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NBA, De'Aaron Fox è contro l'All-Star Game, ma sta giocando da All-Star

IL PERSONAGGIO

Dario Vismara

©Getty

La guardia dei Sacramento Kings si è schierata contro l’idea di disputare un All-Star Game definendola come “stupida”, ma paradossalmente sarebbe il primo a beneficiarne visto che sta disputando un’annata da All-Star — come dimostrato anche ieri contro i Clippers battuti dai suoi 36 punti per il quarto successo in fila di Sacramento

Prima ancora che LeBron James esprimesse la sua (pesante) opinione nei confronti dell’All-Star Game, un altro giocatore si era schierato contro la necessità di disputare la partita delle stelle. “Se devo essere brutalmente onesto, penso sia stupido” aveva detto De’Aaron Fox dopo una vittoria contro i Boston Celtics. “Se dobbiamo indossare la mascherina e fare tutto quello che stiamo facendo per portare avanti la stagione, che senso ha fare l’All-Star Game? Ovviamente i soldi fanno girare il mondo, perciò vada come vada”. Fox ha anche aggiunto che, se verrà convocato, ovviamente parteciperà alla partita delle stelle (“Anche perché la multa è bella pesante se non ci vai”, ha aggiunto), e se negli anni passati la sua convocazione sembrava un “long shot”, quest’anno le cose potrebbero essere diverse.

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De’Aaron Fox infatti sta giocando a livelli da All-Star sin dall’inizio dell’anno, e ora stanno arrivando anche i risultati di squadra a supportare la sua candidatura. Con 23 punti e 6.6 assist di media è una delle point guard più prolifiche della Western Conference, e la sua percentuale effetiva dal campo del 53.4% è ai massimi in carriera, grazie sopratutto a un buonissimo 36% dalla lunga distanza su 5.2 tentativi a partita. Dopo aver firmato un’estensione di contratto al massimo salariale prima dell’inizio della stagione, Fox ha alzato ulteriormente il suo livello di gioco e a suon di grandi prestazioni ha rimesso in carreggiata i Kings, che dopo aver perso nove partite su undici a cavallo di dicembre e gennaio sono ora in striscia positiva da quattro match, avendo vinto sette degli ultimi otto incontri disputati - battendo anche squadre come New Orleans, Boston, Denver e i Clippers.

 

Nelle ultime dieci partite, in particolare, Fox sta volando a 28.4 punti di media con 8.2 assist, 3.8 rimbalzi e il 50% al tiro con il 37% su 7 tentativi a partita, risultando decisivo con la sua capacità di attaccare il ferro (dove chiude con percentuali del 70%, il migliore nel suo ruolo) e di distribuire assist per i compagni (con il 32.5% di percentuale di assist è nel 71° percentile del suo ruolo). Fox è anche una calamita per falli, subendo i contatti degli avversari in oltre il 17% dei suoi tiri tentati — tra i migliori in assoluto tra le point guard in NBA, anche se la percentuale ai liberi sotto il 70% è certamente migliorabile.

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Nonostante siano al momento solo noni nella Western Conference con un record di 12-11, i Kings possiedono uno dei quintetti migliori di tutta la NBA — quello che vede Fox circondato da Tyrese Haliburton (che sta confermando quanto di buono già visto al college, facendo rimpiangere molti di non averlo scelto al Draft), Buddy Hield (che pare aver riappianato le sue divergenze con coach Luke Walton), Harrison Barnes (vicino al 50-40-90 in stagione per percentuali al tiro e al massimo in carriera per assist con 3.5) e Richaun Holmes (l’unico giocatore di rotazione con Net Rating positivo su base stagionale). Un quintetto che in 120 minuti assieme ha un differenziale su 100 possessi di +21.1, ottime percentuali (63% reale) e un ritmo altissimo (sopra i 104 possessi di media).

 

Per Fox il merito è della capacità di eseguire il piano partita sviluppato dal coaching staff: “Molto del merito va a Luke [Walton] che ci dà grande libertà. Invece di essere dittatoriale dicendo ‘Io la penso così perciò fai così’, ci chiede spesso come vogliamo approcciare ogni questione. Ed è un bene per noi. E non solo Luke: anche Alvin Gentry e Rex Kalamian [due nuovi assistenti arrivati quest’anno nello staff, ndr] sono grandiosi nel prepararci a scendere in campo. A volte bisogna aggiustarsi e cambiare le cose al volo se non stanno funzionando. In generale, l’impegno di squadra è stato di altissimo livello sia da parte dei giocatori che dagli allenatori”. E i risultati stanno cominciando ad arrivare, tanto che questi Kings potrebbero perfino interrompere un digiuno di partecipazioni ai playoff che dura dal 2006 — la striscia più lunga di tutta la NBA.

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