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NBA, Sixers in vetta alle classifiche, Rivers spiega: "Semplice, noi abbiamo Joel Embiid"

NBA
©Getty

La partenza lanciata dei 76ers ha sorpreso anche i più ottimisti: cambiamenti nel front office (Daryl Morey), cambiamenti in panchina (Doc Rivers), sembrano cambiati anche i risultati. Una cosa non cambia: a determinare le sorti di Philadelphia è Joel Embiid. Che è partito fortissimo 

Doc Rivers — a chi gli chiedeva spiegazioni sull’avvio di stagione dei Sixers, la miglior squadre NBA dopo le prime due settimane — ha risposto semplicemente: “Semplice: noi abbiamo Joel [Embiid]. È lui che fa succedere tutto”. Viene da dire: i Sixers avevano Embiid anche gli scorsi anni, eppure in testa alla lega si erano visti raramente. E però — oltre all’esperienza di lungo corso di un allenatore che sa cosa dover dire ai media, soprattutto quando parla della sua superstar — nelle parole di Doc Rivers c’è del vero. Non tanto per il dato più immediato che salta all’occhio — Philadelphia ha perso una sola partita, l’unica in cui il centro n°21 non era in campo (contro Cleveland) — ma perché più ancora dei 23 punti abbondanti che porta in dote in attacco (top scorer dei Sixers in questo avvio di stagione) è in difesa che il centro di Kansas fa — da sempre — la differenza. E Philadelphia finora è, non a caso, di gran lunga la miglior difesa NBA. Lo dicono i dati: l’unica sotto i 100 punti concessi per 100 possessi (99.4, i Cavs sono secondi a 102.8, un distacco notevole) ma quando coach Rivers può schierare Embiid a difesa del suo canestro il rating difensivo dei suoi 76ers scende ulteriormente, a un clamoroso 94.6 (quando lui è fuori la squadra concede 103.5 punti per 100 possessi, invece). Embiid — secondo quintetto difensivo NBA sia nel 2018 che nel 2019 — si è spesso definito “il miglior difensore NBA” e non ha fatto mistero di aver “gradito poco l’esclusione dai quintetti dei migliori difensori”. Sembra aver iniziato la stagione per dare torto ai suoi detrattori.

Non solo difesa: l’attacco e l’intesa con Simmons

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Solo quattro squadre al momento — Miami, New Orleans, Milwaukee e Toronto — concedono meno punti in area di quanto facciano i Sixers (poco più di 40 a partita) e anche questo parla della presenza sotto canestro del centro camerunese, ma se il focus è sul suo contributo difensivo, l’impatto in attacco non va dimenticato. Un attacco che Rivers e il GM Morey hanno ridisegnato portando in città tiratori di primissimo livello — Danny Green ma soprattutto Seth Curry, che sta viaggiando con oltre il 54% da tre punti su 5 triple a sera — proprio con un’idea in testa: aprire il campo per permettere le incursioni di Ben Simmons e per dare più spazio per operare a Joel Embiid. Detto dell’ottimo ratigin difensivo (94.6), con Embiid in campo anche l’attacco funziona alla meraviglia, producendo 115.8 punti (sempre su 100 possessi). Sono solo 6 partite, e il campione statistico ovviamente è minimo, ma in pratica Philadelphia rifila oltre 21 punti di scarto (su 100 possessi) ai propri avversari. Ultima annotazione: se c’è una cosa che forse, più di altre, ha portato all’allontanamento dalla panchina di coach Brett Brown è stata la sua difficoltà nel far giocare assieme Embiid e Simmons. Difficoltà che sembra solo un ricordo in questo avvio di stagione dei Sixers: dal rating appena positivo (+0.8 su 100 possessi) generato dalle due  superstar nei minuti trascorsi in campo assieme (840) si è passati al +18.5 di quest’anno. Sono solo 170 minuti, ma a Doc Rivers la statistica di certo non dispiace.

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