nella musica alle nostre diverse prospettive su cosa significhi la parola gratitudine, fino ovviamente all’ultimo tiro sulla sirena contro OKC ai playoff dello scorso anno. C’ero quel giorno, ero al Moda Center: per 25 minuti ho completamente perso la testa. E quando gliel’ho detto Dame si è divertito un mondo a sentirmelo raccontare”. Campione dentro e fuori dal campo, come ha avuto modo di testimoniare Jay McKenney. Che a 45 anni, con una moglie sposata 25 anni fa e due figlie, mantiene una lucidità straordinaria: “Fossi da solo sarei pronto ad affrontare il mio destino: so dove sto andando, la mia fede in Dio mi aiuta. Ma il mio dolore è il loro dolore”, dice, riferendosi ai suoi affetti più cari. Che da oggi includono, in un modo diverso da prima, anche un campione NBA come Damian Lillard.  

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