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Spike Lee ospite a EPCC: "Knicks tremendi, ho amato The Last Dance"

EPCC
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Il regista premio Oscar Spike Lee è intervenuto a E Poi C’è Cattelan su Sky Uno per parlare della situazione negli Stati Uniti d’America e della ripresa dello sport: "Quello che sta succedendo è bellissimo, ma il razzismo va combattuto ovunque. Ho amato The Last Dance, ha saziato la mia voglia di sport durante la pausa. I Knicks invece sono terribili"

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Nei giorni delle manifestazioni negli Stati Uniti d’America, il regista Spike Lee è intervenuto a E Poi C’è Cattelan su Sky Uno, parlando non solo della situazione nel suo paese ma anche di come ha affrontato la pausa dagli eventi sportivi. “Ieri è stato un grande giorno in America” ha detto in collegamento da New York. “Abbiamo avuto delle manifestazioni pacifiche in tutto il paese, con bianchi, neri, marroni, rossi, persone che sono scese in strada per dire: Black Lives Matter. E che bisogna smettere di uccidere le persone di colore”. All’inizio della sua intervista con Alessandro Cattelan sono state mostrate le immagini che mettono a confronto le morti di Eric Garner nel 2014 e di George Floyd a fine maggio con quella del personaggio Radio Raheem in “Do The Right Thing”, una dei film più famosi diretti da Spike Lee ormai 31 anni fa: “Spero che la storia smetta di ripetersi. Nel mio film l’omicidio di Radio Raheem è stato basato su una storia vera: era un graffitaro di nome Michael Steward, che è stato strangolato dal dipartimento dei trasporti della polizia di New York nel 1983. Poi c’è stato Eric Garner nel 2014, la cui morte assomiglia molto a Radio Raheem, e ora George Floyd. Questa è l’America”.

Le manifestazioni in giro per il mondo e il ruolo di "Agent Orange"

Spike Lee vede comunque degli aspetti positivi da quello che sta succedendo in giro per il mondo: “Sono strafelice di aver visto tutte quelle manifestazioni in tutto il pianeta. Anche se in America siamo i ‘migliori’ in assoluto per quanto riguarda il razzismo, le persone non possono dire: ‘Guarda come vanno male le cose in America’ e poi chiudere gli occhi. Perché il razzismo succede anche nei loro paesi. E non sarei onesto se non dicessi che succede anche in Italia, un paese che io amo e per il quale provo enorme affetto. Ma tutti devono guardare dentro al proprio paese, nella propria città e nel proprio quartiere, per combattere il razzismo. Che è ovunque nel mondo”. Lee ha anche aggiunto un pensiero per le prossime elezioni presidenziali: “Quella che ci attende il prossimo novembre è l’elezione più importante nella storia del nostro paese, come ha detto anche il presidente Obama. Non sono un fan di quello che sta adesso alla Casa Bianca: non lo chiamo per nome, ma solamente Agent Orange, come lo chiama il rapper Busta Rhymes da cui ho preso l’idea”.

Spike Lee: "The Last Dance ha saziato la mia voglia di sport"

Inevitabile anche una serie di domande sulla grande passione di Spike Lee, quella per lo sport e in particolare per la NBA: “I Knicks purtroppo sono terribili, ma onestamente in questo periodo non sono granché interessato” ha detto Lee. “Amo lo sport ed è molto importante per me, ma solo a New York abbiamo avuto 23.000 morti per il coronavirus, oltre 100.000 in tutti gli Stati Uniti. Perciò lo sport non è in cima ai miei pensieri. Sono contento che si ricominci, ma non mi è mancato”. Oltre ad apprezzare l’impegno degli sportivi in questo momento storico (“Mio fratello Michael Jordan ha donato 100 milioni di dollari per le organizzazioni dei diritti dei neri. Cento milioni! Sono un sacco di soldi”), Lee ha anche spiegato come è riuscito a sopperire all’assenza di sport dal vivo. “Ho amato, amato, amato The Last Dance: quello ha saziato la mia voglia di sport durante la pandemia, con quelle cinque domeniche consecutive per dieci ore totali. È per questo che non mi è mancata la NBA”.

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