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NBA, Golden State, niente Thompson? Jordan Poole è il nuovo Splash Brother degli Warriors

le prestazioni
©Getty

Nelle tre amichevoli disputate dagli Warriors ha più punti (75) che minuti giocati (68), tirando con una percentuale reale che sfiora il 70% e trovando a ripetizione il fondo della retina dalla lunga distanza: esattamente il lavoro fatto da Klay Thompson e che a Golden State serve al fianco di Steph Curry. In attesa che “l’originale” recuperi pienamente la forma, gli Warriors si godono Jordan Poole

“In molti avevano una scarsa considerazione di lui un paio d’anni fa e io ho sempre ripetuto che Jordan Poole sarebbe diventato un giocatore in grado di far sentire il suo peso in NBA: è davvero un ottimo giocatore perché la sicurezza che ha nei suoi mezzi è fuori dal comune e quella è la chiave che lo porterà lontano”. Parole e musica di Juan Toscano-Anderson per celebrare le tre super prestazioni dell’esterno degli Warriors, in palla più che in passato in questa preseason e autore di tre gare da incorniciare; complemento perfetto al fianco di Steph Curry. Un dato per raccontare il suo impatto: Poole ha segnato complessivamente 75 punti restando sul parquet per 69 minuti. Merito del tiro dalla lunga distanza: oltre 11 tentativi di media convertiti con il 44%. Cifre alla Curry, alla Thompson: un vero e proprio Splash Brother in più a disposizione di Steve Kerr in questo avvio di stagione - nota lieta tra un infortunio e l’altro (l’ultimo a preoccupare è quello di Jonathan Kuminga) e possibile spinta in un mercato che a questo punto potrebbe virare sul riempire l’ultimo posto del roster con un giocatore d’impatto in difesa e non un tiratore.

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La sua percentuale reale al tiro è del 68.9%, figlia di una capacità offensiva più ampia della sola precisione dalla lunga distanza. Nella sfida contro Denver infatti, Poole ha faticato a trovare il fondo della retina da tre punti - solo 1/6 dall’arco, riuscendo però lo stesso a raccogliere 17 punti in 22 minuti. Come? Attaccando il ferro con una naturalezza che in pochi pensavano potesse avere, che gli ha permesso più volte di colpire Denver a difesa schierata, nonostante la competente opposizione di JaMychal Green - più lungo e più atletico di lui. Tocco, precisione e coraggio: passi in avanti per un giocatore cresciuto tanto negli ultimi mesi, come confermato da Kevon Looney - uno dei tanti compagni di squadra che hanno toccato con mano i suoi progressi: “Ogni volta che andavo in palestra al Chase Center nei mesi scorsi, lui era lì e appariva in splendida forma. Sono sempre stato orgoglioso della mia capacità di cambiare in difesa e tenere testa alle guardie dal palleggio, ma con lui ormai non ci riesco più in allenamento”. Prestazioni non casuali dunque, ma frutto del duro lavoro: “Ha meritato questa ribalta - spiega coach Kerr - da quando è iniziata la pandemia, ha cominciato ad allenarsi duramente e i risultati si vedono”.

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