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NBA, Brandon Ingram a Sky Sport: "Zion talento impressionante, Melli un professionista"

INTERVISTA
©Getty

La stella dei New Orleans Pelicans è testimonial della nuova campagna "Scendi in campo" promossa dalla NBA e da Gatorade che mette in palio un canestro e altri premi. "Avere un campo dove c’era sempre competizione mi ha permesso di emergere. Quest’anno è cresciuta la mia fiducia, il premio di giocatore più migliorato nasce da lì. Zion è impressionante per la sua età, con Melli ho sviluppato un bel rapporto"

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Brandon Ingram sa quanto è importante avere la possibilità di giocare a pallacanestro. Il paese da cui proviene, Kinston in North Carolina, è conosciuto per la sua lunga tradizione di giocatori di alto livello: un articolo di ESPN di qualche tempo fa lo definiva come "il santuario del basket d’America", visto che pur avendo solo 21.000 abitanti è riuscita a produrre giocatori del calibro di Cedric Maxwell (due volte campione NBA coi Boston Celtics e MVP delle Finals del 1981) e Jerry Stackhouse (due volte All-Star nel 2000 e nel 2001), oltre ovviamente a Brandon Ingram. La stella dei New Orleans Pelicans è stato scelto come testimonial per la nuova campagna di NBA “Scendi in campo” in collaborazione con Gatorade, che mette in palio un canestro NBA e altri premi per chi parteciperà al concorso. E il nuovo Most Improved Player della stagione 2019-20 sa bene quanto è importante avere la possibilità di tirare a un canestro ogni giorno, visto che Kinston era piena di partite dove potersi misurare con gli altri: "Anche prima che arrivassi io c’era sempre qualcuno a giocare, c’erano tantissimi atleti che giravano a Kinston anche tra quelli che non sono diventati professionisti come me, Cedric Maxwell o Jerry Stackhouse” ha detto in un’intervista video con Sky Sport. “Avere quei centri ricreativi e quei playground in cui c’era sempre ottima competizione dalla quale non potevi esimerti è stata la cosa migliore per me e per i ragazzi che verranno dopo e che proveranno a trovare un posto nel mondo della pallacanestro".

Non è un caso allora che, appena dopo aver firmato il suo contratto da professionista con i Los Angeles Lakers, Ingram abbia contribuito economicamente per ristrutturare il campo del centro ricreativo dove suo padre Donald allena i giovani della città: "È molto importante per me restituire qualcosa alla mia comunità, specialmente in una città in cui la pallacanestro è ovunque ed è stato facile per me innamorarmi del gioco. Perciò per me è stato fondamentale dare qualcosa indietro alle persone che mi hanno sostenuto e aiutato quando ero ragazzino per diventare quello che sono ora. Ci sono altri ragazzi che vogliono crescere e avere successo per diventare il prossimo Brandon Ingram, il prossimo giocatore uscito da Kinston: avere un campo dove giocare può essere di ispirazione per i più giovani".

Brandon Ingram ai tempi del liceo di Kinston

Ingram: "Il più forte che ho incontrato prima del college? Jamal Murray"

Pur essendo nella NBA solamente da quattro anni, Brandon Ingram è in giro praticamente da sempre, facendosi notare soprattutto nei circuiti AAU. Alla domanda su quale sia stato il giocatore più forte incontrato prima di giocare al college, la sua risposta coinvolge uno dei protagonisti degli ultimi playoff: "Jamal Murray" ha detto dopo averci pensato su un po’. "A volte non c’è neanche bisogno che giochino particolarmente bene contro di te per capire che sono forti: basta una dimostrazione della loro intelligenza, il modo in cui si comportano in campo, il modo in cui tirano, o il fatto che il pallone arriva sempre a toccare il ferro quando esce dalle loro mani. Lavorando con lui e giocando contro di lui, sapevo quanto sarebbe diventato speciale. Era ben più avanti rispetto alla sua età”.

La stagione da MIP di Ingram e il futuro dei Pelicans

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In questa stagione Ingram ha mostrato di poter essere il primo violino offensivo di una squadra, migliorando a tal punto da meritarsi il premio come Most Improved Player della stagione. "Sono migliorato più di ogni altra cosa a livello di fiducia nelle cose che posso fare su un campo da basket" spiega. "Non è tanto una questione di statistiche, quanto di fiducia nel poter andare in campo e fare quello che so di poter fare. L’allenatore mi ha dato tante opportunità per dare il meglio di me e ho sentito il sostegno anche di tutti gli altri dietro di me". Ora coach Alvin Gentry non è più l’allenatore della squadra e i Pelicans sono ancora alla ricerca del prossimo coach, ma per Ingram il futuro è comunque roseo: "Ce la possiamo giocare per i playoff, assolutamente. Abbiamo il talento, abbiamo ragazzi che lavorano duro ogni singolo giorno e abbiamo vissuto tante esperienze assieme, anche se è stato un solo anno. Non vedo perché non dovremmo riuscire a puntare subito ai playoff il prossimo anno. Non ho intenzione di saltare la post-season: tutto comincia dalla mentalità che uno ha e sono sicuro che l’anno prossimo faremo il salto diventando una squadra vincente".

Zion Williamson e Brandon Ingram
©Getty

Le parole su Zion Williamson e Nicolò Melli

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Ingram conclude la chiacchierata parlando di due compagni decisamente speciali come Zion Williamson e Nicolò Melli. Il primo in particolare è rimasto impresso al numero 14 dei Pelicans: “Fuori dal campo mi ha impressionato come riesce a gestire tutto quello che gli arriva addosso. Pur essendo giovanissimo ha una pressione enorme su di sé, con persone che gli arrivano da tutte le parti: l’ha gestita decisamente bene per uno della sua età ed è riuscito a trasferirla in campo, traendo forza dall’energia degli altri. Ha dimostrato di essere uno che lavora duro: è sempre pronto a giocare e ha un talento che non si vede normalmente. Vederlo ogni singolo giorno è impressionante”.

 

Parole di elogio anche per Nicolò Melli, con cui ha condiviso lo spogliatoio per la prima volta in questa stagione: “È un bravissimo ragazzo e un ottimo giocatore, uno dei primi ad arrivare in palestra ogni giorno per gli allenamenti e anche nei giorni liberi mi ha colpito il suo lavoro per essere sicuro che il suo corpo sia sempre pronto. È un grandissimo professionista: abbiamo sviluppato un bel rapporto quest’anno che sono sicuro continuerà anche nei prossimi anni in campo e fuori. È uno che lavora duro e vuole tirare fuori il massimo da se stesso, così da poter essere al meglio per la squadra".

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