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Mercato NBA, Draymond Green e il duro sfogo: "Anche i giocatori vogliono rispetto"

le parole
©Getty

Il n°23 degli Warriors, al termine della gara vinta contro Cleveland, ha commentato la situazione che coinvolge Andre Drummond - messo in vendita dai Cavs e tenuto volutamente a riposo dopo aver raggiunto un accordo con il centro ex Pistons - chiedendo che le regole applicate alle franchigie sul mercato siano le stesse previste per i giocatori: “Se noi parliamo paghiamo le multe, le squadre invece possono comportarsi così”

La schiettezza e la sincerità di Draymond Green sono argomento già ampiamente conosciuto e dibattuto in NBA: il n°23 di Golden State più volte è entrato in polemica con la gestione arbitrale e con quella più in generale della lega. Quando vede qualcosa che a suo avviso non funziona per il verso giusto, Green parte all’attacco - come successo al termine della sfida vinta contro Cleveland, rispondendo a chi gli chiedeva conto della situazione di Andre Drummond; rimasto fuori dalla partita dopo che i Cavaliers hanno deciso di cederlo. “Vedere Andre Drummond che prima della partita da bordocampo rientra negli spogliatoi e ne esce in borghese perché la squadra ha deciso di cederlo è una c****ta, perché quando James Harden ha chiesto di essere ceduto e ha praticamente scioperato, nessuno ne era sorpreso. Nessuno si è ribellato al fatto che negli ultimi tempi a Houston scioperasse. Drummond invece è stato messo fuori perché vuole andare altrove, e tutti gli hanno dato addosso. Una squadra può decidere di cedere un giocatore e finisce automaticamente in panchina, e se non si comporta da professionista diventa un cancro, uno che rovina lo spogliatoio. Un problema. Abbiamo visto in passato Harrison Barnes scoprire di essere stato ceduto mentre tornava in panchina durante una partita, DeMarcus Cousins lo venne a sapere durante un’intervista all’All-Star Game. E noi continuiamo a permettere che tutto questo succeda. Io vengo multato perché esprimo la mia opinione sul futuro di un giocatore, mentre le squadre possono tranquillamente dire che vogliono scambiare un loro giocatore e vietargli di scendere in campo. Quelli che devono essere professionali però siamo noi”.

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Una differenza di atteggiamento - anche da parte di chi racconta la NBA - che non va proprio giù a Green: “Dobbiamo essere trattati con lo stesso rispetto, avere gli stessi diritti che hanno le squadre, perché da giocatore sei la persona peggiore al mondo se vuoi cambiare franchigia, mentre gli altri possono dire e fare ciò che vogliono con te e tu devi restare in forma, essere professionale e se non lo fai metti a rischio la tua carriera. La NBA deve proteggere i giocatori da situazioni imbarazzanti come questa. Ci sono un sacco di regole che ci impediscono di dire e di fare un sacco di cose, vieni multato se parli in pubblico di determinati argomenti. Anthony Davis ha pagato 100.000 dollari di tasca sua perché aveva dichiarato di voler cambiare squadra ai tempi di New Orleans. Mentre i Cavaliers in questo caso possono tranquillamente comunicare al mondo che Andre Drummond sarà ceduto, che stanno cercando uno scambio e lui deve accettare senza fiatare una situazione del genere? Tutti si meravigliano quando Kyrie Irving dice che la sua salute mentale è a rischio, ma non credete che una cosa di questo tipo non faccia male alla psiche di una persona?”

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Una situazione delicata, tornata d’attualità nelle ultime ore non solo per il caso di Andre Drummond a Cleveland, ma anche a causa della decisione - praticamente analoga - presa dai Pistons con Blake Griffin. Con il centro dei Cavaliers, coach Bicherstaff è stato chiaro nelle scorse: “Riteniamo che sia la decisione più opportuna per entrambe le parti: non è facile, certo, ma siamo grati a Drummond per averci dato una mano fino a oggi e siamo convinti che questa sia la soluzione migliore”, senza aggiungere ulteriori dettagli riguardo un possibile allontanamento dal gruppo del giocatore una volta tornati in Ohio. A Detroit invece si cercherà di preservare a livello fisico Griffin, in attesa di capire se qualcuno si farà avanti per mettere sotto contratto l’ex All-Star dei Clippers (che il prossimo anno eserciterà una player option da quasi 40 milioni). Una scelta accolta positivamente anche dal diretto interessato: “Sono grato ai Pistons per aver compreso quello che voglio ancora ottenere dalla mia carriera, e per volermi aiutare nel miglior modo possibile da qui in avanti”. Restare in panchina dunque può essere anche un aiuto per qualcuno e non sempre la ragione di uno scontro con la propria franchigia - con cui alle volte si possono avere anche interessi divergenti.

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