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NBA, al 3° ko in fila, "Houston ha un problema": e i Rockets si interrogano allarmati

NBA
©Getty

Cosa sta succedendo ai Rockets? "Bella domanda", dice Harden. "Non ho una spiegazione", conferma Westbrook. Ma una spiegazione per le tre sconfitte consecutive incassate da LeBron James e compagni c'è, tra un drastico calo nel numero di tiri da tre tentati a una difesa al collasso contro L.A. 

La metà dei rimbalzi dei Lakers. La metà dei punti segnati in area. Produzione offensiva a zero (o quasi) sia in contropiede (2 punti segnati, contro i 19 degli avversari) che a rimbalzo d’attacco, con i secondi tiri (3 punti contro 17 subiti). E poi — il numero più allarmante di tutti — tre sconfitte in fila: dopo l’esaltante vittoria di gara-1 (112-97), gli Houston Rockets hanno infilato tre ko che li hanno trascinati sull’orlo del baratro — un’altra sconfitta e la stagione di Harden e compagni è finita. Cosa sta succedendo agli Houston Rockets? “Bella domanda”, la risposta (non risposta) dello stesso “Barba”, a corto di argomenti. “Non ho una spiegazione — gli fa eco Russell Westbrook — saremmo dovuti scendere in campo con un senso di urgenza radicalmente diverso”. “Abbiamo giocato senza anima, senza il nostro consueto spirito”, prova ad abbozzare coach D’Antoni. “Siamo andati ko e ci siamo lasciati andare, perdendo il bandolo della matassa”. Gli Houston Rockets — la squadra che forse può vantare l’identità più forte (e più unica) di tutta la NBA — non sembrano più gli Houston Rockets. E le cifre lo confermano.

Oltre 12 tiri da tre in meno rispetto al primo turno

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Tutto in Texas inizia con il tiro da tre punti. Nelle ultime tre sconfitte contro i Lakers i Rockets stanno tirando benissimo dall’arco (oltre il 41%) ma non è nelle percentuali la spia del problema quanto nel numero di triple tentate: sono 38.7 a sera, una cifra ampiamente inferiore alle 51 di media tentate al primo turno contro OKC. Da sempre la forza degli uomini di D’Antoni, l’arma del tiro da tre è diventata ancora più importante dopo la svolta definitiva verso una pallacanestro “small ball” (con l’addio a Clint Capela e la promozione a “centro” di PJ Tucker). Normale allora andar sotto a rimbalzo (delle 16 squadre ai playoff, solo i Pacers ne hanno catturati meno), normale essere la squadra che segna meno da seconde opportunità (rimbalzi d’attacco), neppure 9 punti a sera — meno invece aver completamente perso la propria identità. Al primo turno contro OKC oltre il 56% dei tiri dei Rockets erano da tre punti, percentuale scesa sotto il 51% contro i Lakers.

Il problema è la difesa: un autentico crollo

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Ma le brutte notizie per Houston arrivano soprattutto dalla difesa: dopo aver sfoggiato la miglior efficenza difensiva tra tutte le squadre della lega al primo turno (concessi ai Thunder solo 101.7 punti per 100 possessi, meglio anche di quanto fatto dai Bucks contro Orlando), il dato contro i Lakers è salito fino a quota 113.2, rendendo la difesa dei texani la peggiore tra le squadre approdate in semifinale di conference. I Rockets stanno concedendo quasi l’80% al ferro ai Lakers (peggior dato assoluto), che tirano il 50% abbondante dal campo, 4 punti percentuale in più rispetto alla media. E poi — come ha fatto notare D’Antoni — è sembrato mancare proprio lo spirito battagliero, quello incarnato dai Tucker, dai Westbrook, dai Covington: in stagione regolare i Rockets erano la prima squadra sulle cosiddette “50/50 ball”, le palle vaganti da conquistare (oltre 8 a sera); contro i Lakers sono quasi dimezzate (4.5 a partita). Qualcosa a Houston non va. E ora gara-5 è già senza più appello.

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