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NBA, Adam Silver apre a una possibile espansione: in pole Seattle e Las Vegas?

NBA
©Getty

Il commissioner NBA torna a parlare del progetto di allargare la lega a 32 squadre (2 in più di quelle attuali). Conseguenza della pandemia, del calo nelle "revenues" e della immissione di liquidità - quasi 5 miliardi di dollari - che le due nuove franchigie porterebbero in dote. E alcune città hanno già avanzato la propria candidatura 

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Si ritorna a parlare di possibile espansione. E non è un caso. No, non è un caso che Adam Silver — a lungo tiepido all’idea di allargare ancora il numero delle squadre NBA, da 30 a 32 — oggi si dica molto più possibilista. La ragione? La pandemia. E il forte calo negli introiti che questa ha generato. Sembrerebbe controintuitivo espandersi in un momento difficile, ma l’ingresso di due nuove franchigie significa anche l’ingresso di nuova liquidità, quella portata dai nuovi proprietari e dal loro investimento per aggiudicarsi una squadra. Secondo l’ultimo dato del consueto ranking annuale di Forbes, il valore medio di una franchigia NBA nel 2020 sfiorava i 2.2 miliardi di dollari. Alla NBA sono convinti che negli ultimi dodici mesi il valore di mercato sia anche aumentato (la stima è attorno ai 2.5 miliardi) e quindi i conti sono presto fatti: avere due squadre in più porterebbe nelle casse della lega circa 5 miliardi di dollari. Con un’importante precisazione: se ogni revenue generata dalla NBA viene divisa quasi a metà (51-49) tra giocatori e proprietari secondo quanto stabilito dal contratto collettivo, nel caso dell’espansione a nuovi mercati la liquidità immessa nel sistema dai gruppi proprietari entranti non finirebbe neppure per un centesimo di dollaro nelle tasche dei giocatori ma verrebbe equamente divisa tra le 30 franchigie già esistenti. In soldoni: aprire a due nuove franchigie porterebbe oltre 160 milioni di dollari in più a ognuna delle squadre già esistenti.

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Come tutte le volte in cui nel mondo NBA viene pronunciata la parola “espansione”, a seguire viene pronunciata la parola “Seattle”. La città nello stato di Washington, orfana dal 2008 dei Supersonics, da allora vorrebbe provare a rientrare nelle lega, e gli imprenditori dell’area con grande disponibilità economica di certo non mancano. Accanto al nome di Seattle, è emersa come possibile seconda candidatura anche quella di Las Vegas: caduto il tabù delle scommesse (ormai “legalizzate” dalla NBA), la città del Nevada ha sempre più senso come potenziale destinazione, e l’arrivo di una franchigia NFL da quest’anno (gli ex Oakland Raiders) dimostra che a “Sin City” c’è voglia di sport. Due mercati di buone dimensioni (4 milioni di persone nell’area metropolitana di Seattle, 2.3 in quella di Las Vegas) che potrebbero per questo attirare più attenzioni rispetto a piazze come Kansas City (Missouri) e Louisville (Kentucky), con potenzialità forse minori. Per il momento comunque rimane solo una possibilità — e non molto di più. Ma un’apertura da parte di Silver c’è stata: ed è già qualcosa per sognare.

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