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NBA, il nuovo esordio di Isaiah Thomas: standing ovation e 19 punti. VIDEO

LAKERS
©Getty

Dopo aver firmato un contratto di 10 giorni, Isaiah Thomas ha fatto il suo debutto con i Los Angeles Lakers ricevendo una standing ovation dal pubblico di Minneapolis. Per lui alla fine ci sono 19 punti con 5/12 al tiro e 2/6 da tre, una delle poche note positive nella pesante sconfitta dei gialloviola che hanno perso anche Anthony Davis per infortunio. "Gli applausi all’entrata in campo sono stati il momento più bello. Mentalmente e fisicamente sto alla grande"

Se l’avventura di Isaiah Thomas ai Los Angeles Lakers avesse un titolo, probabilmente sarebbe “Provaci ancora Isaiah”. Dopo aver girato cinque squadre negli ultimi quattro anni, con diverse apparizioni per la “squadra B” della nazionale americana e un brevissimo passaggio in G-League con 42 punti a segno, l’ex All-Star ha fatto il suo secondo debutto con i Lakers, con i quali aveva già giocato 17 partite nel 2017-18. Dopo aver disputato appena 65 partite nelle ultime tre stagioni (12 a Denver, 40 a Washington e 3 a New Orleans lo scorso anno), IT è stato messo sotto contratto con un accordo di 10 giorni, dandogli la prima possibilità di scendere in campo a Minneapolis contro i T’Wolves. E nonostante fosse una partita in trasferta (per quanto le gare lontano da casa dei Lakers siano sempre piene di tifosi gialloviola sugli spalti) è stato accolto da una standing ovation del pubblico avversario, segno di quanto rispetto ci sia per quella che è la sua storia e il suo passato. “Il momento più bello è stato quando mi hanno applaudito alla mia entrata in campo” ha detto IT dopo la partita, nella quale ha realizzato 19 punti con 5/12 al tiro e 2/6 da tre, anche se buona parte a gara ormai compromessa. “Quei momenti per me significano tutto, perché la gente rispetta quello che faccio e il mio impegno. Penso anche che la mia altezza aiuti: sono una persona normale, la gente si identifica in questo. Sono grato per quello che mi sta accadendo. Non pensavo che sarei tornato a sentirmi così: non ho più limitazioni con il mio corpo, la mia anca è a posto e continuo a sorridere perché mentalmente e fisicamente mi sento alla grande”.

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Se ora si sente così, significa però che nelle ultime stagioni non sono state per nulla facili. "I momenti più bassi sono stati quelli in cui non ho potuto giocare al livello a cui ero abituato a farlo. È frustrante quando la tua testa dice di fare una cosa ma il tuo corpo non lo permette. Il basket è tutto per me, l’infortunio mi ha tolto la felicità. Ovviamente nel 2017 dopo la morte di mia sorella è andato tutto in discesa. Ma mi sono affidato alla mia famiglia, a mia moglie e ai miei figli: sono stati loro a tenermi in piedi". Ora ha la possibilità di far ripartire anche la sua carriera NBA, giocandosi al meglio le sue carte sotto i riflettori sempre accesi sulle sorti dei Los Angeles Lakers.