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NBA, Florida focolaio del virus USA: i nuovi numeri record nei contagi preoccupano la lega

NBA
©Getty

Insieme a Texas e Arizona lo stato prescelto da Adam Silver per ospitare il ritorno in campo è quello più colpito da un aumento nei casi di positività. Concentrati però maggiormente nel sud della Florida, e non nella zona centrale di Orlando. "Calmo e risoluto" ad andare avanti col suo piano il commissioner NBA, mentre l'associazione giocatori non esclude la richiesta di misure più restrittive all'interno della bolla

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Un record di positivi venerdì, subito battuto sabato, quando la cifra ha superato le 4.000 persone. La Florida — insieme a Texas e Ariziona, dicono le cronache — è il nuovo focolaio più caldo della diffusione del coronavirus negli Stati Uniti e questo, ovviamente, preoccupa Adam Silver, Michele Roberts e i giocatori NBA. Negli ultimi 10 giorni in ben 7 di questi la Florida ha fatto registrare numeri record nei contagi, portando il totale statale vicino ai 94.000. Vero è che l’area di Orlando — che si trova in gran parte in Orange County (circa 4.500 casi), con una piccola frazione di territorio in Osceola County (1.000) — è in quella zona di Florida centrale meno battuta dal virus, che si concentra invece nella contea di Miami-Dade (quasi 25.000 casi) e in generale nella Florida del sud (più delle metà dei casi). Adam Silver sembra aver definito “seria” la crescita dei numeri nello stato prescelto dalla lega per ritornare in campo, ma allo stesso tempo “calmo e risoluto” nella volontà di andare avanti con il suo piano, anche davanti alla preoccupazione espressa da più parti, squadre e giocatori. “Non sono sorpresa dell’aumento dei casi, vista la politica sulla riapertura adottata dallo stato — ha dichiarato invece Michele Roberts, a capo dell’associazione giocatori — e per questo stiamo monitorando la situazione. Se c’è bisogno di introdurre regole più restrittive all’interno del campus NBA, le richiederemo”. Gli esperti sulla materia hanno lodato il progetto NBA, ma allo stesso tempo hanno escluso la reale possibilità di creare una vera bolla al riparo da qualsiasi pericolo. A preoccupare maggiormente gli impiegati del complesso di Disney World, liberi di entrare e uscire dalla struttura, ma anche fatalmente destinati a entrare in contatto con staff e giocatori NBA. E andare a richiedere a loro eventuali restrizioni (in movimenti e comportamenti) potrebbe non essere così facile, visto la presenza di un sindacato di categoria che potrebbe non facilitare il processo. Con l’eccezione dei Toronto Raptors (che venendo dal di fuori degli Stati Uniti devono subire un periodo di quarantena, e quindi stanno già per arrivare a Orlando) le altre 21 squadre entreranno nella  bolla tra il 7 e il 9: c’è la speranza per allora che l’ondata di casi in Florida si sia già placata.

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