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NBA, caso Floyd: Jaylen Brown e Malcolm Brogdon alla guida della marcia di Atlanta

NBA

Come annunciato su Twitter, il giocatore dei Celtics ha guidato per 15 ore da Boston ad Atlanta per scendere in strada al fianco della gente della sua comunità. Lì ha trovato anche la point guard dei Pacers, spinto a sua volta dal desiderio di emulare il nonno, "che negli anni '60 ha marciato al fianco di Martin Luther King Jr."

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Solo 23 anni, ma una maturità già più volte dimostrata che va ben oltre la sua età: la stellina dei Celtics Jaylen Brown — nativo di Marietta, a una ventina di minuti d’auto da Atlanta — ha guidato per 15 ore da Boston fino alla città della Georgia per onorare la morte di George Floyd e unirsi a una marcia pacifica. “Essere una celebrità, essere un giocatore NBA, non mi esclude da questo tipo di conversazione. Prima di tutto sono un uomo di colore e un membro di questa comunità. Vogliamo che il mondo sappia le ingiustizie che vediamo ogni giorno, vogliamo che le nostre voci siano ascoltate: ho solo 23 anni, non ho tutte le risposte, ma di sicuro mi sento come si sentono tutti. Quello che sta succedendo non è ok, non ci sono dubbi”, ha fatto sapere il n°7 dei Celtics, che indossando una maglia nera e reggendo in mano un cartello con la scritta “I can’t breathe” (le parole tristemente famose che accomunano gli ultimi momenti di vita di George Floyd oggi ed Eric Garner ieri) si è messo alla guida della marcia. Brown sulla sua pagina Twitter aveva annunciato e pianificato la sua presenza alla marcia di Atlanta, dando appuntamento agli altri manifestanti e specificando la natura del suo gesto: “Domani protesterò in maniera pacifica”. Ma durante la marcia tre persone sono state arrestate secondo il parere del giocatore di Boston in maniera ingiusta e allora sempre dal suo account Twitter Brown ha raccolto le loro generalità — Terrance Foster, Nicole Baker e Zachary Chenault — impegnandosi a pagare personalmente la cauzione per evitare la loro detenzione.

Brogdon al fianco di Brown: “Come mio nonno alla marcia di Martin Luther King”

Con lui al suo fianco per le strade di Atlanta un altro giocatore NBA, la point guard degli Indiana Pacers Malcolm Brogdon, con cui Brown condivide anche il ruolo di vice-presidente dell’associazione giocatori, carica che dà alla loro presenza in strada una forza ancora ulteriore. Proprio Brogdon — soprannominato “The President” già al college per la passione e l’impegno politico e per le doti da leader sempre dimostrate, in campo e fuori — è sembrato in particolare modo consapevole della dimensione storica di un evento come quello generato dalla morte violenta di George Floyd: “Questo è il momento per agire, abbiamo il potere per farlo. Mio nonno è sceso in strada a marciare accanto a Martin Luther King Jr. negli anni ’60: sono certo che sarebbe orgoglioso di vederci tutti qui, così come sono certo che lo saranno i nostri figli. Ho fratelli, sorelle e amici che vivono in strada, che non ce l’hanno fatta come magari ce l’ho fatta io e ogni giorno sono fermati dalla polizia, sono vittime di discriminazione. È qualcosa di sistemico — ha detto Brogdon del razzismo insito nella società americana — ma non per questo dobbiamo distruggere le nostre città, città che noi stessi abbiamo costruito. Atlanta è la città più orgogliosamente nera del mondo, dobbiamo essere orgogliosi di questo come sono orgoglioso di Jaylen, che si è messo alla guida di questa marcia: abbiamo bisogno di più leader di questo tipo”, ha concluso il giocatore dei Pacers.

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