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NBA, la frustrazione dei Lakers: "Mai così in basso". E la caviglia di LeBron fa male

PAROLE

La sesta sconfitta nelle ultime sette partite ha fatto precipitare i Lakers in classifica, rendendo concreta la possibilità di dover affrontare il torneo play-in già criticato aspramente da James. "Non siamo mai stati così in basso, più giù di così non possiamo andare" ha ammesso Anthony Davis. E anche LeBron James è alle prese con una caviglia ancora non pienamente ristabilita, con il dubbio che sia tornato troppo presto

Negli ultimi due mesi abbondanti di regular season il mantra dei Los Angeles Lakers è stato solamente uno: tenere duro fino al ritorno di Anthony Davis e LeBron James. Ma ora che le due superstar sono tornate in campo, i risultati non sono improvvisamente cambiati come forse i gialloviola si aspettavano e speravano. E se la sconfitta contro Sacramento era stata accolta tutto sommato come un incidente di percorso e la soddisfazione di aver rivisto in campo LeBron James superava tutto il resto, la sconfitta di questa notte contro i Toronto Raptors ha lasciato tutt’altro sapore nelle bocche dei Lakers — e non è stato per niente dolce. “Non siamo mai stati così in basso, almeno negli ultimi due anni” ha ammesso Anthony Davis in una serie di conferenze stampa in cui la frustrazione dello spogliatoio è apparsa evidente. “In questo momento siamo in un periodo negativo, non tanto individualmente ma come gruppo in entrambe le metà campo. Ma l’unica direzione è verso l’alto. Non possiamo andare più giù di così. Siamo i campioni in carica, dobbiamo giocare come tali e ritrovare un po' di fiducia in noi stessi".

 

“Non siamo connessi in questo momento. Non siamo in salute e non siamo neanche abbastanza forti come squadra - in campo, nello staff, ovunque” ha continuato Kyle Kuzma, che ha chiesto pubblicamente di reinserire Marc Gasol nella rotazione. Ma al di là delle scelte di coach Frank Vogel, la sconfitta coi Raptors non ha proprio spiegazioni: gli avversari non solo erano reduci da tre sconfitte in fila contro Brooklyn, Denver e Utah, ma erano anche in back-to-back arrivando da Salt Lake City senza poter contare su giocatori chiave come Fred VanVleet, OG Anunoby, Gary Trent Jr. e Chris Boucher. E con poche possibilità di agganciare il decimo posto del torneo play-in, i Raptors non avevano neanche tutta questa urgenza per vincere quella partita — al contrario dei Lakers, che si ritrovano invischiati nella lotta per il torneo play-in avendo perso sei delle ultime sette partite ed essendo scivolati al sesto posto a Ovest, a pari-record (ma con tie-breaker a favore) nei confronti dei Portland Trail Blazers.

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La frustrazione dei Lakers è evidente anche nelle parole di LeBron James, che non ha usato mezzi termini per spiegare quello che pensa del torneo play-in: “Chi ha pensato a questa str… dovrebbe essere licenziato, ma è andata come è andata. Non importa se finiremo quinti, sesti, settimi o chissà che, l'importante è che io sia al 100% o almeno vicino”. Non è la prima volta in questa stagione che LeBron si scaglia violentemente contro una decisione presa dai piani alti della NBA, come successo ad esempio per un All-Star Game a cui evidentemente non aveva messo in conto di partecipare (a inizio anno non era stato annunciato). A questo poi si aggiunge la frustrazione per una regular season andata male sia dal punto di vista personale (non aveva mai saltato così tante partite in carriera) che di squadra, anche se non ha voluto cercare scuse: “Sì, gli infortuni non ci hanno aiutato [questa notte mancava Dennis Schröder alle prese col protocollo salute & sicurezza, ndr], sembra che ce ne sia sempre una. Ma nelle ultime sette partite non abbiamo giocato la pallacanestro dei Lakers, indipendentemente da chi fosse in campo. Le ultime settimane sono state difficili, speriamo di trovare il modo di uscirne”.

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A uscire dal campo è stato lui stesso a metà dell’ultimo quarto della sfida coi Raptors, dopo che i Lakers erano riusciti in qualche modo a tornare attorno alle 10 lunghezze di svantaggio prima di farsi massacrare da Kyle Lowry (37 punti e 11 assist) e Pascal Siakam (39) ai loro massimi stagionali. James è tornato negli spogliatoi sentendo dolore alla caviglia destra che gli ha fatto saltare 20 partite, senza più rientrare in campo: “I primi tempi sono andati bene, poi dopo l’intervallo inizio a sentire dolore. Ma è stato il coach a decidere di non rimettermi dentro” ha detto dopo la partita. James, che giusto dopo la partita contro i Kings aveva ammesso che non sarebbe mai tornato al 100% nel resto della sua carriera, ha fatto anche intuire di aver forzato un po’ i tempi per rientrare: “Non puoi mai sapere se sei pronto oppure no fino a quando non scendi in campo. Questo dolore non lo avevo provato negli allenamenti o nei workout. Considerando anche che non è la stagione giusta per poter fare degli allenamenti cinque contro cinque, l’unica opportunità per testarla davvero sono le partite. Non voglio dire che sono tornato troppo presto, ma alla resa dei conti dovevo vedere a che punto stavo”.

 

James ha ammesso che il piano ora è vedere giorno per giorno come sta ("Devo essere in salute, non solo per me ma per la squadra. La caviglia deve tornare quella di prima, bisogna usare la testa"), ma il tempo stringe e la settimana in arrivo è tutt’altro che semplice a livello di calendario: i Lakers affronteranno stanotte Denver in casa, poi avranno due giorni di riposo per affrontare i Clippers e i Portland Trail Blazers in back-to-back, chiudendo poi lunedì 10 contro Phoenix. Quattro rivali per i playoff a Ovest da cui dipenderà molto non solo in termini di posizionamento per i playoff, ma anche per capire le reali condizioni dei campioni in carica. E ora come ora le notizie non sono positive.

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