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NBA, Randle re di New York: l'etica del lavoro, Thibs e un incontro in ascensore con Kobe

NBA
©Getty

New York viaggia sulla scia di 9 vittorie in fila e stanotte (su Sky Sport NBA all'1.30) affronta Phoenix per raggiungere la doppia cifra. Il segreto dei successi dei nuovi Knicks tornati vincenti sta tutto nella super stagione di Julius Randle, già All-Star e ora candidato al premio di giocatore più migliorato. Una maturazione che nasconde un paio di segreti

Julius Randle ricorda la prima trasferta a Dallas, la sua città, con la maglia dei Los Angeles Lakers. Dopo un primo anno trascorso tutto ai box per via di una brutta frattura alla gamba nella gara di debutto del suo anno da rookie, a metà novembre 2015 il prodotto di Kentucky non vede l’ora di festeggiare l’esordio NBA nella città che lo ha visto crescere davanti ai suoi genitori. Così, la sera prima, la famiglia Randle organizza una cena, ma nell’ascensore dell’hotel mentre si prepara a uscire il giocatore dei Lakers si imbatte in Kobe Bryant. “Dove stai andando?”. “Sono di Dallas, vado a cena coi miei”. “Non vai a cena da nessuna parte: vieni in palestra con me”, la risposta che non ammette repliche del “Black Mamba”. Addio cena, benvenuti allenamenti serali. Un’abitudine che il n°30 dei New York Knicks da allora ha mantenuto come costante, e che oggi spiega l’incredibile etica del lavoro che lo ha portato ai miglioramenti che oggi hanno già fatto di lui un All-Star (prima apparizione a marzo ad Atlanta) e che molti scommettono lo renderanno il giocatore più migliorato NBA per la stagione 2020-21. Le cifre testimoniano a suo favore, anche se — venendo comunque da un’annata terminata a 19.5 punti di media — non saltano all’occhio per un incremento stratosferico. Ma il miglioramento c’è stato, enorme nell’efficienza dall’arco (oggi Randle tira oltre il 41%, contro il 28% scarso dello scorso anno), nelle capacità da passatore (6 assist a sera, raddoppiati) ma anche nei rimbalzi (per la prima volta in carriera in doppia cifra di media, 10.5) e nelle percentuali dalla lunetta (oggi tira sopra l’80%). I suoi 24 punti di media (massimo in carriera) e un ruolo da leader incontrastato nella squadra di coach Tom Thibodeau ne fanno una delle storie più belle di questa stagione NBA, una storia che affonda il suo successo proprio nell’incredibile etica del lavoro dell’ex Wildcat.

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Sviluppata da sempre insieme a Tyler Relph, l’uomo che da oltre 10 anni — fin dai tempi di Dallas, alla Prestonwood Christian Academy — lo segue passo dopo passo mettendo a punto la sua preparazione fisica. “Vedere il resto dei giocatori NBA tornare in campo nella bolla di Orlando l’anno scorso e lui costretto a guardare da fuori gli ha fatto scattare qualcosa dentro”, racconta Relph. Che si è visto arrivare Randle in città — il giocatore ha appositamente comprato una casa — per poter lavorare con il suo trainer ogni giorno, con allenamenti che spesso iniziavano alle 5 del mattino, nella vecchia palestra del liceo di Randle. “È il lavoratore più instancabile che abbia mai visto”, dice di lui Relph, che ha anche introdotto l’ala dei Knicks a Melvin Sanders, trainer e nutrizionista che si occupa del peso e della massa grassa del giocatore. Al resto ci ha pensato Tom Thibodeau, uno che il lavoro lo apprezza da sempre e che è pronto a premiare chi suda e fatica in palestra: “Il giorno dopo che Leon Rose e Wes Wesley sono diventati i padroni del front office dei Knicks, Wes mi ha chiamato al telefono facendomi una sola domanda: ‘Cosa ti serve per essere un All-Star?’. Gli ho risposto: un allenatore che non mi dia un attimo di tregua”.

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L’identikit perfetto per coach Thibs, adorato infatti da Randle: “Ci siamo trovati immediatamente in sintonia. Mi ha dato fiducia, ho sentito che si fidava di me, e per un giocatore questo vuol dire tantissimo. Ora non voglio mai deluderlo”. Non lo sta certo facendo, con cifre ai massimi in carriera e con doti da leadership che fanno dei Knicks la sorpresa dell’anno. Il quarto posto a Est, una striscia di nove vittorie in fila che ora viene messa alla prova dalla sfida contro l’altra grande sorpresa stagionale, i Phoenix Suns (su Sky Sport stanotte e in replica domani). Randle è pronto, a far male dall’arco (oltre 5 triple a sera tentate per lui) ma anche dal suo amato mid-range, dove solo 6 giocatori NBA tentano più tiri di lui (che li realizza con il 42%). Con una caratteristica che lo contraddistingue: non deve contare troppo sull’aiuto dei compagni per trovare il canestro. Ben 276 dei 507 canestri segnati fin qui in stagione non hanno beneficiato di un assist dei compagni (un paragone: 274 sono quelli di Steph Curry) e in isolamento Randle è nella top 10 NBA per produzione di punti (quasi 5 a sera, davanti a lui solo i vari Harden, Lillard, Irving e Doncic del caso). Un uomo in missione, come lui stesso ammette: “Non mi sono mai divertito così tanto a giocare a pallacanestro in tutta la mia vita. Non ci sono tifosi NBA più affamati di vittorie di quelli dei Knicks, che vogliono il titolo come pochi altri. E questo è quello che voglio anch’io: voglio restare qui fino alla fine della mia carriera, diventare uno dei più forti di sempre a vestire questa maglia e vincere uno o più anelli qui. Perché non credo ci possa essere posto migliore al mondo”.

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