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NBA, "the next dance": James Borrego e gli Charlotte Hornets di Michael Jordan

NBA

Per tutti Michael Jordan è il n°23 dei Bulls, il campione dei campioni, l'imbattibile mito dei sei anelli in sei finali. Per l'allenatore degli Hornets, però, Jordan "è il mio boss, anzi il mio partner": e dalla visione di "The Last Dance" Borrego sta imparando parecchio

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Tutta America si sta godendo “l’ultimo ballo” di Michael Jordan. C’è però un uomo che — insieme a MJ — vorrebbe essere protagonista del “prossimo ballo”. Quello ancora da creare, inventare, costruire. È James Borrego, allenatore di quegli Charlotte Hornets il cui proprietario è proprio Michael Jordan. A casa Borrego le domeniche assomigliano a quelle di tutti gli sportivi: davanti allo schermo a seguire la storia di Jordan e dei Bulls 1997-98. Con i suoi tre figli (una ragazza e due ragazzi) al fianco: “Per loro Michael è il mio capo, conoscono il suo brand e hanno sentito qualche storia di quando giocava, ma il resto è una scoperta quasi totale. Mi chiedono: ‘Ma si infuria così tanto anche con te? Anche nei vostri discorsi ci sono tutte queste parolacce?’. Per me è divertente vedere la loro reazione, ma allo stesso tempo imparo qualcosa anch’io”, dice il capo allenatore degli Hornets. “Per prima cosa: anche per Jordan non è stato subito tutto facile. Ha dovuto lottare, ha dovuto superare tanti ostacoli ed è stato proprio questo a dargli quella spinta per diventare chi è diventato. Non ha permesso che le sconfitte e le delusioni lo affossassero, anzi: le ha usate per motivarsi e centrare i suoi obiettivi. Questo deve valere anche per noi”, dice pensando alla sua squadra, anche quest’anno protagonista di un record perdente (23-42 al momento della sospensione del campionato). “Quello che i nostri giocatori devono capire è che indipendentemente dal risultato di una partita o di una stagione bisogna continuare ad andare avanti, lavorare, migliorarsi. Non ci si può far abbattere, ma a ogni ko bisogna tornare più forti di prima, trascinandoci a vicenda per far meglio”.

Borrego: “Ora apprezzo Jordan ancor più di una volta”

Anche Jordan — dice Borrego — non è subito stato Michael Jordan: “È stato la terza scelta al Draft, non la prima. Non ha vinto al suo primo anno nella lega, né al secondo e né al terzo”. “Oggi lo apprezzo ancora di più — dice Borrego del suo capo — perché oggi so cosa ci vuole per vincere un titolo NBA [da assistente allenatore agli Spurs ha vinto l’anello nel 2005 e nel 2007, ndr] e cosa ci vuole per aver la meglio in una serie di playoff”. Un’ammirazione che l’allenatore degli Hornets ha confessato di aver dovuto un po’ mettere da parte, per poter lavorare al meglio per Jordan: “Le prime due volte che l’ho visto è stato davvero surreale, e ancora oggi se mi fermo a pensarci quella sensazione può ritornare”, ammette. “Ma oggi è il mio capo e, più ancora, io lo vedo come il mio partner: assieme vogliamo centrare quelli che sono i nostri obiettivi comuni per gli Charlotte Hornets”. E magari costruire assieme “the next dance”, l’ultimo capitolo vincente della storia di Michael Jordan.

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