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NBA, Gregg Popovich va controcorrente: "Becky Hammon in panchina? È normale"

NBA
©Getty

Il giorno dopo aver "ceduto" il suo posto di capo-allenatore a Becky Hammon, coach Pop apprezza poco la visione "storica" di un fatto "per tutti normale, almeno qui da noi agli Spurs. Non ho voluto Becky nel mio staff per fare la storia: se l'è meritato, perché non ci sono dubbi che possa allenare nella NBA. Il fatto che sia una donna dovrebbe essere irrilevante, ma purtroppo ancora non lo è"

È stato definito un evento storico. Ma Gregg Popovich non ci sta. “La prima donna su una panchina NBA?” (Becky Hammon, subentrata proprio all’allenatore degli Spurs dopo la sua espulsione contro i Lakers). “Business as usual”, la risposta del veteranissimo allenatore nero-argento. Ovvero, tutto normale — o almeno così vorrebbe che fosse. Normale perché “già normalmente i Lakers sono la sua squadra”, spiega Popovich, alludendo al fatto che ogni assistente allenatore è incaricato di preparare specificatamente il piano partita contro alcune squadre — una sorta di suddivisione dei compiti — e LeBron e compagni, evidentemente, sono già normalmente avversari di competenza di Hammon. Ma c’è di più. “Che lei possa allenare per me non è una sorpresa, anche se ho visto che per molti lo è stata. È bravissima, molto qualificata, ha senza dubbio tutto ciò che serve per allenare nella NBA — questo non si discute neanche. Nel governo, nel campo delle scienze, nella tecnologia, nell’aviazione: ci sono donne in posizioni di grande responsabilità in ogni settore, per cui non vedo una sola ragione per cui Becky o qualche altra donna non possa allenare nella NBA. Per me non è davvero nulla di speciale, e non lo è perché la conosco bene, so quanto vale e so che ha davanti a sé un futuro davvero brillante. Arrivo a capire l’attenzione che ha ricevuto ma in tutta onestà ero convinto che fossero già in tanti a sapere che Becky ha tutto per essere un capo allenatore NBA”.

Popovich: “È donna? Dovrebbe essere irrilevante. Ma non lo è”

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E allora il termine “storia” a Popovich piace il giusto. “Non abbiamo assunto Becky nel nostro coaching staff per fare la storia. L’abbiamo voluta perché è qualificata per farne parte. Se l’è meritato, perché è bravissima in ciò che fa. L’ho voluta nel mio staff perché so quello di cui è capace. Poi capita che sia una donna: dovrebbe essere totalmente irrilevante, ma nel nostro mondo non lo è, perché per tante donne è stato storicamente difficile arrivare ad ottenere certe posizioni. Per noi però non è mai stato nulla di particolare: business as usual, come vi ho detto”. E forse è per questo che i San Antonio Spurs continuano a essere una delle franchigie più imitate e invidiate dal resto della lega.

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