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NBA, LeBron James chiama ancora Ray Allen per ringraziarlo del tiro nelle Finals 2013

PAROLE
©Getty

In una recente intervista Ray Allen ha svelato che sia LeBron James che Erik Spoelstra lo chiamano ogni anno per ringraziarlo di quel tiro segnato in gara-6 contro i San Antonio Spurs nelle Finals 2013. “Non è mai passato un anno senza che menzionassero il 2013: sono sempre grati per quello che ho dato” ha detto il leggendario tiratore, che ha detto parole interessanti anche sul dibattito Jordan-LeBron, su Steph Curry e sui Big Three di Brooklyn

L’immagine di Ray Allen che arretra fino a mettere i piedi fuori dalla linea del tiro da tre e lascia andare il pallone a pochi secondi dalla sirena finale di gara-6 contro i San Antonio Spurs è una delle più iconiche nella storia della NBA. Un canestro che ha cambiato totalmente la storia di una serie che sembrava ormai decisa in favore dei San Antonio Spurs, e che invece con quel canestro ha cambiato strada — portando i Miami Heat alla vittoria nel supplementare di quella partita e successivamente in gara-7 per conquistare il secondo titolo in fila. Un anello che per LeBron James e Erik Spoelstra ha voluto dire tantissimo, e che ancora oggi li porta a ringraziare Ray Allen almeno una volta all’anno: “Oh si certo che lo fanno, hanno sempre grandi parole per me” ha detto il tiratore in un’intervista con CBS. “E io ho verso di loro un debito di gratitudine per avermi accettato in squadra. Avevano già un ambiente da titolo ma mi hanno accolto per portarli a un livello superiore, come fanno i veri vincenti. Sono sempre stato disponibili a imparare e migliorare, cercando ogni modo possibile per raggiungere la vittoria. Non c’è stato un singolo anno senza che uno dei due non menzionasse il 2013: sono sempre grati per quello che sono riuscito a dare loro”. 

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Allen ha anche detto di non essere per nulla sorpreso del rendimento che James continua ad avere anche a 36 anni (“Nella prima metà della sua carriera ha fatto tutte le cose giuste: faceva stretching e pesi, mangiava le cose giuste, ha investito e ha assunto le persone adatte per allungare i suoi giorni al top”) e l’importanza che ha avuto la pedicure nella sua carriera (“C’è uno stigma sull’uomo che si prende cura dei suoi piedi che non ho mai capito”). Nonostante l’ammirazione per James, però, secondo lui il migliore di sempre rimane Michael Jordan: “LeBron è un prodotto di MJ, molto del suo DNA deriva da Michael. MJ teneva l’intera lega sotto scacco, instillava paura perché era semplicemente inarrestabile”.

 

E parlando di Steph Curry, che presto lo supererà come miglior realizzatore da tre nella storia, ha avuto un ragionamento simile: “Curry è in una categoria a parte, gioca in una maniera tutta sua. Quando parlo di tiratori puri per me si parla di uno come Klay Thompson, che gioca come giocavo io o Reggie Miller — uscendo dai blocchi e muovendosi senza palla. Steph è un portatore di palla incredibile, ma ha una mentalità diversa. Reggie Miller aveva una fluidità straordinaria, l’ho sempre ammirato e ha creato una formula per tutti noi. Se ho potuto fare quello che ho fatto, è per merito suo. Perciò per me è il GOAT dei tiratori”.

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Infine, dall’alto della sua esperienza di “Big Three” sia a Boston che a Miami, un commento sui nuovi “Big Three” dei Brooklyn Nets: “Hanno sicuramente il talento per vincere il titolo, ma per arrivare all’anello ci vuole molto più che un assemblaggio di giocatori. Nelle squadre in cui ho giocato i membri più importanti erano i comprimari, i vari PJ Brown, Sam Cassell, James Posey, Eddie House, Leon Powe a Boston, e a Miami James Jones, Mike Miller, Juwan Howard, Udonis Haslem, Shane Battier. Quelli che prendevano gli sfondamenti e a cui non importava delle loro statistiche. Arriveranno partite in cui verrà richiesto a quei giocatori di segnare e Kyrie, Kevin e James devono essere disposti a mettere gli altri nella condizione di avere successo. Sono tutti giocatori che amano dominare il pallone, ma possono raggiungere ogni obiettivo perché hanno un alto livello di intelligenza cestistica. La domanda è: saranno in grado di sacrificare quello che hanno fatto nelle loro carriere per raggiungere il livello superiore? Io, Paul Pierce e Kevin Garnett eravamo affamati nel 2008, loro invece hanno Durant e Irving che hanno già vinto, mentre Harden non sa quello che serve per arrivare alle Finals. Riusciranno a farsi da parte per il bene degli altri? Potrebbero, anche se non ne sono sicuro”.

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