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NBA, Horace Grant replica a Jordan: "Non sono una spia, adesso basta"

the last dance
©Getty

Duro attacco da parte del compagno di squadra del n°23 dei Bulls durante il primo three peat, indicato come colui che raccontò i segreti dello spogliatoio di Chicago a Sam Smith - autore del libro “The Jordan Rules”: “Sono solo bugie, se prova rancore possiamo risolvere la questione da uomini”

“The Last Dance” è stato un successo planetario, commentato e apprezzato da molti, ma non da tutti. C’è chi infatti come Horace Grant che ha respinto al mittente le illazioni fatte all’interno del documentario, soprattutto quelle riguardo un suo possibile ruolo da “spia” all’interno dello spogliatoio con Sam Smith - autore del famoso libro “The Jordan Rules. “Bugie, bugie e ancora bugie - spiega l’ex giocatore dei Chicago Bulls - se Jordan ha provato rancore nei miei confronti, possiamo risolvere la questione da uomini. Possiamo discuterne o trovare un altro modo per sistemare le cose. Ma ancora una volta, davanti a una telecamera ha iniziato a ripetere la bugia secondo cui io sono la fonte che ha spifferato le cose scritte nel libro. Io e Sam siamo sempre stati grandi amici, lo siamo tutt’ora, ma la sacralità dello spogliatoio e dei suoi segreti non è mai stata messa in discussione. Sam è un grande giornalista investigativo, questa è la spiegazione. Ha sempre detto di aver avuto due fonti: perché MJ continua a puntare il dito soltanto contro di me?”. Uno sfogo duro, fuori dal coro: “Il suo è soltanto rancore: te lo dico io, non ha altre ragioni se non quella. E penso che venga fuori durante il documentario. Se dici qualcosa fuori posto sul suo conto, vieni fatto fuori, farà di tutto per distruggere il tuo personaggio”. Questione di ruoli e quello di MJ è sempre stato chiaro a tutti.

Horace Grant: “Il 90% dei racconti nella serie non sono veri”

Un attacco a tutto campo, visto che il caso del libro e le accuse nei confronti di Grant sono soltanto uno dei tanti passaggi artefatti della storia: “Vorrei poter dire che è soltanto una questione di spettacolo, ma chi c’era ed è stato suo compagno di squadra, sa bene che il 90% di quei racconti - non so se posso dirlo in diretta - non sono reali. Perché molto spesso a quello che Jordan diceva ai suoi compagni, seguiva una risposta altrettanto dura da parte di chi era con lui in spogliatoio. Ma l’editing e il montaggio del documentario hanno fatto passare un messaggio diverso, ammesso e non concesso che si possa definire documentario”. Il primo a rispondere alle provocazioni del n°23 fu ovviamente Grant, stando sempre al suo racconto: “Sentiva di poter essere la personalità dominante anche con me, ma si sbagliava di grosso. Perché ogni volta che provava a fare il duro, io rispondevo”. Peccato che a detta di Grant il “dissenso” e la una possibile critica alla visione del mondo di MJ, non fossero previste all’interno di “The Last Dance” - un documentario per modo di dire, come ripetuto più volte durante l’intervista: “Quando sei il protagonista di un lavoro del genere e hai sempre l’ultima parola su ciò che andrà in onda e quello che verrà tagliato… beh, non è un documentario. È una storia creata ad arte per raccontare il tuo punto di vista. Ci sono stati una marea di fatti che sono stati tagliati, montati ad hoc. Le cose spesso sono andate in maniera profondamente diversa”.

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