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NBA, Nikola Jokic e i suoi fratelli: com'è andata la serata dei Nuggets a Miami

la polemica
©Getty

Markieff Morris (ancora infortunato dall’8 novembre) non c’era, Jokic sì e pure i suoi fratelli a bordocampo - accolti da bordate di fischi e usciti vincitori dall’arena di Miami grazie all’ottima prestazione dell’MVP in carica. Per il centro di Denver 24 punti, 15 rimbalzi e 7 assist, per nulla intimorito dall’ambiente: “Ho giocato in Serbia”, il suo stringato commento a chi gli ha chiesto se avesse subito in qualche modo la pressione

Miami contro Denver - gara “di ritorno” dopo il match di inizio mese tra le due franchigie - era soprattutto il primo faccia a faccia in campo tra Nikola Jokic e Markieff Morris dopo quanto successo in Colorado: il fallo di reazione del giocatore degli Heat, lo spintone dell’MVP e una rissa proseguita poi sui social che ha coinvolto anche le famiglie. Da una parte Marcus Morris - gemello di Markieff e giocatore NBA anche lui - dall’altra i fratelli di Jokic; imponenti nel fisico e scatenati non solo online. La promessa fatta dai ragazzi serbi è stata mantenuta: “A Miami ci saremo anche noi”, spuntati poco prima della palla a due a bordocampo e sommersi dai fischi del pubblico di casa. Imponenti figure presenti a vegliare il fratellino sul parquet, senza però andare oltre (come consigliato anche da Udonis Haslem poche ore prima della palla a due).

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A mancare poi in realtà è stato il mordente sul parquet, anche perché Markieff Morris - dopo quel duro colpo subito alla schiena - è stato costretto a saltare le ultime 11 partite di regular season per un infortunio al collo; compresa quella persa questa notte da Miami contro Denver. Jokic invece era in campo a dominare come suo solito: 24 punti, 15 rimbalzi e 7 assist con 9/14 al tiro e le solite giocate decisive per i Nuggets. Con lui in quintetto è +17 di plus/minus per la squadra del Colorado in 33 minuti trascorsi sul parquet, senza dare molto credito ai fischi che sono arrivati dal pubblico: “Fratello, ho giocato in Serbia”, il suo stringato commento, a sottolineare come siano ben altre le folle e gli ambienti in grado di incutergli timore. Arene e campi di periferia sui quali lo accompagnavano sempre i suoi due fratelli e sui quali si è lasciato alle spalle scontri e storie ben più dure di quanto accaduto con Morris: “È una storia ormai superata, dobbiamo soltanto guardare al futuro: siamo venuti qui e abbiamo vinto, non importa altro”, con tanto di abbraccio alla famiglia (pronta a vegliare su di lui) in prima fila a fine gara.

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