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NBA, Jason Tatum vuole guidare i Celtics alla terra promessa. Ma la panchina preoccupa

NBA

Francesco Bonfardeci

©Getty

A Orlando non sarà Kemba Walker (ancora alle prese con qualche guaio alle ginocchia) l'uomo di riferimento per coach Stevens, che punta forte su Tatum: "Ogni volta che scendo in campo sono convinto di essere il migliore"

Due finali e una semifinale di conference nelle ultime tre stagioni. Per Boston dovrebbe – potrebbe - essere l’anno del grande salto, quello verso la finale dell’est, quello verso le Finals. È versatile, Boston e il reparto ali è probabilmente il migliore della Lega. Al contempo è fragile sotto canestro ed è poco profonda: sono poco più di 27 i punti segnati a ogni gara dalle riserve dei Celtics. Sono pochi. Solo Portland ne produce di meno. E questo potrebbe rappresentare un problema non secondario nei playoff. Non sarà un problema, invece, trovare un giocatore a cui affidarsi nel momento del bisogno. No, non è Kemba Walker (che ha ancora qualche problema al ginocchio), è Jayson Tatum. Rispetto alla passata stagione tira di più – molto di più – da tre e tira anche meglio. Siamo a un passo dal 40%, il numero che separa i tiratori eccellenti dai buoni tiratori. Non è tutto: il 36% dei suoi punti arriva grazie al tiro dalla lunga distanza. Non fugge dalle responsabilità, anzi, le cerca, se le prende. Il suo “usage” (un modo per misurare il numero dei palloni che gestisce, il suo impatto in campo) è cresciuto di pari passo con il suo status. “Ogni sera, quando entro in campo, sono convinto di essere il più forte” – ha detto Tatum. È questo il passo successivo: fare in modo che a Orlando se ne rendano conto tutti.

Jayson Tatum

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